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Alberto
Cassani, 30 Maggio 2008: Magistrale |
Istituto
Luce, 1993
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Il
bambino di
Mâcon
di Peter Greenaway
Una
donna anziana e malata dà alla luce un bellissimo bimbo. E' il
primo bambino che nasce nella città di Mâcon da molti anni,
e con la sua nascita la popolazione torna ad avere fiducia nel futuro.
I campi tornano a dare i loro frutti, e le donne tornano a dare alla
luce dei figli. Ma tutti credono che la madre del bimbo sia quella che
in realtà è sua sorella, la quale ha fatto imprigionare
i propri genitori e ha portato i suoi concittadini a credere che il
bambino possa fare dei miracoli in quanto figlio di una vergine. E mentre
lei si arricchisce con i doni del popolo, il popolo adora il bimbo come
un dio e la Chiesa lo odia come un impostore...
Traendo
spunto da una vicenda realmente accaduta nella Borgogna del 1600, Peter
Greenaway realizza quello che è forse il suo film migliore, ma
che è sicuramente il più controverso. Il regista gallese
decide di rendere evidente fin da subito la struttura teatrale della
pellicola, scherzandoci
anche sopra in più di un'occasione e rendendo così più
facile allo spettatore accettarla. "It is only a play... with music",
eppure i momenti forti - la morte del giovane prete, quella del bambino
e lo stupro - riescono comunque ad essere estremamente potenti. O forse
lo sono proprio perché inseriti in una cornice chiaramente fittizia,
che permette loro di ottenere maggior peso emotivo.
La
composizione pittorica delle scene e l'uso prevalente dei colori rosso,
oro e nero dona al film un aspetto affascinante e giustamente tenebroso.
Come sempre, poi, Greenaway sviluppa il racconto attraverso lunghi e
articolati piani sequenza e lunghi e apparentemente ingiustificati elenchi.
Questo non
va però a discapito dell'efficacia della narrazione, anche se
di certo non rende il film adatto a tutti. Le due ore di durata si sentono
senz'altro, ma la perfezione della messinscena è sorprendente
e la commistione di linguaggi sul grande schermo di rado è arrivata
a vette così alte.
La
costruzione pittorica delle scene, e soprattutto il continuo mutare
dello stile di narrazione tra cinema e teatro, non
è per fortuna andata a discapito della recitazione dei bravi
attori, che si trovano comunque a interpretare personaggi forti e ben
scritti. In particolare colpisce la prova di Julia Ormond, che qui dimostra
quale meravigliosa attrice avrebbe potuto essere se avesse incontrato
nella sua carriera altri personaggi all'altezza della sua bravura.
Percorsi tematici
105
anni di testo illustrato - a cura di Peter Greenaway.
Nightwatching
- di Peter Greenaway; con Martin Freeman, Jodhi May, Eva Birthistle.
Le valigie di Tulse Luper 1: La storia di Moab
- di Peter Greenaway; con JJ Feild, Caroline Dhavernas, Drew Mulligan.
Le valigie di Tulse Luper 2: Antwerp - di
Peter Greenaway; con JJ Feild, Valentina Cervi, Jordi Mollà,
Drew Mulligan, Caroline Dhavernas.
Titolo:
Il bambino di Mâcon (The Baby of Mâcon)
Regia:
Peter Greenaway
Sceneggiatura:
Peter Greenaway
Fotografia:
Sacha Vierny
Interpreti:
Julia Ormond, Ralph Fiennes, Philip Stone, Jonathan Lacey, Don Henderson,
Celia Gregory, Jeff Nuttall, Kathryn Hunter, Gabrielle Reidy, Jessica
Stevenson, Frank Egerton, Phelim McDermott, Tony Vogel, Tatiana Strauss,
Anna Niland, Louisa Mildred Haigh, Graham Valentine, Diana van Kolck
Nazionalità:
Regno Unito - Francia - Germania - Belgio - Olanda, 1993
Durata:
2h. 01'
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