Gabriele Marcello, 17 Novembre 2005: Indifendibile
Sony, 18 Novembre 2005

Melissa P.

BLEAH di Luca Guadagnino BLEAH


Maria ValverdeCon le migliori intenzioni. Davvero, e con l'abbandono di ogni tipo di preconcetto, ovviamente legato alla martellante pubblicità che, per più di un anno, ha tempestato i media. Il romanzetto di Melissa P. "Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire" non è, in alcun modo, un capolavoro di erotismo letterario, semmai un'accozzaglia di luoghi comuni sul sesso visti in chiave di peccato (da qui la sua vena profondamente cattolica e bacchettona) e di frasi, per carità corrette, molto più vicine ad una "copia di terzo rango da magazzino" di "Harmony" che non a Miller o, per accostarci all'età, ad una Cristiana F. Eppure ha venduto milioni di copie, ha aperto dibattiti di portata nazionale e ha procurato una notorietà davvero immeritata alla giovanissima autrice, diciottenne catanese, grazie anche all'aiuto di Maurizio Costanzo e del suo show. In fin dei conti, la materia trattata non è neppure delle più originali: la scoperta del sesso e la sua "strumentalizzazione" per trovare l'amore da parte di una fanciulla "in fiore", o meglio di una fanciulla che sta sbocciando. Nabokov, Anaïs Nin e Marguerite Duras hanno trattato lo stesso argomento, scrivendo tre capolavori, in cui ogni pagina trasuda erotismo e dolore in maniera impressionante e diversa.
Geraldine Chaplin e Maria ValverdeGiustamente, come non sfruttare questo successo commerciale e farne, perciò un film? Questa senza dubbio deve essere stata la domanda più logica che si sono posti la produttrice Francesca Neri e la Sony Pictures Italia, che distribuisce il film. Tutto sommato, la Sony è la stessa casa che ha prodotto molti teen movie abbastanza forti e, poi, anche il serial cult "Dawson's Creek", in cui sesso e perversioni adolescenziali fanno da perno. Senza il supporto dell'autrice, intenta nella scrittura del suo secondo libro (un giusto flop in libreria), che accusava la produzione di voler banalizzare la sua opera, la sceneggiatura viene scritta con l'aiuto dell'opinionista e scrittrice Barbara Alberti e solo in superficie rispecchia il romanzo.

Maria ValverdeMelissa è una quindicenne che scopre il sesso e pensa che possa essere un giusto viatico per giungere all'amore. Con un padre assente e una madre ottusa, la ragazza trova comprensione solo nella nonna a cui fa capire, ma non dice, il suo stato d'animo. La perdita della verginità è un impatto talmente traumatico che fa scattare in lei il desiderio di vendicarsi dei ragazzi usando la loro stessa arma: il sesso. Inizia cosi il percorso iniziatico di Melissa, più simile ad un girone dell'inferno dantesco che non al classico viaggio di formazione.

Maria ValverdeRaccontata così, la trama non appare originale, ma senza dubbio interessante nello sviluppo e nello studio del mondo adolescenziale, tema questo trattato da registi importanti. Ma al quarantaduenne Luca Guadagnino manca la struttura del regista e sopratutto manca l'ispirazione. Il film è infatti inguardabile e, quel che peggio, da ascrivere immediatamente alla lista degli scult da rispolverare ogni tanto e da tener a mente come esempio per scenette comico-pecorecce. Già la scena della piscina, con una fellatio al posto di un bacio, più che provocare brividi provoca fragorose risate, non per l'atto ma per la ridicolaggine dei dialoghi (forse la Alberti dovrebbe ritornare ad occuparsi della Posta del cuore nella rivista femminista di turno, dal momento che non possiede in alcun modo una "penna" cinematografica). Inoltre, sembra sempre che questa ragazzina faccia un sacrificio ogni volta che va a letto con qualcuno o pratichi servizi particolari ai bellissimi "bronzi di Riace" che incontra, mentre nel romanzo almeno un po' di piacere lo doveva pur provare, altrimenti che lo faceva a fare?
Una scenaMelissa, più che una quindicenne smaliziata o troppo maliziosa, sembra una sorta di Santa Maria Goretti, che provoca piacere senza nulla in cambio, per portare in alto l'affermazione del proprio "io" di femmina vincitrice, e con ciò il film, fin dall'inizio, sbatte in faccia allo spettatore il suo messaggio: pure se le seviziate o le violentate, le donne sopravvivranno e saranno le vincitrici. Che bel tema, femminista al massimo, ma che cozza in maniera inesorabile con la piattezza dell'insieme e con la ridicolaggine della messa in scena, tanto che tutto è finto e non si sforza mai di dare un minimo di credibilità all'operazione, perchè di questo, e non di un film, si tratta.

Maria Valverde in una scena"Melissa P." può essere visto in mille modi differenti, come un calendarietto uscito da riviste per ragazzine brufolose con dei palestrati bellissimi (cui nessuno darebbe mai 18 anni e non li vedrebbe come studenti, semmai come tornisti stile Costantino), oppure come uno spot allungato del Kinder Bueno (nella penultima scena si attende, da un momento all'altro, che esca fuori la barretta di cioccolata, tanto è spottistica la messa in scena), ma non come cinema.
"L'Amante" di Annaund, "Sarà perché ti amo?" con la Gainsbourg, "Lo Schiaffo" con la Adjani non sono capolavori, ma almeno un'anima cinematografica l'avevano, come i loro attori. In questo film gli interpreti sono una delle cose peggiori, partendo dai ragazzi (protagonista compresa) che suonano finti e stantii, arrivando agli adulti (ci perdoni la Chaplin ma dopo "Parla con lei" questo scivolone non è consentito), che sono ridicolissimi.

Maria ValverdeInfierire oltremodo sarebbe solo cattiveria, e il compito del critico non è quello di fare "l'orco malefico", ma è giusto ricordare che il compito di chi fa cinema non è quello di insultare lo spettatore e prenderlo in giro, prima con un trailer che sembra quello di un noir torbido, e poi non far vedere nemmeno il resto di niente. Infine, questa operazione commerciale potrà dirsi riuscita se il film è vietato ai minori di quattordici anni e quelli che hanno letto il libro erano nella fascia tra i 12 e i 13 anni? A quelli che non potranno vederlo o, se hanno buon senso, non vorranno vederlo, si consiglia di recuperare "Sweety" di Jane Campion, le "Lolita" di Kubrick e di Lyne, "Le Compagne" di Lattuada e infine "Romeo e Giulietta" di Zeffirelli, dove di sicuro c'è più erotismo, perversione e desiderio d'amore che non in questo pasticcio indifendibile.


La locandinaTitolo: Melissa P.
Regia: Luca Guadagnino
Sceneggiatura: Barbara Alberti, Cristiana Farina, Luca Guadagnino
Fotografia: Mario Amura
Interpreti: Maria Valverde, Fabrizia Sacchi, Primo Reggiani, Nilo Mur, Elio Germano, Letizia Ciampa, Davide Pasti, Alba Rohrwacher, Piergiorgio Bellocchio, Giulio Berruti, Marcello Mazzarella, Claudio Santamaria, Geraldine Chaplin, Carlo Antonelli, Giampiero Judica
Nazionalità: Italia - Spagna, 2005
Durata: 1h. 40'