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Tiziana
Cappellini, 16 Ottobre 2006: Insolito |
Medusa,
14 Ottobre 2006
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N
Io e Napoleone
di Paolo Virzì
Isola
d'Elba, Marzo 1814. Martino Papucci annota sul suo diario l'arrivo di
Napoleone ormai esiliato; l'odio per il tiranno brucia talmente nel
suo giovane animo da indurlo a sognare ogni notte di ucciderlo. Una
serie di circostanze - che Martino interpreta come segni del Destino
- lo induce a tradurre questo sogno in realtà...
La
macchina da presa filma il risveglio di Martino e, dopo un rapido ma
efficace ritratto dei personaggi che compongono la sua famiglia - il
fratello Ferrante, la sorella Diamantina e la domestica Mirella - lo
segue durante il percorso che il giovane intraprende per raggiungere
la scuola nella quale insegna. In questo modo, il regista Paolo Virzì
non solo offre uno spaccato della quotidianità di Martino, ma
offre anche uno spaccato del piccolo ed umile mondo elbano. La macchina
da presa, infatti, seguendo Martino, mostra tanto il porto quanto i
meandri dell'isola, insieme ai suoi poveri abitanti, a loro volta mostrati
nelle varie età della vita e nelle varie occupazioni giornaliere.
In un film attentissimo alla ricostruzione realistica di scene e costumi
fin nei minimi particolari - scie di polvere che si sollevano nell'angusta
cameretta di Martino, stracolma di libri - questo incipit è doppiamente
apprezzabile: non solamente è funzionale a mostrare la realtà
elbana nella sua oggettività, ma anche a mostrare il tipo di
esistenza che quotidianamente questa gente viveva, così lontana
dai clamori imperiali e così estranea a Napoleone stesso.
Vivere
in un'isola tanto sperduta e semplice da venir appositamente scelta
come luogo d'esilio per l'ex Imperatore non significa vivere propriamente
fuori dal mondo: Martino conosce molto bene glorie e infamie napoleoniche,
così come ricorda il numero delle infinite e spesso giovani vite
sacrificate in nome dell'ambizione e della sete di potere. Ed è
questo - più che per speranze di indipendenza deluse - che Martino
odia visceralmente Napoleone tanto da volerlo uccidere. Martino non
batte ciglio quando, a causa delle sue sbandierate idee politiche perde
il posto di maestro elementare e non esita quando Napoleone lo richiede
come bibliotecario personale, in quanto ha la possibilità in
tal modo di avvicinarlo e assassinarlo.
Ciò che, invece, esita a compiere è proprio l'omicidio
dell'odiato tiranno del quale, sul malgrado, sembra subirne il carisma;
a onor del vero, quando il giovane potrebbe ucciderlo non è sufficientemente
spronato a farlo e, quando lo è, non può farlo perché
gli manca a sorpresa l'arma necessaria. Non si tratta, però,
della Provvidenza che interviene per salvare miracolosamente la vita
di un giovane tanto infervorato da vedersi già immolato come
martire, per aver assicurato la libertà anche ai suoi futuri
nipoti, bensì del più terreno amore che Mirella nutre
segretamente per lui. Oppure ancora, quando Martino è fornito
sia di armi che di coraggio è il rapido intervento di Alì
- il fedele e moresco servitore di Napoleone - a scoraggiarne l'ardito
tentativo. D'altro canto, da subito Martino si è reso stizzosamente
conto che uccidere il tiranno è difficile anche per lui.
La
controversa figura di Napoleone viene sufficientemente mostrata dal
film nelle sue numerose ambivalenze, per quanto filtrata attraverso
un solo sostanziale punto di vista, quello appunto di Martino. Napoleone
è un mostro assassino o un grande Generale che è stato
in grado di diventare dal nulla Imperatore? È un cinico calcolatore
o un uomo tormentato da dissidi etici? Possiede un cuore di pietra o
è in grado di provare degli umani sentimenti? Se Napoleone è
tutto questo e anche altro, Martino dovrà impararlo a sue spese
nei mesi in cui vivrà al suo fianco, costretto a catalogarne
i libri e ad appuntarne gli aforismi. Ma per il ragazzo non sarà
facile interpretare e intuire la reale personalità dell'ex Imperatore,
così come non lo è per lo spettatore: per quanto Virzì
ne offra un ritratto storico e umano verosimile, non è semplice
capire dove, per Napoleone, la realtà finisce ed inizia la finzione,
il deliberato e cinico calcolo.
