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Alberto Cassani, 30 Gennaio 2003: Efficace |
Uip,
22 Febbraio 2002
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A
Beautiful Mind
di Ron Howard
Ron
Howard si conferma un regista dotato di ottima tecnica e con la rara
capacità di spettacolarizzare la vicenda senza esagerare con
gli effetti speciali, piegando le nuove tecnologie alle esigenze puramente
drammaturgiche. In un film come questo, questa sua caratteristica aiuta
molto lo spettatore a rimanere concentrato sulla vicenda, o a notare
altri perticolari, come la recizione, a dire il vero un po' di maniera,
di Russell Crowe.
John
Nash è un genio della matematica. Sembra un tipo scostante, eccentrico,
ma è solo timido, insicuro. John Nash è schizofrenico.
Questo non gli impedisce, dato che è un genio, di insegnare a
Princeton e di lavorare per il Governo. Il suo compito è quello
di riconoscere e decrittare i codici segreti utilizzati dai "rossi"
(siamo in piena guerra fredda), persino la sua relazione con la bella
Alicia, sua ex-studentessa che finisce per diventare sua moglie, è
secondaria rispetto al suo lavoro di spia. Fino a quando Nash non viene
internato in ospedale psichiatrico.
La
storia di John Nash è una vicenda che colpisce al cuore, a maggior
ragione per il fatto di essere vera, così com'era successo alla
Susanna Kaysen di "Ragazze Interrotte".
Rispetto alla vicenda reale, il film si concede qualche taglio e qualche
edulcorazione che comunque non disturbano affatto, e qualche romanticheria
francamente di troppo (la scena delle forme cercate nelle stelle avrebbe
meritato di rimanere sul pavimento della sala montaggio). Ma se l'efficacia
narrativa insita nello stile di Howard (notevole la vividezza delle
allucinazioni del protagonista, ad esempio) e la carica emotiva della
storia in sé sono i punti forti del film, la poca chiarezza,
forse il poco tempo scenico, del periodo più importante della
cura medica del protagonista ne rappresenta il punto debole.
Se
infatti Alicia, la moglie di Nash, è descritta nel press-book
come la vera eroina della vicenda, non abbandonando mai il marito e
anzi finendo per esserne l'unica ragione di vita, nel film questo aspetto
non viene assolutamente fuori: non è grazie all'amore e al sostegno
della moglie, infatti, che il John Nash del film vince la schizofrenia
(o meglio: impara a conviverci), ma è attraverso la completa
dedicaione al suo lavoro, ai numeri, a quella complessa scienza che
è la matematica.
Un
difetto grave ma non gravissimo, per un film che ancora una volta dimostra
come si possa (e si debba!) tradire una storia reale a fini drammaturgici
e di come gli effett speciali si possano utilizzare per esaltare la
sceneggiatura piuttosto che per nasconderne i buchi.
Titolo:
A Beautiful Mind (Id.)
Regia:
Ron Howard
Sceneggiatura:
Akiva Goldsman
Fotografia:
Roger Deakins
Interpreti:
Russell Crowe, Ed Harris, Jennifer Connelly, Paul Bettany, Christopher
Plummer, Adam Goldberg, Vivien Cardone, Josh Lucas, Anthony Rapp, Jason
Gray-Stanford, Judd Hirsch, Austin Pendleton, Thomas Walsh, Jill Marie
Simon, Thomas F. Walsh, Victor Steinbach, Tania Clarke, Jesse Doran,
Patrick Blindauer, Kent Cassella, John Blaylock, Roy Thinnes
Nazionalità:
USA, 2001
Durata:
2h. 16'
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