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Fabio
Greco, 1 Aprile 2003: Riciclato |
Medusa,
28 Marzo 2003
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Passato
prossimo
di Maria Sole Tognazzi
Essere
figli d'arte significa avere facilitazioni e una corsia preferenziale
per affermarsi, in poche parole significa avere la strada spianata qualsiasi
cosa si voglia fare. Lo sa bene Maria Sole Tognazzi che con "Passato
prossimo" tenta di raccontare l'ennesima, malinconica e banale
'storia generazionale'.
La
trama potrebbe essere tranquillamente paragonata ad una delle tante
fiction che passano indisturbate sulle nostre reti televisive: cinque
amici trentenni, affetti dall'ormai logora sindrome di Peter Pan, trascorrono
un fine settimana insieme prima che la bella casa di Claudia (una Paola
Cortellesi insolitamente drammatica) venga venduta con mobili e ricordi
annessi. Vecchi e nuovi contrasti emergono tra i protagonisti e le loro
vite dovrebbero rispecchiare il prototipo di tanti giovani che si trovano
in un'età di passaggio, in cui si ama scoprire ma in cui si lascia
tutto in sospeso.
Claudia
vorrebbe stare ancora con Edoardo, aspirante attore con un cognome che
gli pesa sulle spalle, che ha dei contrasti con Andrea (Claudio Santamaria,
divertente e frizzante ma diretto decisamente in modo superficiale),
attore anch'egli ma senza il cognome da sfruttare, che è però
molto legato a Gianmaria il quale è alla ricerca della verità
sulla sua sessualità. Poi c'è Carola (una Valentina Cervi
assolutamente inguardabile) che spera in un futuro roseo nel mondo dello
spettacolo e che, rimasta sola, si dedica alle coccole del cagnolino
Filippo che ammalatosi le permette di incontrare il veterinario, Filippo
anche lui, che si rivelerà essere l'uomo della sua vita. Unico
personaggio positivo è Alberto (Gian Marco Tognazzi), il nuovo
fidanzato di Claudia, che però è visto dagli occhi della
regista cinico e antipatico.
Insomma, un bel polpettone di tutti i luoghi comuni sui giovani... La
domanda sorge spontanea: siamo tutti così inadeguati? Viviamo
veramente così ossessionati dallo squillo del cellulare, sperando
che sia la telefonata della nostra vita? O c'è qualcosa di più
profondo che ci permette di andare avanti?
La
pellicola ricalca le orme di grandi film 'generazionali' del passato,
come "Il grande freddo" e "Compagni di scuola" ma
di questi non riesce ad imitarne le emozioni. Forse Maria Sole Tognazzi
avrebbe dovuto crederci un po' di più, perché sembra veramente
che il film sia stato fatto più per capriccio che per passione.
Ha anche qualcosa di vagamente "mucciniano", proprio il fatto
di voler raccontare storie non così reali come vorrebbero farci
credere. Nonostante tutto, di Muccino manca proprio il pathos e l'estremizzazione
dei sentimenti (non so se sia un pregio o un difetto...). Il solo tema
interessante del film è poco approfondito, cioè l'invasamento
demoniaco nei confronti dello spettacolo: non si capisce bene se è
la passione che fa muovere gli aspiranti attori oppure la mera aspirazione
al denaro o all'immagine. E' lo stesso dubbio che accompagna lo spettatore
dopo la visione di "Passato prossimo": un film girato per
passione o per possibilità?
Sia
chiaro: la pellicola non è da buttar via, solo che vederla o
no risulterebbe la stessa cosa.
Titolo:
Passato prossimo
Regia:
Maria Sole Tognazzi
Sceneggiatura:
Daniele Prato, Maria Sole Tognazzi
Fotografia:
Giulio Pietromarchi
Interpreti:
Paola Cortellesi, Claudio Santamaria, Valentina Cervi, Gianmarco Tognazzi,
Ignazio Oliva, Claudio Gioé, Francesca Figus, Alessia Barela,
Pierfrancesco Favino
Nazionalità:
Italia, 2002
Durata:
1h. 30'
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