Che
Virzì abbia voluto rappresentare Napoleone come fosse un attore
sul viale del tramonto appare chiaro dall'inquadratura, che lo mostra
riflesso in uno specchio nell'atto di osservarsi come fosse un antico
Imperatore romano - con tanto di toga gettata sulla spalla - e di truccarsi
occhi e viso. Non deve essere un caso se, da questo punto del film in
poi, Napoleone diventa sempre più malinconico fino a piangere
e a dirsi pentito. Lo diventerà perché, con ogni probabilità,
Napoleone decide di sostenere un ruolo che, con altrettanta probabilità,
aveva intenzione di interpretare appositamente per Martino fin dall'inizio.
Se sul conto del ragazzo Napoleone conosce già ogni cosa - dal
nome degli amici a quello delle amanti - è naturale che possa
conoscerne anche - e soprattutto -le idee politiche. Inoltre, se ne
conosce la professione Napoleone conoscerà anche i motivi della
revoca dall'incarico di maestro, mentre la sua proposta di lavoro come
bibliotecario è fin troppo tempestiva. Fin dal loro primo incontro,
Napoleone si mostra esattamente il contrario di quanto Martino se l'era
immaginato: poco formale; intenerito dai ricordi d'infanzia; nostalgico;
pentito; magnanimo tanto da graziare un attentatore... Martino scoprirà
troppo tardi che quest'ultima era solo una menzogna, una messinscena
di Napoleone, perciòè lecito supporre che anche tutto
il resto lo fosse...
Virzì
ha trattato insolitamente - ma brillantemente - una vicenda che altrimenti
potrebbe risultare poco stimolante per il pubblico. Il tono generale
da commedia, la vivacità di tutti i personaggi e l'umorismo serpeggiante
contribuiscono alla riuscita del film. Ciò nonostante non siano
assenti momenti di tragicità ed intensità emotiva così
come di commozione, oltre che spunti di riflessione su tematiche storiche
forse ormai superate, ma che hanno sempre a che fare con l'universale
animo umano. Se la figura di Napoleone risulta - comunque la si voglia
interpretare - carismatica ed affascinante, altrettanto riusciti sono
anche tutti gli altri personaggi, in entrambi i casi grazie alla bravura
dell'intero cast. In particolare spiccano, non solo perché
protagonisti ma anche per la capacità interpretativa, Elio Germano
e Daniel Auteuil, rispettivamente Martino e Napoleone. La pittoresca
e smaliziata baronessa Emilia, con la quale Martino intreccia una relazione
dal finale ad effetto, è un'insolita quanto brillante interpretazione
di Monica Bellucci. Da notare come nella prima scena con Martino, la
baronessa sia funzionale a dimostrare quanto il giovane creda facilmente
alle sceneggiate.
Riuscita anche la
resa dei personaggi minori, quali l'impettito e snob sorvegliante
inglese di Napoleone, eloquente nella sua superbia e stupidità
nonostante se ne stia sempre ammutolito e defilato, ridicolo nell'acconciatura
- specie quella notturna - quanto nell'essere beffato con intelligenza
da Napoleone.
Percorsi tematici
Caterina
va in città - di Paolo Virzì; con Alice Teghil,
Sergio Castellitto, Margherita Buy.
My Name is Tanino - di Paolo Virzì;
con Corrado Fortuna, Rachel McAdams.
Titolo:
N - Io e Napoleone
Regia:
Paolo Virzì
Sceneggiatura:
Furio Scarpelli, Giacomo Scarpelli, Francesco Bruni, Paolo Virzì
Fotografia:
Alessandro Pesci
Interpreti:
Daniel Auteuil, Elio Germano, Francesca Inaudi, Valerio Mastandrea,
Sabrina Impacciatore, Massimo Ceccherini, Monica Bellucci
Nazionalità:
Italia, 2006
Durata:
1h. 40'
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