Tommaso
Tocci, 6 Settembre 2007: Magistrale
Pubblicato su "Il Riformista" dell'8
Settembre 2007 |
Inedito
in Italia
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Nightwatching
di Peter Greenaway
Molti
dei film presentati quest'anno a Venezia condividono la modalità
di sguardo sul mondo. Uno sguardo digitale, istantaneo, frammentario
e sempre in movimento. Strumento di ricerca di una verità sfuggita.
Così è per De Palma con il suo "Redacted",
così per Haggis con "In the Valley of
Elah". Uno sguardo non solo rubato alla guerra: Branagh amplifica
i punti di vista tramite ossessive e censorie telecamere di sicurezza,
rompendo la claustrofobia del set principale di "Sleuth".
Balagueró insegue l'orrore-verità in "[REC]".
In prossimità della fine del Festival, anche Peter Greenaway
dice la sua con "Nightwatching", in cui si narra la genesi
dell'omonimo dipinto ("La ronda di notte") di Rembrandt.
Nel
1642, all'apice della sua carriera, il pittore si reca ad Amsterdam
dove gli viene commissionato un quadro che ritragga i membri della Milizia
Civica, cittadini che avevano difeso la causa dell'indipendenza dalla
Spagna. Pur riluttante, Rembrandt accetta il lavoro e comincia una meticolosa
opera di approfondimento sui protagonisti, trasformandosi in una sorta
di testimone esterno di storie intrecciate, spesso spiacevoli. L'artista
è al tempo stesso demiurgo-regista e outsider politico,
specialmente quando arriva a scoprire il marcio che si cela dietro i
suoi soggetti.
Il
regista di "Le valigie di Tulse Luper"
vuole indagare il mistero di un'opera nata in circostanze affascinanti
ma "Nightwatching" va oltre, diventa un discorso sulla pittura,
l'arte e la rappresentazione. Durante gli anni necessari al completamento
dell'opera, Rembrandt diventa padre e vede morire sua moglie, si imbarca
in relazioni disperate e maledice più volte il compito assegnatogli.
Quando decide di completarlo, fissa su tela tutta la sua voglia di rivalsa
e il suo J'accuse rivelatorio. Dopo quest'opera, la sua carriera
sarà distrutta, e in essa l'autore riversa il suo declino. Per
i committenti è una raffigurazione troppo viva, testimone di
sentimenti turbolenti poco adatti al sostegno del potere. Addirittura
di 'italiana' oscenità, una scomoda commedia dell'arte.
Il
film si consegna quindi alla ricostruzione sofferta dello sguardo, fornendo
una risposta drammatica a ognuno dei piccoli enigmi che punteggiano
la tela; Greenaway inchioda letteralmente la verità al piano
bidimensionale tramite sonore inquadrature di particolari, tanto più
potenti se si considera che "Nightwatching" è altrimenti
giocato su coordinate di orizzontalità, di piani ampi e di raffigurazioni
teatrali. È cruciale infatti l'ambiente-dimora di Rembrandt,
autentico stage popolato da demoni che minacciano la cecità
("miglia di tenebre dipinte"), ossessione punitiva del pittore.
Ciononostante, l'anima dell'artista non rinuncia a mettersi in gioco;
il dipinto è il suo atto di violenza silenziosa e ribellione
politica: i colpevoli sono immortalati tra verdetti simbolici e la presenza
delle loro vittime. L'autore stesso si concede la suprema rivendicazione
del dominio visivo: l'occhio e il berretto da pittore di Rembrandt fanno
capolino dietro ai personaggi.
Il
legame tra opera pittorica e opera filmica è ribadito attraverso
l'illuminazione della scena, vistosa e tagliata, ma anche attraverso
l'inevitabile analogia sul ruolo del metteur en scène.
Greenaway, gallese ma residente proprio in Olanda, ha studiato arte
ed è convinto che l'opera di Rembrandt sia un frame molto
cinematografico. "Nightwatching" è il film che in questi
giorni veneziani restituisce all'immagine il suo peso e ne celebra il
valore storico-politico, proprio quando le prime opere post-Iraq cercano
tra le sue macerie il senso perduto.
Percorsi tematici
105
anni di testo illustrato - a cura di Peter Greenaway.
Le
valigie di Tulse Luper 1: La storia di Moab - di Peter Greenaway;
con JJ Feild, Caroline Dhavernas, Drew Mulligan.
Le valigie di Tulse Luper 2: Antwerp - di
Peter Greenaway; con JJ Feild, Valentina Cervi, Jordi Mollà,
Drew Mulligan, Caroline Dhavernas.
Titolo:
Nightwatching
Regia:
Peter Greenaway
Sceneggiatura:
Peter Greenaway
Fotografia:
Reinier van Brummelen
Interpreti:
Martin Freeman, Jodhi May, Eva Birthistle, Nathalie Press, Chris Britton,
Toby Jones, Emily Holmes, Michael Teigen, Anna Antonowicz, Gerard Plunkett,
Agata Buzek, Michael Culkin, Harry Ferrier, Jonathan Holmes, Adam Kotz,
Adrian Lukis, Maciej Marczewski, Richard McCabe
Nazionalità:
Canada - Francia - Germania - Polonia - Olanda - Regno Unito, 2007
Durata:
2h. 14'
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