Alberto Cassani, 2 Luglio 2003: Semplificato
Columbia, 17 Ottobre 1986

Il Nome della Rosa

di Jean-Jacques Annaud


L'abbazia benedettinaNel novembre 1327 si incontrano presso una ricca abbazia benedettina dell'Italia Settentrionale, Guglielmo da Baskerville e il giovane novizio Adso da Melk e una delegazione pontificia guidata dall'inquisitore domenicano Bernardo Gui. Nell'abbazia sono rifugiati due frati ex eretici, ma la vita dei religiosi è sconvolta da una serie di oscuri delitti su cui indagano, con metodi diversi, Guglielmo da Baskerville e Bernardo Gui...

"In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio".
Elya BaskinIl vendutissimo romanzo di Umberto Eco tratta (anche) del Verbo e del rapporto che con esso hanno gli uomini. E dell'oggetto che trasmette materialmente il Verbo: il libro, il nome della Rosa. Lo fa incrociando la trama gialla con 'dotte disquisizioni filosofiche', nello stile enfatico tipico dei romanzi dell'autore del "Trattato di semiotica generale", e fingendo di essere ripreso da un manoscritto originale del XIV° secolo così come il Manzoni finse di basare "I Promessi Sposi" su di un anonimo manoscritto settecentesco.
Da quel libro, Jean-Jacques Annaud trae un film in modo molto personale, quasi tradendo (con il beneplacito dell'autore) il materiale d'origine: semplifica il labirinto interpretativo di Eco per dare maggior spazio all'intreccio giallo e alla spettacolarità di questo tipo di cinema.
Ron PerlmanAnnaud, allora 42enne, è un regista proveniente dal mondo della pubblicità, e come tale sa riempire lo schermo e dare una forza particolare alle sue immagini, senza però cadere nel manierismo patinato tipico delle ultime generazioni di registi pubblicitari passati al cinema - i vari Fincher, Bay e soci. Annaud è un regista che, alla Hitchcock, programma tutto già in fase di pre-produzione, e per il quale le riprese sono solamente "una seduta di registrazione". Come tali, le sue pellicole sono rigorose e dettagliate, ma non per questo appaiono studiate e finte. E allora il suo "Il nome della rosa" è un film intrigante e ben riuscito, comprensibile ma non semplicistico, che si avvale delle buone interpretazioni di Sean Connery, F. Murray Abraham e Ron Perlman e che sa presentare efficacemente lo scenario storico in cui accadono gli eventi narrati.

Christian SlaterCostato 16 milioni di dollari, il film è stato la più grande coproduzione europea del periodo (parzialmente finanziata anche da Hollywood, però). Con 5 anni di preparazione e 16 settimane di riprese tra l'Italia e la Germania, "Il Nome della Rosa" non ha saputo ottenere lo stesso successo commerciale del romanzo sul cui palinsesto si basa, ma per quanto non eccezionale non si può certo dire che sia un'opera artistica mal riuscita.


La locandinaTitolo: Il Nome della Rosa (Der Name der Rose)
Regia: Jean-Jacques Annaud
Sceneggiatura: Andrew Birkin, Gérard Brach, Howard Franklin, Alain Godard
Fotografia: Tonino Delli Colli
Interpreti: Sean Connery, F. Murray Abrahams, Christian Slater, Elya Baskin, Michael Lonsdale, Volker Prechtel, Feodor Chaliapin Jr, William Hickey, Michael Habeck, Urs Altahaus, Valentina Vargas, Ron Perlman, Leopoldo Trieste, Franco Valobra, Andrew Birkin, Pete Lancaster, Vernon Dobtcheff
Nazionalità: Francia - Italia - Germania Ovest, 1986
Durata: 2h. 10'