Gennaio
2005
Pubblicato su "If" #14, Marzo 2005 |
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Ramon
el mestizo
di Alberto Cassani
Ramon
Flores è la grande promessa del calcio argentino di metà
anni Ottanta. Figlio di Franz Kindberg, un grande calciatore austriaco
con la passione per Liszt, e di Anita Flores, un'india ballerina di
tango, Ramon è un mestizo, il peggior mezzosangue possibile.
Ha gli occhi azzurri e dei folti riccioli biondi, ma anche la carnagione
scura tipica delle popolazioni amerinde.
"Mestizo"
esordisce nel numero 32 del Monello, datato 10 agosto 1984, ma già
al quinto episodio il titolo della serie diventa quello di questo articolo.
Scritta dai fratelli Claudio e Graziano Cicogna (già creatori
di "Sorrow") e disegnata da Jesus Blasco Monterde (1919-1995,
in seguito disegnatore di Tex), la serie è pubblicata con cadenza
quindicinale fino alla sua naturale conclusione, nel numero del 4 ottobre
1985.
È
lo stesso Ramon che ci racconta la propria storia grazie all'espediente
della 'voce fuori campo' scritta nelle didascalie. Veniamo così
a sapere che il padre ha abbandonato la donna (con la quale non si era
mai sposato) ed il figlio per tornarsene in Europa quando il ragazzo
giocava ancora nella squadretta del dignitoso rione di Buenos Aires
in cui vivevano. E se questo abbandono ha costretto la madre a trasferirsi
con il figlio in una favela, ha anche dato al mestizo
la carica per diventare un fuoriclasse, per dimostrare di essere migliore
del genitore.
La sua classe è cristallina, e ben presto Ramon viene ingaggiato
da Los Encantos, la squadra più prestigiosa d'Argentina, permettendo
così alla madre di acquistare un'acienda nel piccolo villaggio
di Rioverde, dove Ramon incontra Clementina, con cui intesse una complicata
storia d'amore.
Esordisce in prima squadra in Coppa Intercontinentale, segnando in maniera
fortunosa il gol della vittoria contro la compagine inglese dei Lions.
La sua carriera è però tutt'altro che facile: il ragazzo
dimostra un carattere difficile e la paurosa attitudine a non passare
la palla, e non sempre è in grado di lasciare fuori del campo
i problemi della vita di tutti i giorni. Man mano che la storia prosegue,
però, Ramon dimostra intelligenza e grande sensibilità,
e impara da ciò che gli accade, cresce. Come nell'episodio in
cui Los Encantos affrontano in Coppa Libertadores la squadra di un poverissimo
sobborgo venezuelano, forse la miglior puntata della serie, e il mestizo
capisce che non può avere pietà della loro condizione,
perché i suoi tifosi sono altrettanto disperati e tristi, e altrettanto
poveri.
È
forse questo l'aspetto migliore della serie: fisicamente molto somigliante
a Diego Maradona (alla cui carriera i Cicogna si sono sicuramente ispirati),
il mestizo è un ragazzino malato per il calcio che rispecchia
in tutto e per tutto i giovani della sua età, e il realismo con
cui il protagonista è costruito ci fa dimenticare il fatto che
si muova in un mondo fittizio in cui solo i calciatori del passato sono
davvero esistiti, in cui gli eventi sono spesso troppo esagerati per
essere davvero credibili e in cui i personaggi hanno nomi da cabaret
come Ceffo, Virgilio e Max Lipton.
È proprio la vita 'normale', il dietro le quinte, che sembra
interessare maggiormente gli autori. In effetti, le sequenze di gioco
non sono raccontate e disegnate con la precisione che ci si aspetterebbe
da un fumetto sul calcio ma, al di là di qualche eccesso da telenovela
(l'omicidio passionale della Presidentessa degli Encantos e le trame
del Presidente delle Aguilas, ad esempio), il modo in cui le vicende
personali si intrecciano con quelle professionali (l'allenatore ubriacone,
la società rivale che acquista i migliori giocatori degli Encantos,
il tentativo di corruzione del portiere...) appassiona davvero, nonostante
il mondo del calcio qui ritratto sia decisamente lontano da quello attuale
(i tifosi che fischiano il loro idolo perché si è fidanzato
con una stellina del cinema, andiamo...). E se sul campo Ramon Flores
detto 'Mestizo' ha iniziato l'antipatica moda di non esultare dopo una
marcatura, ha saputo anche segnare un gol di tacco che Rabat Madjer
se lo sogna di notte. Il suo talento è stato tanto grande da
fargli guadagnare un faraonico ingaggio nella squadra inglese dei Bristol
Rangers, che non sarà il Manchester United ma è pur sempre
un'esperienza cui uno come lui tiene tantissimo.
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