Pasquale
Scimeca
Il
cinema come arte: oggi è ancora così?
a cura di Dalila Micaglio
In
occasione della terza edizione dello Jonio Educational Film Festival,
il regista siciliano Pasquale Scimeca ha raccontato agli universitari
che componevano la giuria il suo modo di vedere e di vivere il cinema,
iniziando dall'attribuire larghissima importanza al valore dello stesso
come forma elevata di arte, e giungendo alla sua 'confessione'.
E'
meglio sparare ventiquattro fotogrammi al secondo piuttosto che pallottole,
ma se si deve parlare di cinema lo si deve fare anche in termini di
ribellione e lotta contro l'omologazione cinematografica. Oggi
il cinema come forma d'arte non esiste più: il cinema capace
di raccontare la verità, ma anche di ucciderla, di cambiarla.
Come diceva Glauber Rocha, "il cinema è uno strumento per
raccontare la realtà e cambiarla. La vita è una cosa seria,
come il cinema del resto". Io credo, invece, che oggi dal cinema
debba essere estrapolata la propria consistenza di arte, il senso della
sua esistenza perché esso, oltre che divertire deve far riflettere.
Il cinema è una forma d'arte elevatissima e se gli togliamo anche
questa sua naturale consistenza, non può più esistere.
Bisognerebbe partire dalla sua nascita: un racconto della realtà
che è partorito in essa.
E'
ovvio che uno dei compiti più importanti del cinema sia suscitare
in chi guarda delle emozioni, dei pensieri, dei ragionamenti e non attraverso
le forme normali e tradizionali, ma con abilità ancora più
importanti. Oggi bisognerebbe cominciare a considerare il cinema così
com'è: un'esigenza di raccontare il vero, allo stesso modo in
cui 'Qualcuno' mise una macchina da presa in mezzo ad una piazza o davanti
ad una stazione per catturare ciò che accadeva. Recuperare quel
cinema reale, che deve iniziare ad esistere nuovamente significa prendere
la realtà e parlare al cuore e alla testa delle persone. Questo
deve essere il compito di registi e attori, ma non è quasi mai
possibile realizzarlo ed il motivo è semplice: ci sono i poteri,
ci sono i sistemi che capovolgono il cinema, che vogliono imporre modelli
stupidi, banali, che non fanno pensare né riflettere, ma si limitano
solamente a sollazzare per un paio di ore.
Per
realizzare un cinema vero, un cinema narratore, c'è bisogno essenzialmente
di due cardini come la libertà e l'autonomia intesa come indipendenza
necessaria per poter fare qualcosa. E' un concetto abbastanza elementare,
ma anche un grosso problema. Oggi il cinema non è tutto, non
lo è mai stato e non lo sarà mai. E mi riferisco ai film
che occupano le sale, il mercato, e che arrivano al pubblico. Un cinema
controllato in partenza, non solo al momento della sua realizzazione.
Una volta c'erano tante cinematografie - americana, brasiliana, orientale,
indipendente - e tutte queste forme trovavano una propria espressione.
Di questo ora non è rimasto nulla, oggi assistiamo alla conformazione
delle proiezioni, ad un qualcosa che si ripete sempre, sia dal punto
di vista stilistico che del contenuto, partendo dai modelli del cinema
hollywoodiano e giungendo alle produzioni per cassetta. E tutto questo
ha un solo comune denominatore, il denaro.
Il
problema è il punto di partenza, non cosa la gente sceglie di
vedere. Ci si domanda perché oggi ci sia un grande exploit
del genere commedia? Facile: il Potere ha deciso così. La questione
non è quindi nemmeno chi fa cinema, ma chi decide quale cinema
fare e quale non fare. Non bisogna condannare la commedia, che in Italia
ha tantissimi nomi importanti come Totò e Monicelli, ma piuttosto
riflettere sulla chiusura che oggi si ha rispetto ad essa, dettata fondamentalmente
da un sentimento di paura. Paura dell'indipendenza e della rivoluzione,
non politica ovviamente, ma mediatica perché il valore di un
film non si valuta dagli incassi. E' vero che il cinema ha una sua componente
industriale e di commercio, ma possiede soprattutto una parte artistica.
L'Arte non deve essere mischiata alla merce, perché è
Arte in quanto tale. I soldi non c'entrano più, è una
forma di espressione di cui la società di oggi e ognuno di noi
deve nutrirsi.
Non
esiste più l'artista solitario, ma solo l'artigiano che si vende
al miglior offerente. Se nasce un genere ecco che tutti lo seguono,
fino a che non ne nasce un altro. Nell'epoca contemporanea la società
ha perso la cultura e si è svuotata di tutto, divenendo una società
povera.
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Malpelo - di Pasquale Scimeca.
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