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Alberto
Cassani, 27 Luglio 2005: Povero |
PIC
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Meteor
di Ronald Neame
Lo
spazio interstellare. Infinito, eterno. Attraversato da eruzioni cosmiche
e da incessanti turbolenze. Illimitato scenario d'azione per quei missili
infuocati che sono chiamati comete. Nell'antichità le comete
terrificavano l'Uomo, che vi riconosceva l'annuncio di catastrofi imminenti.
In seguito, rassicurato, ne ha atteso la visita come quella di un vecchio
amico.
Questa cometa è emersa da dietro il sole attraverso i Cieli alla
velocità di 270.000 chilometri l'ora. Non è ancora mai
stata osservata dall'Uomo.
La
cintura di asteroidi. Un'immensa discarica di metallo e rocce in orbita
intorno al Sole, tra Giove e Marte. Migliaia di frammenti, alcuni non
più grandi di un granello di sabbia, altri delle dimensioni di
una città. Tra questi ultimi, Orfeo: 30 chilometri di diametro,
inviolato da più di mille anni. Fino ad oggi.
Giustamente
massacrato dalla critica dell'epoca, "Meteor" è un
film che alle nuove generazioni può apparire circondato da un
alone quasi mitico, ma che agli occhi di chi ha avuto modo di vederlo
si dimostra ciò che davvero è: un prodotto dalle alte
pretese spettacolari che non riesce però a nascondere la povertà
del budget. Considerato il genere di pellicola, infatti, i 16
milioni di dollari spesi per realizzarla sembrano davvero pochi, anche
per una produzione del 1979: sono meno della metà di quanto Spielberg
impiegò nello stesso anno per realizzare "1941: Allarme
ad Hollywood", e poco più di quanto aveva a disposizione
Milos Forman per portare al cinema il musical "Hair".
E tutto sommato è un peccato che la produzione non abbia potuto
raccogliere più fondi, perché i nomi che compongono il
cast avrebbero meritato di meglio - e in fondo lo avrebbe meritato
anche la sceneggiatura di Stanley Mann e Edmund H. North che, pur piena
degli errori e delle banalità di rito, risulta comunque più
convincente di molti degli innumerevoli epigoni che il cinema hollywoodiano
ci ha proposto in seguito.
I
discorsi che il soggetto ideato da Edmund H. North intavola sono diversi
e certo non originali - dall'inettitudine dei militari alla necessità
di Sovietici e Statunitensi di collaborare rivelando i propri segreti
militari al Nemico, alla scintilla sentimentale che scocca tra due dei
protagonisti - ma ha il grande pregio di non mettere al centro della
vicenda un Eroe. Non solo Mann e North hanno evitato di creare un personaggio
bigger than life che (magari solo in cuor suo) non vedesse l'ora
di prendersi sulle spalle il Destino del Mondo, ma hanno addirittura
deciso di non mettere al centro della loro sceneggiatura un uomo che
risolvesse in qualche modo la situazione. Fin dall'inizio, la soluzione
al problema - l'unica possibile - è evidente a tutti tranne che
ai militari, e ciò che il dottor Bradley (Sean Connery) si limita
a fare è convincere i sovietici a collaborare con la NASA, e
supervisionare la preparazione al lancio dei missili nucleari che distruggeranno
il meteorite. Non è lui che capisce per primo cosa bisogna fare,
e non è lui che lo fa materialmente; in effetti viene portato
a conoscenza del pericolo costituito dal meteorite solo perché
è il progettista del satellite statunitense che dovrebbe lanciare
i missili.
Gli
spettatori abituati ai supereroi travestiti da normali cittadini potranno
trovare noiosa questa accortezza di sceneggiatura, ma è in realtà
un particolare doppiamente importante. Innanzi tutto 'abbassa' il dottor
Bradley al livello degli spettatori - rendendolo una persona se non
comune almeno realistica, ed amplifica l'aspetto fatalista della pellicola:
l'Uomo non ha il controllo sul Cosmo e può ben poco per proteggere
se stesso. Non ci sono atti di eroismo che tengano: è il Caso
a mettere a repentaglio l'esistenza della razza umana (una cometa sbriciola
un meteorite, proiettando una parte di quest'ultimo in rotta di collisione
con la Terra) ed è un caso che gli uomini abbiano pronto qualcosa
che li può salvare. È questa una lezione che il cinema
catastrofico successivo ha faticato a recepire.
Non
solo è più facile creare a tavolino un superuomo (o al
massimo un ristretto gruppo di superuomini) piuttosto che un insieme
di persone normali, dotate di buon senso e null'altro che le proprie
competenze specifiche - ma è enormemente più facile proporre
un superuomo su cui il pubblico possa fare affidamento per risolvere
la situazione, che non delle persone realmente in crisi. Perché
se manca l'Eroe, allora il resto del film dev'essere strepitoso per
funzionare ugualmente. E se quest'ultimo è il caso della "Guerra
dei Mondi" di Spielberg - il cui protagonista vuole solo salvare
la pelle, sbolognare i figli all'ex moglie e che gli altri si arrangino
- non è invece il caso di "Meteor".
La
regia dell'esperto Ronald Neame nulla può contro i limiti degli
effetti speciali a sua disposizione, e anche l'unica sequenza che si
può considerare visivamente davvero riuscita - la valanga che
seppellisce un paesino delle Alpi svizzere - non riesce ad essere inquietante
come dovrebbe. La povertà della confezione è un difetto
troppo grosso per permettere a "Meteor" di essere uno spettacolo
realmente meritevole, agli occhi del pubblico di allora come di quello
attuale.
Percorsi tematici
The
Core - di Jon Amiel; con Aaron Eckhart, Hilary Swank, Delroy Lindo,
Stanley Tucci, Richard Jenkins, Tchéky Karyo, Bruce Greenwood.
Deep Impact - di Mimi Leder; con Téa
Leoni, Elijah Wood, Morgan Freeman, Robert Duvall.
Titolo:
Meteor (Id.)
Regia:
Ronald Neame
Sceneggiatura:
Stanley Mann, Edmund H. North
Fotografia:
Paul Lohmann
Interpreti:
Sean Connery, Natalie Wood, Karl Malden, Brian Keith, Martin Landau,
Henry Fonda, Richard Dysart, Joseph Campanella, Bo Brudin, Katherine
De Hetre, James G. Richardson, Michael Zaslow, John McKinney
Nazionalità:
USA, 1979
Durata:
1h. 47'
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