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Gabriele
Marcello, 14 Dicembre 2005: Bellissimo |
Buena
Vista, 21 Dicembre 2005
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Le
Cronache di Narnia
Il Leone, La Strega e L'Armadio
di Andrew Adamson
Di
fronte ad una pellicola come "Le Cronache di Narnia: Il Leone,
La Strega e L'Armadio", molti possono porsi una domanda apparentemente
stupida, ma che in realtà non lo è. Può questa
nuova saga essere vista come un nuovo "Signore
degli Anelli"? Appassionerà un pubblico vasto ed eterogeneo?
Sarà migliore dell'opera di Jackson?
Per rispondere a queste domande partiamo dal principio, dalla base essenziale
che si cela dietro lo schermo, ovvero la pagina scritta.
Sebbene colleghi ed amici, Tolkien e Lewis concepiscono la scrittura
fantasy in modo diametralmente opposto, dal momento che il primo
cerca di trovare nella creazione di una Terra di Mezzo il riscontro
filosofico ai dubbi più pregnanti che si albergano nell'essere
umano; mentre per il secondo, Narnia e Aslan non sono altro che la vestizione
infantile di traumi, misteri e concezioni religiose, strettamente cattoliche
e molto meno protestanti. E questa differenza potrebbe bastare a spiegare
come, tra le due pellicole, siano francamente inutili paragoni ideologici,
tanto sono situati agli estremi i codici interpretativi di entrambi.
Filosofia
- Religione, Infanzia - Maturità, Bene - Male. Questi, in maniera
molto ristretta, sono i codici di scontro che arricchiscono le pagine
di entrambi, ma con una differenza sostanziale: la pagina tolkieniana
è fitta, filologicamente corretta, serrata e claustrofobia; quella
di Lewis è semplicistica e libera, dando ampio spazio allo sbizzarrirsi
della fantasia immaginativa di ognuno. Questa differenza, assieme a
quella religiosa, è un punto di partenza molto forte e allo stesso
tempo interessante di questo bellissimo film fantasy, fintamente
per bambini ma in realtà indirizzato ad un pubblico adulto.
Durante
la Seconda Guerra Mondiale, quattro fratellini fuggono da Londra per
rifugiarsi nella più tranquilla campagna del Devonshire, presso
la dimora di un vecchio professore. Durante un pomeriggio, giocando
a nascondino, la più piccolina si nasconde in un armadio. L'armadio
altro non è che un passaggio verso un mondo nuovo: Narnia. Questa
terra magica vive sotto l'incantesimo della Strega Bianca, e secondo
un antica profezia, solo quattro umani potranno spezzarlo.
Dopo
un colpaccio come i due "Shrek" e
il terzo episodio in cantiere, il regista Andrew Adamson si è
trovato di fronte alla richiesta dei fan e cultori del libro,
di non tradire lo spirito e di non applicare le classiche amputazioni
che spesso avvengono nei confronti dell'opera letteraria. I tagli a
molti episodi ci sono, ma ciò non toglie nulla al messaggio e
alla spettacolarità della messa in scena, che da fiabesca e onirica
diviene, a mano a mano che il film si avvia verso la fine, livida e
minacciosa.
Al di là della bravura di una équipe tecnica di tutto
rispetto, che riesce a creare con la computer graphic personaggi
impensabili, non abbozzati ma realmente perfetti, al di là della
rigogliosa vegetazione neozelandese che "interpreta" alla
perfezione Narnia, al commento musicale e ai costumi (straordinario
il lavoro su Tilda Swinton e sul suo stile Gucci/Prada dei ghiacci),
la forza del film risiede nel senso ritmico della regia, sempre puntuale
e sapiente nel calibrare tensione e dolcezza, e sempre attenta a mostrare
il religioso senza essere didascalica. Adamson regala scene da antologia,
come il primo incontro della bambina con la creatura fatata, l'entrata
in scena del Leone e senza dubbio la splendida battaglia finale.
Tutta
la cornice del film, la Seconda Guerra Mondiale e la fuga, non è
altro che una mirabolante metafora del primo e fondamentale desiderio
di ogni essere umano, ovvero la fuga dal Male corrente verso il Bene
eterno, e serve come anticipazione ai concetti base e alla simbologia
dei personaggi. In uno scontro tra forze del Bene e del Male, come è
scritto nell'Antico Testamento, il bene viene indicato come elemento
vendicativo ma dolce e, in questo caso, il Leone Aslan incarna la Giustizia
e immortala una sorta di Cristo degli animali, vittima sacrificale e
sacrificata per il bene dell'umanità.
Il Leone dalla folta criniera è doppiato da Omar Sharif nella
versione italiana e da Liam Neeson in quella originale. Creato digitalmente
per intero, ruba spesso la scena ai quattro giovani e bravissimi protagonisti
e alla sua acerrima rivale, una Tilda Swinton algida e magnetica a cui
il ruolo sembra stato scritto su misura.
Tra
figli di Adamo e di Eva, sacrifici che richiamano Isacco e Abramo, emblemi
e scritte troppo mature (difficilmente comprensibili per i ragazzini)
e un turbinio di effetti speciali al servizio della storia e non da
storia, questa pellicola diviene non solo l'inizio di una saga (i libri
sono ben sette) fantasy che farà storia e sfracelli al
box office, ma anche un film che si conquista un posto tra i
classici della Storia del Cinema. E ne siamo contenti.
Titolo:
Le Cronache di Narnia: Il Leone, La Strega e L'Armadio (The Chronicles
of Narnia: The Lion, the Witch and the Wardrobe)
Regia:
Andrew Adamson
Sceneggiatura:
Ann Peacock, Andrew Adamson, Christopher Markus, Stephen McFeely
Fotografia:
Donald McAlpine
Interpreti:
Georgie Henley, Skandar Keynes, William Moseley, Anna Popplewell, Tilda
Swinton, James McAvoy, Jim Broadbent, Kiran Shah, James Cosmo, Judy
McIntosh, Omar Sharif
Nazionalità:
USA, 2005
Durata:
2h. 20'
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