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Alberto Cassani, 16 Gennaio 2000: Sconvolgente |
Serie
Tv
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Oz
di Tom Fontana 
-
È una vita di merda!
- E devi pure morire!
“Il padrone di casa”, 1991.
Ed
è veramente una vita di merda quella dei prigionieri dell’Oswald
Penitentiary, perché anche se sei in “Paradiso” sei pur sempre
in un carcere, e anche se gli “angeli custodi” non ti abbandonano mai
i tuoi compagni trovano comunque il modo di farti un culo così...
Barry
Levinson (già Oscar per la regia di “Rain Man”) e Tom Fontana
sono i produttori di uno dei migliori telefilm polizieschi della tv
d’oggi, “Homicide”, che racconta le avventure di alcuni investigatori
della Squadra Omicidi della polizia di Baltimora. “Homicide” ha colpito
gli spettatori per l’estremo realismo dei personaggi e per lo stile
originale di storie e regia. A dir la verità all’inizio non adoravo
lo stile della serie: anche se trovavo le storie ed i personaggi (e
la recitazione) davvero eccezionali non mi piaceva il montaggio “tagliato”
(l’eliminazione di parti non importanti tra un gesto ed un altro) e
l’uso di sequenze ripetute in maniera ossessiva. Col tempo, però,
il montaggio si è fatto più regolare e la ripetizione
di una stessa sequenza è utilizzata solo per dare maggiore importanza
ad una frase, ad un gesto... insomma: è diventato un capolavoro.
Per
quanto gli episodi di “Homicide” possano essere violenti, il nuovo prodotto
della Levinson/Fontana Productions, “Oz”, è ancora peggio. La
difficile convivenza tra i diversi gruppi, etnici e/o religiosi, costretti
a vivere a stretto contatto, tra odi personali, pregiudizi e “aspettative
di vita”, ci viene raccontata nella maniera più cruda possibile,
ma per una volta i dialoghi e le situazioni non suonano censurati né
esagerati. Per una volta la violenza non ha bisogno di essere mostrata,
perché trasuda da ogni inquadratura, da ogni battuta...
Il
“Paradiso” ("Emerald City", in originale) è il braccio
speciale del penitenziario di Oswald, poco fuori Baltimora. Gli ospiti
di questo braccio stanno decisamente meglio degli altri, ma se sei lì
devi fare qualcosa per renderti utile, come pulire il culo ai prigionieri
ammalati di AIDS. Se sei lì è perché i capi vedono
qualche possibilità di redenzione, per te... oppure sei il cugino
del direttore... Gli “angeli custodi”, ossia i secondini, ti controllano
24 ore al giorno, a differenza degli altri bracci, in cui la notte sei
abbandonato a te stesso, ma questo non vuol dire che puoi permetterti
di dormire tranquillo: di qualunque gruppo tu faccia parte (Fratellanza
Ariana, Uomini d’Onore, Mussulmani, Afro...) hai dei nemici da cui devi
guardarti.
La
serie è stata prodotta dalla HBO, con una qualità (ed
una mancanza di moralismo) che le nostre televisioni si sognano nelle
notti di plenilunio, ed è interpretata da buoni attori, tra cui
il vecchio leone Tony Musante o i volti già noti ai telespettatori
di “Homicide” di Zeljko Ivanek e Jon Seda. L’unico neo, per quanto riguarda
la versione italiana, è il doppiaggio, che pur non essendo male
associa voci troppo inflazionate a degli attori sconosciuti. Il team
di doppiatori è lo stesso di “Homicide” e di “E.R.”, e ha finito
per associare la voce del grosso Tenente di colore di “Homicide” al
grosso direttore di colore del carcere di “Oz” (Ernie Hudson), o quella
del lungo e pelato dottor Green al lungo e pelato responsabile del braccio
speciale (Terry Kinney)... Si poteva fare meglio, ma la cosa non rovina
certo un telefilm per il resto quasi perfetto.
I
personaggi sono estremamente diversi l’uno dall’altro, e questa diversità
si nota soprattutto dal loro comportamento. Può sembrare una
cosa scontata, ma in realtà non sempre è così,
anzi: nella TV statunitense non capita quasi mai. Complimenti allo staff
di sceneggiatori, dunque, capace di creare un insieme di personaggi
realistico e variegato, perfettamente in linea con l’ambientazione.
Le storie, poi, sono impressionanti. Mille dibattiti sulla situazione
delle carceri non riuscirebbero a farci capire quello che ci viene mostrato
in un’ora di televisione... di questa televisione. Per quanto gli avvenimenti
siano completamente inventati e l’ambientazione sia fittizia, quella
che ci viene presentata è la reale situazione di vita in un carcere
americano, senza preconcetti o prese di posizione. Gli avvenimenti sono
sottolineati dalla voce di Augustus Hill, prigioniero numero 95H522,
costretto sulla sedia a rotelle (Harold Perrineau), che dispensa pillole
di saggezza che una volta tanto sono davvero tali, e che ci dà
brevi informazioni su alcuni dei prigionieri. Questa voce narrante riesce
a dare un’idea perfetta di quella che dev’essere la disperazione dei
prigionieri, spesso persone “normali” mischiate alla vera feccia del
mondo. Quando il narratore ci racconta il crimine commesso da un suo
convitto, avvisandoci che costui è stato condannato al carcere
a vita e che verrà messo in libertà vigilata MAI, ci rendiamo
istantaneamente conto di quella che può essere la disperazione
del prigioniero in questione, di quelle che possono essere la sua rabbia
e la sua frustrazione... Tutti questi elementi contribuiscono a fare
di “Oz” uno spettacolo ipnotico, sconvolgente. È una serie davvero
splendida, da non perdere per nulla al mondo, se pensate di avere abbastanza
stomaco.
Cosa
siamo... non ha importanza!
Titolo:
Oz (Id.)
Regia:
AA.VV.
Sceneggiatura:
Tom Fontana et al.
Interpreti:
Lee Tergesen, Ernie Hudson, J.K. Simmons, Harold Perrinault, Chuck Zito,
Rita Moreno, J.D. Williams, Terry Kinney, Mark Margolis, Kirk Acevedo,
Zeljko Ivanek, Lauren Velez, Chris Meloni, Dean Winters, Tom Mardirosian,
Eamonn Walker, muMs, Adewale Akinnouye-Agbaje, Kathrin Erbe, Edie Falco,
B.D. Wong, George Morfogen, Scott Winters, Léon, Tony Musante,
Jon Seda, Charles S. Dutton, Rick Fox, Tomas Milian
Nazionalità:
USA, 1997-2001
Durata:
50'
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