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Emanuele
Rauco, 14 Novembre 2008: Sinuoso |
KeyFilms,
14 Novembre 2008
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The
Orphanage
di Juan Antonio Bayona
L'horror
iberico è un fenomeno che, fuori dalla patria, non ha riscosso
particolare successo per alcuni fattori: per la qualità non eccelsa
di pellicole e registi e perché, soprattutto, non è riuscito
a rigenerare i canoni stabiliti dal racconto gotico e dall'horror
orientale. Pare però sia giunta l'ora di sdoganare anche questa
tendenza: a farlo ci pensa l'esordio alla regia di Juan Antonio Bayona,
prodotto e presentato da Guillermo Del Toro, vincitore di 7 premi Goya
e candidato a 4 European Film Award: forse troppa grazia, ma di sicuro
il prodotto è più che valido.
Con
l'idea di ristrutturare e riaprire l'orfanotrofio in cui è cresciuta,
Laura va a viverci con il marito e il figlio, che però comincia
ad avvertire e interagire con strane presenze, finché all'improvviso
scompare. Disperata, la madre cerca di trovarlo.
Scritto
da Sergio G. Sanchez, un dramma gotico, horror classico che racconta
di bambini, fantasmi e madri, che nel mettere insieme argomenti, temi
e topoi vari riesce a dargli - finalmente - forma compiuta, coerente
e appassionante, sembrando una sorta de "Il
nascondiglio" fatto bene.
Praticamente
tutto ambientato dentro i cunicoli della casa del titolo, coi suoi mille
anfratti e pertugi nascosti, il film racconta di un mondo in cui la
maternità non è un diritto né una mera questione
naturale, ma semplicemente è la capacità di amare un bambino,
di dargli protezione e affetto, di lottare contro la morte pur di fargli
sentire il proprio amore. Tutto il rapporto in prima persona tra Laura
e la condizione d'orfano, la sua solitudine che si specchia in quella
del figlio, anch'egli orfano, dà uno spessore malinconico ad
un racconto romantico che parla del disperato bisogno d'amore che ci
abita e regola.
Bayona
sceglie l'ortodossia al genere e alla caratteristiche del filone, ispirandosi
dichiaratamente a "The Others" e
simili, ma riesce nel dare vigore e forza al racconto, nonché
coerenza emotiva alla narrazione e fa funzionare la suspense,
usando il finale non solo per catturare o stupire il pubblico, ma per
costruire un reale crescendo emotivo che diventa grande cinema negli
ultimi 10 minuti, dalla magistrale sequenza del gioco coi bambini fino
allo straziante finale.
Se
la sceneggiatura è semplicemente un compendio di temi e stilemi,
costruiti meglio che nella media, la riuscita del film si deve soprattutto
alla regia di Bayona, ricca e raffinata, elegante ma secca quando si
tratta di piazzare il colpo di scena, piena di carrelli e panoramiche,
perfetto segno stilistico di un film che dentro gli ambienti chiusi
deve evolversi e svilupparsi. Il lato attoriale forse è il più
debole del film e la poca partecipazione della comunque volenterosa
Belén Rueda si sposa con una Geraldine Chaplin perfetta nel giocare
tra ironia e cialtroneria. Ma in film come questo gli attori sono davvero
bestie al comando del domatore, e allora godiamoci l'impatto emotivo
e la bontà formale di un film che si attesta come un esordio
da seguire con occhi attenti.
Percorsi tematici
Fragile
- di Jaume Balaguerò, con Calista Flockhart, Richard Roxburg.
Saint Ange - di Pascal Laugier, con Virginie
Ledoyen, Lou Doillon.
Titolo:
The Orphanage (El orfanato)
Regia:
Juan Antonio Bayona
Sceneggiatura:
Sergio G. Sánchez
Fotografia:
Óscar Faura
Interpreti:
Belén Rueda, Fernando Cayo, Roger Príncep, Mabel Rivera,
Montserrat Carulla, Andrés Gertrúdix, Edgar Vivar, Óscar
Casas, Mireia Renau, Georgina Avellaneda, Carla Gordillo, Alejandro
Camps, Carmen López, Óscar Lara, Geraldine Chaplin, Enric
Arquimbau, Blanca Martínez, Carol Suárez, Isabel Friera,
Fernando Marrot, Jordi Cardus
Nazionalità:
Messico - Spagna, 2007
Durata:
1h. 45'
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