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Alberto Cassani, 31 Maggio 2000: Bellissimo |
Buena
Vista, 19 Maggio 2000
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Princess
Mononoke
di Hayao Miyazaki 
-
Tu sei uno Spirito, e uno Spirito è male. Come potrei fidarmi?
- Esistono uomini più pericolosi degli Spiriti: gli uomini hanno
tanti modi per farti del male. Alcuni Spiriti non riescono ad esprimere
i loro sentimenti, sono sicura che alcuni Spiriti sono migliori degli
uomini”
“Storie di Fantasmi Cinesi”, 1987.
Accade
raramente, anzi: molto raramente, che un cartone animato non prodotto
da una major statunitense (leggi Disney e Dreamworks) esca nei nostri
cinema. Sulla scia di “Pokemon” arriva dal Giappone questo splendido
lavoro di Hayao Miyazaki. Intendiamoci: al di là della provenienza
geografica non c’è alcun rapporto tra i due film, ma sono ragionevolmente
sicuro che la decisione di presentare Mononoke nelle sale cinematografiche
italiane sia stata presa sulla scorta dell’incredibile successo degli
odiosi mostriciattoli tascabili.
Il
prode principe Ashitaka è costretto ad uccidere un demone cinghiale
per salvare il proprio villaggio, ma nello scontro rimane purtroppo
gravemente ferito. L’unico modo che ha di fermare la piaga che corrode
la sua carne è lasciare il villaggio per andare alla ricerca
di ciò che ha scatenato la furia del demone. Dopo un lungo e
periglioso viaggio, Ashitaka giunge nella Città del Ferro, che
sorge ai margini di una grande foresta. Fermatosi ad aiutare gli abitanti
della città, Ashitaka scopre che la sovrana, Padrona Eboshi,
ha fatto disboscare la foresta per poterne occupare lo spazio, ed ora
si trova a combattere con gli Spiriti animali e con Mononoke, la ragazza
lupo, pronta a tutto per uccidere colei che minaccia il Grande Dio della
Foresta.
Miyazaki
aveva già affrontato temi ecologisti per la televisione di fine
anni ‘70 con “Conan, il ragazzo del futuro”, ma da noi è famoso
più che altro per aver diretto una delle avventure più
belle di Lupin III e per aver creato la serie “Il fiuto di Sherlock
Holmes”. Il suo tratto, come succede sempre in Giappone e non capita
mai negli Stati Uniti, è molto riconoscibile; ma altrettanto
riconoscibile è la sua abilità nel narrarci le storie,
nel farci appassionare alle vicende dei personaggi, nell’immergerci
nel mondo che lui ha immaginato. La storia di Mononoke ci viene raccontata
quasi come fosse una leggenda: grazie a sequenze emozionanti e a dialoghi
che alternano linguaggio comune a frasi di stampo classico (soprattutto
quando Ashitaka parla agli Spiriti) la narrazione risulta molto interessante,
e fin dall’ottimo inizio siamo circondati da un’atmosfera davvero magica.
In questo aiutano molto anche le splendide musiche di Joe Hisaishi (già
autore della bellissima colonna sonora di “Kikujiro”),
che non avrebbero affatto sfigurato all’interno di una grande produzione
hollywoodiana. Non avessimo un cambio così sfavorevole nei confronti
dello Yen comprerei il CD.
Come
detto i disegni di Miyazaki sono sempre ben riconoscibili, in effetti
San (ossia la Mononoke del titolo) assomiglia molto alla dolce fanciulla
incontrata da Lupin nella sua avventura, ma in fondo è normale
che un disegnatore caratterizzi a modo suo i suoi personaggi. In occidente
succede molto più spesso nei fumetti che non nei cartoni animati;
questo perché negli Stati Uniti si lavora in équipe, per
cui le caratterizzazioni dei diversi disegnatori finiscono per mescolarsi.
In Giappone, invece, dove hanno un apparato produttivo molto più
artigianale e ad un cartone lavorano un Maestro ed i suoi allievi, il
singolo stile riesce ancora ad imporsi. I disegni di Mononoke sono davvero
molto belli: gli ambienti sono assolutamente straordinari; i personaggi
umani sono sempre affascinanti, mentre quelli degli animali risultano
forse un po’ troppo schizzati, troppo schematici rispetto al resto.
“Princess
Mononoke”, dopo aver ottenuto un grandissimo successo (e persino il
premio come miglior film dell’anno) in patria, arriva da noi, come il
titolo fa presagire, di rimbalzo dagli Stati Uniti (dov’è stato
distribuito dalla Buena Vista, sotto-sezione della Disney). Ad Hollywood
hanno l’abitudine di far doppiare i cartoni animati da grandi attori,
e Mononoke non ha fatto eccezione, anche se i nomi non sono così
roboanti come nelle “vere” produzioni Disney. Del cast statunitense
fanno infatti parte Billy Crudup, Claire Danes (la Giulietta di Buz
Luhrmann), Minnie Driver (“Will Hunting”),
Jada Pinkett e Gillian Anderson (l’agente Scully).
Da noi, dove il massimo è Frizzi nel cast di “Toy
Story” e Mietta che doppia la Jasmine di “Aladdin”, non si poteva
sperare in un doppiaggio più che televisivo. Così è
stato, ma in fondo le voci scelte possono andare più che bene,
con l’esclusione di quella di Moro, la Dea Lupo (doppiata in USA dalla
Anderson), che è veramente orrenda. A questo proposito devo dire
che non mi è proprio piaciuta l’idea di far parlare gli animali.
Credo si sarebbe potuto trovare un modo diverso per raccontare le stesse
cose (difficile, lo so), ma questo è in pratica l’unico vero
difetto che posso riconoscere ad un film altrimenti splendido, appassionante
e per nulla prevedibile.
Sono
venuto per vedere cosa succede, con gli occhi non velati dall’odio.
Percorsi
tematici
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di Hayao Miyazaki.
La
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- di Hayao Miyazaki.
Nausicaä
della valle del vento: il cinema di Hayao Miyazaki - a cura di
Andrea Iovinelli.
Titolo:
Princess Mononoke (Mononoke Hime)
Regia:
Hayao Miyazaki
Sceneggiatura:
Hayao Miyazaki
Fotografia:
Atsushi Okui
Doppiatori:
Alessandro Quarta, Laura Lenghi, Alessandra Cassioli, Giorgio Lopez,
Marzia Ubaldi, Paolo Buglioni, Francesca Guadagno, Graziella Polesinanti,
Glauco Onorato
Nazionalità:
Giappone, 1997
Durata:
2h. 13'
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