Alberto Cassani, 24 Marzo 1999: Illuminante
Uip, 19 Marzo 1999

Patch Adams

di Tom Shadyac


“Buonasera Signore e Signori, sono qui stasera per presentare l’Oscar per il miglior montaggio... Ed è tutto quello che devo fare. Non ho nient’altro di cui preoccuparmi, devo solo venire qui... e andare alle feste. Aaaaah! [Piange]
Ma in fondo gli Oscar non sono la cosa più importante del mondo, è già un onore essere qui... OH DIO! [Piange di nuovo]
Oh, è tutta colpa mia, ho scazzato! Un mesetto fa credevo che votare per me sarebbe bastato, ma poi devi anche andare in giro e parlare alla gente... ... ... Ma alla fine, CHISSENEFREGA? Sono stato battuto da Roberto Benigni! Vai, salta nel mio oceano!”
     Jim Carrey - Cerimonia degli Oscar 1999.

Robin Williams in una scenaCertamente la poca pubblicità che Carrey ha fatto a sé stesso ed alla propria interpretazione in “The Truman Show” ha influito negativamente nella scelta dei nominati per il premio come miglior attore dell’anno. Il fatto, però, è che l’uomo che una volta parlava attraverso il culo non riesce ad essere divertente se non fa lo scemo, mentre Robin Williams sa far ridere sia coi dialoghi che con la sua fisicità, e a differenza di Carrey è anche un bravo interprete drammatico, senza dover essere buffo a tutti i costi, come dimostra appunto l’Oscar ottenuto l’anno passato come attore non protagonista di “Good Will Hunting”.

All’inizio di Patch Adams si legge che il film è ispirato ad una storia vera, ma credo che lo sceneggiatore Steve Oedekerk ci abbia messo molto di suo, perché alcune coincidenze sono talmente incredibili da sembrare hollywoodiane. Comunque è la storia di un tizio, Hunter “Pezza” Adams, che una volta uscito da una clinica per l’igiene mentale decide di diventare medico e si iscrive all’Università in preda al “sacro fuoco” di aiutare il prossimo. Convinto che il contatto umano, prima ancora del riso, sia la miglior terapia per curare ogni tipo di malattia, si scontra con le istituzioni (nella persona del decano Walcott) che non approvano i suoi metodi e le sue ripetute infrazioni alle regole professionali.

Robin Williams e Monica PotterHo aperto con una citazione da Jim Carrey non soltanto perché tra lui e Robin Williams c’è appunto un premio Oscar di differenza, ma perché il regista di “Patch Adams” è Tom Shadyac, già regista di Carrey in “Ace Ventura: missione Africa” e “Bugiardo bugiardo”. Insomma, un incrocio a filo doppio, ma per fortuna Shadyac ha capito che l’uomo giusto per il ruolo non era il suo grande amico, ma Williams, che tra l’altro gli permette di completare le collaborazioni coi migliori attori comici d’America, dopo aver diretto anche Eddie Murphy ne “Il professore matto”. Shadyac, tra l’altro è migliorato notevolmente come regista, o forse sono migliorate le sceneggiature, perché  per la prima volta un suo film non ha cadute di tono, non è eccessivo ed ha un finale decente. Anzi, ci sono diverse scene veramente belle, tra cui la migliore è forse la prima visita che Patch fa, in modo casuale, ai bambini malati della clinica universitaria. Ma ce ne sono molte altre che non sono da meno. Non è tutto merito di Shadyac, certo, ma lui ha fatto sicuramente un buon lavoro, come un buon lavoro ha fatto lo sceneggiatore Steve Oedekerk (già regista del primo “Ace Ventura”, l’incrocio magico prosegue!), anche se magari ha infilato qua e là un paio di cose già sentite, il “guarda oltre ciò che vedi” su tutti.

Certo però che il mattatore è Robin Williams, ancora alle prese con Walt Whitman dopo "L'attimo fuggente", eccezionale nel passare da una scena puramente comica ad una completamente drammatica, e, cosa che non capita spesso nelle commedie come questa, supportato da un ottimo cast di comprimari. Monica Potter è una di quelle “rising stars” di cui sentiremo ancora parlare (quando uscirà “Without limits”, ad esempio) ed offre una performance molto delicata e toccante. Daniel London (in ogni film ambientato in una Università ci dev’essere per forza un Nerd) è perfetto, e così pure Bob Gunton, che più lo vedo più mi convinco che è un grande attore intrappolato nelle parti da stronzo (vedi “Le ali della libertà” e “Dolores Claiborne”).

Robin WilliamsGuardando il film vi capiterà, soprattutto all’inizio, di sentire diverse canzoni che fanno anche parte della colonna sonora de “Il grande freddo” (ma se non avete visto il film di Lawrence Kasdan ovviamente non ve ne renderete conto). Sono canzoni classiche degli anni ‘70, quando il film è ambientato. Le musiche originali hanno però più importanza nell’economia del film, e Marc Shaiman ha saputo fare un ottimo lavoro, senza renderle troppo invadenti ma riuscendo a sottolineare splendidamente le immagini. Si era meritato persino una nomination all’Oscar per la colonna sonora per film commedia, peccato che i soldi della Miramax siano riusciti a comprare pure quello.

Come ha detto la donna che al cinema era seduta dietro di me: “questo film bisognerebbe farlo vedere a tutti i medici del mondo”. Sono assolutamente d’accordo, perché come ho scritto all’inizio Patch è interessato soprattutto al contatto umano, più che al riso; per quanto gli piaccia fare il clown il suo primo comandamento non è “facciamo ridere i malati”, ma “ricordiamoci sempre il nome dei nostri pazienti”. Peccato che la donna di cui sopra abbia parlato con la sua amica per tutta la durata del film. Ma poi una domanda mi sorge spontanea: chi ha vomitato sulle camicie di Robin Williams?

Il Sistema non funziona!


La locandina statunitenseTitolo: Patch Adams (Id.)
Regia: Tom Shadyac
Sceneggiatura: Steve Oedekerk
Fotografia: Phedon Papamichael
Interpreti: Robin Williams, Monica Potter, Daniel London, Philip Seymour Hoffman, Bob Gunton, Josef Sommer, Irma P. Hall, Frances Lee McCain, Harve Pressnell, Daniella Kuhn, Peter Coyote, James Greene, Michael Jeter, Harold Gould, Bruce Bohne, Harry Groener, Barry Shabaka Henley, Steven Anthony Jones, Richard Kiley, Douglas Roberts, Don West
Nazionalità: USA, 1998
Durata: 1h. 46'