Tommaso Tocci, 28 Aprile 2004: Fitto
FilmAuro, 1987

Manhunter
Frammenti di un omicidio

di Michael Mann


Una scenaPrima che Antony Hopkins diventasse un'icona con Hannibal Lecter, prima di Jonathan Demme e di Jodie Foster, prima del "Silenzio degli innocenti" e di "Hannibal", prima di tutto c'era "Red Dragon", romanzo thriller da cui De Laurentiis decise, nel 1985, di trarre un film.

Michael Mann, quando il produttore gli propone la regia, era all'apice del successo di "Miami Vice", serie-simbolo degli anni '80 di cui era la mente. Aveva girato anche "Strade violente", noir con James Caan, che era rimasto forse insoluto, confinato nel cinema di genere.
Brian CoxAll'altezza di "Manhunter" si può forse piazzare il primo paletto, il punto di svolta nella carriera del regista.
Osservando tra le pieghe della storia, oltrepassando le convenzioni del genere, si scorgono già alcune delle tematiche e degli stilemi dell'autore di "Heat". Il modo di ritrarre il personaggio principale, lo scontro tutto interiore tra l'estrema competenza e il travaglio personale, ma anche certe scelte di regia, vanno ad incanalarsi perfettamente nel percorso artistico di una delle personalità più dense e rilevanti della Hollywood contemporanea.

Tom NoonanWill Graham è un agente dell'FBI in congedo. Ha smesso la professione dopo essere rimasto fisicamente e moralmente sconvolto dalla cattura del dottor Lektor (Mann cambiò curiosamente il nome che sarebbe divenuto celebre qualche anno più tardi). Il suo collega e amico Jack Crawford, però, cerca di farlo tornare al lavoro per sfruttare le sue incredibili doti di manhunter nella caccia ad un nuovo assassino, soprannominato Tooth Fairy.
Per forza di cose, la meccanica narrativa non è dissimile dal canovaccio tipico del genere: omicidi, indagini e indizi fino alla risoluzione finale. Ciò che fa la fortuna di un film così (si pensi proprio a "Il silenzio degli innocenti" o al successivo "Seven", per rimanere al cinema americano) è l'atmosfera, la forza dei personaggi o l'ispirazione del regista: Manhunter sembra non aver avuto particolare fortuna in questo senso, eppure le premesse c'erano (e ci sono) tutte.
William PetersenMann ha trasformato l'indagine di Graham in una ricerca ambigua di senso, tracciando una linea che permette di congiungere l'universo diegetico con la suggestione metalinguistica.
Guardare ed essere guardati, questa è la cifra di Manhunter: non a caso spesso ci sono in campo superfici che rimandano all'atto visivo. Finestre e porte, che segnano il confine fra lo spazio sicuro (quelle delle case delle vittime) e il pericolo incombente al di fuori (l'assassino che guarda insistentemente le vittime prima di entrare in azione). Ma anche sistemi più complessi: fotografie e videoregistrazioni, che sono un significante trasposto delle uccisioni, del disegno del killer.
Il tutto ripetuto ed elevato al quadrato, visto che i due poli della visione sono Toot Fairy e Will Graham, i quali sovente stabiliscono un filo comunicativo proprio attraverso le immagini, che ci consentono di entrare nella sfera visiva ora dell'uno, ora dell'altro.

William Petersen e Kim GreistNon si tratta unicamente di una coppia oppositiva: un terzo polo, distanziato, è rappresentato dal Dottor Lektor. Nel "Silenzio degli innocenti" lo sbilanciamento sarà rovesciato, fino a far diventare preponderante il rapporto di Clarice con Lecter rispetto a quello con il killer. In "Manhunter" il profilo del geniale psichiatra viene tenuto sullo sfondo, ma è ugualmente fondamentale per il travaglio di Graham: un rapporto da pari a pari, sempre sul filo della competizione (i due si stuzzicano di continuo durante il colloquio). Benché la sua presenza si avverta spesso, metonimia del passato di Will, i confini della presenza di Lektor sono ben saldi. La prigione, la telefonata. È con l'assassino che Mann costruisce l'interscambio (la scelta più naturale, almeno fino al "Silenzio degli innocenti"), servendosi, come detto, delle superfici. Quando Graham scopre l'indizio decisivo la sua attenzione paradossalmente si distoglie, opponendo un anti-climax personale al climax narrativo che si avvia al suo culmine. Graham guarda fuori da una finestra, tocca la superficie del vetro perché finalmente il contatto è stabilito.

Joan AllenOra i suoi sono veramente eyes wide shut, sospesi nell'epifania prima che la caccia giunga al suo inevitabile epilogo. E proprio la regia di Mann sottolineerà questo scarto facendosi intrusiva, moltiplicando le macchine da presa, ognuna a velocità diversa, che frammentano e intaccano lo schema di superfici creato lungo tutto il film.

Brian CoxMann riesce insomma ad intervenire sulla narrazione siglando il film in ogni sua parte: dapprima saturando l'orizzonte visivo senza sottrarsi (e anzi con convinzione) alla connotazione che noi chiamiamo oggi "anni '80", e in seguito nobilitando la risoluzione finale. Anche con l'aiuto di Dante Spinotti, qui all'esordio come direttore della fotografia per Mann, che avvierà un lungo e felice sodalizio con il regista.
Nulla di ciò si ritrova nel recentissimo remake "Red Dragon", che ha probabilmente un solo motivo di esistere: chiudere il ciclo di Lecter restituendogli il nome e il volto che sono entrati nel mito contemporaneo. Poco importa se per farlo occorre stirare l'anziana faccia di Hopkins e narrare una storia già raccontata.


Percorsi tematici

Hannibal - di Ridley Scott; con Anthony Hopkins, Julianne Moore, Giancarlo Giannini.
Hannibal Lecter - Le origini del male - di Peter Webber; con Gaspard Ulliel, Gong Li.
Red Dragon - di Brett Ratner; con Anthony Hopkins, Edward Norton, Ralph Fiennes, Emily Watson, Harvey Keitel.

Alì - di Michael Mann; con Will Smith, Jamie Foxx, Jon Voight, Mario Van Peebles, Ron Silver.
Collateral
W O W - di Michael Mann; con Tom Cruise, Jamie Foxx.
Heat - La sfida - di Michael Mann; con Al Pacino, Robert De Niro.
Insider - di Michael Mann; con Al Pacino, Russell Crowe.
Miami Vice - di Michael Mann; con Colin Farrell, Jamie Foxx.


La locandinaTitolo: Manhunter - Frammenti di un omicidio (Manhunter)
Regia: Michael Mann
Sceneggiatura: Michael Mann
Fotografia: Dante Spinotti
Interpreti: William Petersen, Tom Noonan, Kim Greist, Brian Cox, Joan Allen, Dennis Farina, Stephen Lang, David Seaman, Benjamin Hendrickson, Michael Talbott, Dan Butler, Michele Shay, Robin Moseley, Paul Perri, Patricia Charbonneau, Bill Cwikowski, Alex Neil, Norman Snow, Jim Zubiena, Joanne Camp, Frankie Faison, Garcelle Beauvais, David Allen Brooks
Nazionalità: USA, 1986
Durata: 1h. 58'