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Emanuele
Rauco, 17 Luglio 2007: Paradossale |
Mikado,
20 Luglio 2007
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Il
grande match
di Gerardo Olivares
Gli
anni dispari, se si è appassionati o curiosi dello sport planetario
(il calcio), sono anni un po' tristi: mancano infatti le grandi competizioni
(inter)continentali che attirano l'interesse e la passione di milioni
di spettatori e tifosi. Quest'anno un buon succedaneo si può
trovare al cinema. Infatti il nuovo film di Gerardo Olivares racconta
la Finale del Mondiale 2002 da angolazioni insolite, mischiando documentario,
ricostruzione ed umorismo, rivelandosi un bel film paradossale e ricco
di spunti.
Nel
luglio del 2002, in Giappone, si svolge la Finale del Campionato Mondiale
tra Brasile e Germania ed il mondo si raccoglie per assistervi: da un
gruppo di cacciatori mongoli, ad una carovana di beduini del Niger fino
ad un villaggio di indio dell'Amazzonia.
Scritto
da Chema Rodriguez da un'idea del regista, un curioso film di non-fiction
che racconta le peripezie di tre comunità lontane dalla civiltà
industrializzata ed occidentale, che affrontano difficoltà e
incomprensioni pur di diventare parte integrante di quel paradiso globale
che sembra essere il calcio.
Strutturato
come un racconto corale, in cui di documentario c'è solo l'ispirazione
e la ricerca, il film racconta il corto circuito tra la civiltà
naturale e quella tecnologica, attraverso lo scaltro utilizzo di uno
dei più grandi catalizzatori che l'uomo abbia mai creato - il
gioco del calcio - mezzo perfetto per raccontare da un punto di vista
antropologico e non politico quali sono gli effetti della globalizzazione,
per descrivere con occhio ilare ma efficace le pieghe nascoste della
cultura dei mezzi di massa. Forse i mezzi con cui Olivares - documentarista
di lungo corso - racconta possono essere discutibili, visto che più
che l'occhio del ricercatore sembra emergere quello del commediante,
essendo il film permeato da uno humour quasi surreale che ricorda
quello più infantile di Jamie Uys (autore di "Ma che siamo
tutti matti?" e seguito), ma il tono ironico e comico riesce a
rendere più comunicativa la riflessione su una parte di mondo
ferma ad almeno 50 anni fa (come il generale mongolo, grato alla Germania
che creò il muro) che cerca di uniformarsi al globo usando il
gioco ed il potere totalizzante della Tv.
La
sceneggiatura soffre di qualche squilibrio, soprattutto nella costruzione
e nel dosaggio delle storie, ma è in grado di interessare e avvincere,
supportata da un regia che, accanto alla bellezza dei paesaggi e delle
immagini (fotografia dello stesso Olivares) riesce anche a costruire
una certa suspense, prima di sciogliersi in un messaggio umanista
ed ecumenico davvero un po' troppo semplice. Retaggio del background
documentaristico è l'uso degli attori, tutti non professionisti
e molto vicini ai personaggi che interpretano, che riescono a dare quell'aura
di verità (distrutta dall'orrido doppiaggio) che aiuta lo spiazzamento
dello spettatore. Una piacevole sorpresa di bassa stagione, che sa aprire
la testa e far sorridere il cuore. Come se fosse poco.
Percorsi tematici
La
Coppa - di Khyentse Norbu.
Titolo:
Il grande match (La grand final)
Regia:
Gerardo Olivares
Sceneggiatura:
Chema Rodriguez
Fotografia:
Gerardo Olivares, Guy Conçalves
Interpreti:
Ahmed Alansar, Mahamadou Alzouma, Esentai Samer Khan, Khoshibai Edil
Khan, Wirapitang Kaapor, Kinchiran Kaapor
Nazionalità:
Spagna - Germania, 2006
Durata:
1h. 20'
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