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Fabrizio
Formenti, 17 Novembre 2003: Patinato |
Columbia
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Jerry
Maguire
di Cameron Crowe
“Beh...
io non ho tutte le risposte. Nella mia vita i successi sono stati tanti
quanti i fallimenti. Ma amo mia moglie. Amo la mia vita. E vi auguro
un successo come il mio.”
Dicky Fox, agente sportivo - “Jerry Maguire”,
1996.
Tom
Cruise è Jerry Maguire, un procuratore sportivo sempre pronto
ad agire da freddo professionista pur di ottenere per i suoi assistiti
l'ingaggio più alto possibile e un'altrettanto lauta provvigione
per sé. Un giorno, però, questa sua etica professionale
inizia ad arricchirsi di nuovi valori che, una volta esternati, causano
incomprensioni e lo portano dritto al licenziamento. La solidità
delle rinnovate convinzioni morali di Jerry verrà così
messa a dura prova nel momento in cui egli si ritroverà a lottare
da solo per rimanere a galla nell'ambiente, e ad avere come unico cliente
un giocatore di football la cui autostima sconfina nella megalomania.
Con
questo film il regista e sceneggiatore Cameron Crowe riaccende i riflettori
sul sempre attraente e variegato mondo del football professionistico
americano, ma lo fa badando bene ad illuminarlo di una luce inedita,
del tutto particolare, che consente a "Jerry Maguire" di distinguersi
abbastanza nettamente da quella schiera, ormai piuttosto folta, di film
che si sono cimentati con la stessa ambientazione sportiva.
Un
aspetto interessante da questo punto di vista è certamente la
componente della managerialità che qui si mischia con quella,
più classica, del gioco nudo e crudo, rispetto alla quale si
può dire la prima arriva ad assumere un ruolo predominante considerando
quella che è la messa in scena complessiva. Tuttavia, la connotazione
distintiva fondamentale propria di questa pellicola deriva dal ruolo
ricoperto proprio dall'ambiente del football che, pur essendo il teatro
vero e proprio della vicenda, non ne è il vero protagonista.
Al di là delle vicissitudini che toccano i vari personaggi e
del rapporto giocatore-procuratore, protagonisti veri sono i "buoni
sentimenti", esaltati - occorre dire: brillantemente - in ogni
scena madre. L'intento di fondo non è tanto quello di mostrare
particolari aspetti inediti od occulti del suddetto sport, in primo
piano vengono costantemente messe le componenti affettive, sentimentali
- sempre enfatizzate come si conviene - che stanno alla base di ogni
azione compiuta dai personaggi.
Il "sapore" di questo film è totalmente diverso da
quello, più forte e ruvido, di un'opera come "Ogni
maledetta domenica", realistico omaggio firmato Oliver Stone
a quel gioco infernale che è il football americano. Si tratta,
appunto, di due modi diametralmente opposti di ritrarre lo stesso soggetto.
Le
componenti filmiche sopra citate unite alla lucida fotografia, tripudio
di colori brillanti ed inquadrature luminose, fanno ricadere "Jerry
Maguire" in quella categoria di film, come si suol dire in gergo
cinematografico, "patinati", definizione che non sempre è
intesa essere un complimento al regista per il suo operato.
In questo caso specifico, però, la formula funziona. Merito
soprattutto della sceneggiatura che, pur seguendo uno sviluppo piuttosto
mirato e "conveniente", è altresì ricca di momenti
brillanti, dialoghi efficaci e ottime battute (il "Show me the
money!" che fuoriesce a intervalli regolari dalla bocca di Tidwell/Gooding
Jr è ormai un cult negli Stati Uniti). Anche se i sentimentalismi
vengono avvertiti come in sovrannumero, Crowe si dimostra ben abile
nel gestire anche le atmosfere più melense in modo da non renderle
mai realmente fastidiose.
Un
plauso doveroso all'autore, dunque, ma nella stessa misura anche agli
attori.
Semplicemente perfetto nella parte Cuba Gooding Jr., che con questo
film ha pescato dal mazzo il ruolo fatto su misura per le sue doti,
un ruolo che gli calza addosso come un guanto e che gli ha permesso
di andare a ritirare l'inaspettato (ma meritato) Oscar come miglior
attore non protagonista, vinto battendo in volata lo stupefacente Edward
Norton di "Schegge di Paura". Una performance, quella dell'attore
afro-americano, che proprio per le circostanze in cui è scaturita
difficilmente potrà trovare replica nelle sue interpretazioni
future. Nomination, questa volta come miglior attore protagonista, anche
per un Tom Cruise alle prese con uno dei suoi ruoli migliori. Il suo
tipico stile di recitazione qui si sposa perfettamente con le esigenze
del personaggio del procuratore sportivo. Decisamente molto brava anche
Renée Zellweger, perfettamente a suo agio nei panni del love
interest di Jerry.
Pur
non essendo il miglior lavoro di Cameron Crowe (tale titolo spetta ad
"Almost Famous"), non sorprende affatto
che "Jerry Maguire" sia, fra quelli realizzati dal regista,
quello che, anche in virtù di caratteristiche intrinseche favorevoli,
ha ottenuto maggior gloria, soprattutto a livello di penetrazione nell'immaginario
collettivo. Un film, in definitiva, "riuscito", il cui successo
è stato scandito da cinque nomination all'Oscar, fra le quali
non è mancata la più prestigiosa: quella per il miglior
film.
Percorsi
tematici
Elizabethtown
- di Cameron Crowe; con Orlando Bloom, Kirsten Dunst, Susan Sarandon.
Quasi
famosi
- di Cameron Crowe; con Patrick Fugit, Billy Crudup, Kate Hudson.
Vanilla
Sky - di Cameron Crowe; con Tom Cruise, Penelope Cruz, Jason Lee,
Cameron Diaz.
Titolo:
Jerry Maguire (Id.)
Regia:
Cameron Crowe
Sceneggiatura:
Cameron Crowe
Fotografia:
Janusz Kaminski
Interpreti:
Tom Cruise, Cuba Gooding Jr,
Renée Zellweger, Kelly Preston, Jerry O'Connell, Jay Mohr, Bonnie
Hunt, Regina King, Jonathan Lipnicki, Todd Louiso, Mark Pellington,
Jared Jussim, Jeremy Suarez, Benjamin Kimball Smith, Ingrid Beer, Jann
Wenner, Nada Despotovich, Alexandra Wentworth, Aries Spears, Kelly Coffield,
Alice Marie Crowe, Larina Adamson
Nazionalità:
USA, 1999
Durata:
2h. 59'
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