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Tommaso
Tocci, 25 Ottobre 2003: Evocativo |
Mikado,
24 Ottobre 2003
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Cantando
dietro i paraventi
di Ermanno Olmi
Nel
2000 usciva "Il mestiere delle armi",
riflessione dall'interno su un mondo violento che prende coscienza della
sua devastante ferocia. Tre anni dopo, Ermanno Olmi prosegue sulla stessa
strada, in un percorso a ritroso nel tempo che ci è utile per
comprendere al meglio le nostre stesse azioni.
La
storia ci racconta della tenacia di una donna che all'uccisione del
marito, temuto ammiraglio pirata, ne prosegue l'opera animata da un
furore autentico, lanciandosi in un'impresa che le attirerà addosso
le forze imperiali decise a fermare le sue incursioni. Si tratta dunque
di un film sui pirati, ma ben lontano dall'iconografia classica del
genere, e addirittura agli antipodi rispetto alle attuali rivisitazioni
("La maledizione della Prima Luna").
È
questo un film che elimina buona parte del materiale consueto (assalti,
arrembaggi, combattimenti) in favore di una rappresentazione della realtà
storica. L'effetto è ottenuto mediante il prezioso uso di una
cornice narrativa, una messa in scena teatrale che racconta la storia
principale.
Anche l'architettura del teatro è funzionale, così ambigua
e misteriosa che riporta alla mente il teatro delle ombre cinesi di
"C'era una volta in America", altro luogo di oblio e viaggi
della mente. Tutto ciò serve ad amplificare la dimensione favolistica,
via via più accentuata, e permette al regista continui ritorni
e rimandi fra realtà e finzione scenica. Olmi riesce a dosare
con sapienza l'uso dell'una e dell'altra, e se all'inizio la presenza
del palco è massiccia e spiazzante, ben presto lascia spazio
alla sua proiezione reale (e al contempo immaginaria).
Proprio
come in un racconto immaginifico, il respiro della storia aumenta e
le parole del vecchio narratore teatrale sfumano nei bellissimi paesaggi
delle coste cinesi (in realtà del Montenegro, dove è stato
girato il film), fotografati con perizia dal figlio del regista.
Di qui in avanti gli inserti teatrali si diradano, immergendo progressivamente
lo spettatore nel cuore del film, per poi tornare improvvisamente verso
la fine, con la magia della rappresentazione che si affievolisce alla
conclusione dello spettacolo, in un curioso parallelo con la visione
cinematografica, il cui culmine è investito dalle emozioni più
forti.
Non è sempre semplice districarsi in questo meccanismo, specialmente
all'inizio, quando dobbiamo affidarci al personaggio che fa da tramite
tra le due dimensioni. Bud Spencer, infatti, è il narratore teatrale
ma anche uno dei protagonisti della vicenda (così come gli altri
attori, presenti tutti nel teatro-bordello a sottolineare la loro natura
di "maschere"), e grazie all'indubbia presenza scenica costituisce
un riferimento per lo spettatore.
Gli
echi de "Il mestiere delle armi"
tornano in tutto il loro assordante splendore mentre osserviamo il viaggio
dei pirati attraverso il mare, che Olmi riprende con lo stesso sguardo
pittorico che aveva usato per gli uomini di Giovanni dalle Bande nere,
prendendosi tutto il tempo necessario a ritrarre volti, azioni e sguardi
rubati, con una nota sensuale insolita per il regista.
Le stesse tematiche sono in stretto contatto: è simbolica la
presenza dell'arma da fuoco, il cannoncino che colpisce Giovanni è
ora diventato un'enorme bocca da fuoco situata sulla nave ammiraglia
imperiale, e il suo strapotere che incombe su tutto e su tutti prosegue
il discorso iniziato nel film precedente, che si concludeva con l'ammonimento
a non usare più tali devastanti mezzi sull'uomo.
Anche nella messa in scena Olmi non rinuncia a mostrarci battaglie navali
che fanno uso di cannoni, ma non ci è mai mostrato l'effetto
del loro potenziale distruttivo, che resta così sospeso su quel
mare placido. Una raffigurazione in potenza, non in atto, che proprio
per questo risulta tanto minacciosa.
Il
conflitto giunge al suo culmine nel confronto tra la strapotenza imperiale
(una flotta così ampia "che il mare non basta a contenerla
tutta") e la ben più misera forza del manipolo di pirati,
messi alle strette e costretti a fare i conti con il loro ruolo di fuorilegge.
Ruolo accettato di buon grado, e anzi rivendicato dal comandante, la
vedova Ching. La sua arringa alla ciurma è fiera, consapevole
di aver scelto la strada che va contro la legge, contro l'Impero.
Ma la tenace piratessa lancia anche accuse verso coloro che "le
loro ladronerie le compiono al riparo di privilegi che da sé
medesimi si procurano" (non vi ricorda nessuno?).
Diventa presto molto chiaro il significato del film, una ricerca appassionata
della Pace, anche dove essa sembra non poter trovare spazio. È
ovviamente immediata, e anzi suggerita dal carattere apologico, la reinterpretazione
del messaggio in base agli avvenimenti del mondo d'oggi, ed il poetico
finale lancia un grido di speranza: "Se accetti un gesto gentile,
devi deporre la spada".
La
vera guerra diventa quella di valori, tra la legge ed il perdono, ideale
universale, cristiano ma anche profondamente radicato nella cultura
cinese: l'Imperatore, il "Figlio del Cielo", può e
deve riuscire ad esercitarlo (il dramma della decisione ricorda lo splendido
"Hero" di Zhang Yimou, con cui Olmi ha in comune anche la
leggera gravità che permea tutto il film, solenne ma delicata
al tempo stesso).
Con
il risveglio dalla sospensione narrativa di un ragazzo che osservava
lo spettacolo (ironico contrappunto al narratario sul palcoscenico)
lentamente anche noi ci congediamo dalla storia con la mente abbagliata
e confusa ma allo stesso tempo segnata da un capolavoro, sicuramente
non facile né immediato (ma chi ha visto "Il
mestiere delle armi" saprà a cosa va incontro), ma che
alla fine lascia estasiati.
Del
Castigo e del Perdono...
Percorsi
tematici
centochiodi
- di Ermanno Olmi; con Raz Degan.
Il mestiere delle armi - di Ermanno Olmi;
con Hristo Jivkov, Sergio Grammatico, Sasa Vulicevic.
Titolo:
Cantando dietro i paraventi
Regia:
Ermanno Olmi
Sceneggiatura:
Ermanno Olmi
Fotografia:
Fabio Olmi
Interpreti:
Bud Spencer, Jun Ichikawa, Camillo Grassi, Makoto Kobayashi, Sally Ming
Zeo Ni, Xiang Yang Li, Guang Wen Li, Ruohao Chen, Davide Dragonetti,
Alberto Capone, Carlene Ko, Sultan Temir Omarov, Bellino Zheng, Gaowta
Shara Azzolini, Xuwu Chen, Jlahua Chen, Sungun Cho, Visanu Aliatis Corbi,
Quing Diao, Miyuki Hayakawa, Wen He, Li Hua Kao, Huan Li
Nazionalità:
Italia, 2003
Durata:
1h. 40'
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