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Tiziana
Cappellini, 20 Agosto 2008: Sofisticato |
Cecchi
Gori, 1996
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Il
paziente inglese
di Anthony Minghella
Durante
la Seconda Guerra Mondiale, un uomo sfigurato e in fin di vita viene
amorevolmente curato dall'infermiera di origine canadese Hana. Ma dell'uomo
non si conoscono né il nome né il passato perché
cancellati dall'incidente subito. Sarà in un vecchio monastero
della campagna toscana che tutto ciò acquisterà un senso
e un nome...
È
importante premettere che il film "Il paziente inglese" ha
un'origine letteraria - essendo stato tratto dall'omonimo romanzo di
Michael Ondaatje e adattato per il cinema da Anthony Minghella - e che
l'avvincente trama dell'amore impossibile collocato in una cornice storico-avventurosa
e sullo sfondo di un fascinoso contesto esotico è dunque preesistente.
Tuttavia, aver scelto di portare sul grande schermo una storia di questo
genere ha senz'altro permesso al regista da un lato di utilizzarla abilmente,
e dall'altro di realizzarla in modo di sicuro apprezzabile dal punto
di vista tecnico.
Il
paziente inglese protagonista già dal titolo è un uomo
misterioso, in quanto di lui non si conosce nulla: Hana cerca di alleviare
le sue sofferenze fisiche e crede che l'uomo non ricordi affatto il
suo passato. A questa trama - che corrisponde a un primo piano temporale
e che vede Hana in un certo qual modo protagonista fra il suo paziente
e un soldato di cui si innamora - si mescola quella vera e propria:
la trama che per tutta la durata del film ha lo scopo di ricostruire
il passato del paziente misterioso e che si suddivide a sua volta in
diversi piani temporali. Il film inizia infatti in Italia nel 1944,
ma ben presto sposta la narrazione sia dal punto di vista geografico
che cronologico: le vicende personali del presunto paziente inglese
incominciano nel Nord Africa alla fine degli anni Trenta e vedono muoversi
diversi personaggi quali il conte ungherese Laszlo de Almasy, i coniugi
inglesi Katherine e Geoffrey Clifton e altri membri di una spedizione
voluta dal governo britannico nei deserti africani.
La
qualità tecnica di indubbio valore che il film possiede, e che
è giusto riconoscergli, consiste principalmente nell'abilità
in fase di montaggio di manipolare i diversi piani temporali nei quali
la duplice vicenda del paziente inglese viene frantumata. Infatti, per
narrare retroscena e antefatti dell'uomo non solo si torna indietro
di qualche anno ma, nel momento in cui ciò avviene, la successiva
sequenza cronologica non è rispettata, proponendo in tal modo
dei flashback che nascono dalla memoria del paziente, la quale,
al pari della coscienza, permette il loro riaffiorare non necessariamente
secondo un ordine cronologico preciso. Attraverso la manipolazione e
la frantumazione del tempo - che fortunatamente interrompono la monotonia
e la staticità della vicenda toscana - e attraverso i dialoghi
del paziente con un personaggio dal passato altrettanto misterioso,
viene ricomposta la grande storia d'amore che sta alla base dell'intero
film.
Ed
è proprio questo il limite del film stesso che, pur traducendo
in immagini questa passionale storia d'amore, non trova il modo di renderla
davvero avvincente nonostante i protagonisti rivestano i giusti ruoli
e li interpretino in modo intenso. L'abilità di manipolare il
tempo e di creare un'attesa - circa i destini dei due amanti intrappolati
da un amore impossibile a causa del matrimonio di lei, e circa lo svelamento
dell'identità del paziente - è pari all'abilità
tecnica di realizzare molte sequenze spettacolari, di compiacersene
e di manipolare anche il montaggio di inquadrature proposte all'inizio
del film, ma che acquistano senso tornando poi durante lo svolgimento
della vicenda come avviene nel caso del disegno dei graffiti della caverna.
È probabilmente
questa sorta di autocompiacimento, unito all'enfasi del melodramma,
ciò che non riesce a colpire veramente il cuore dello spettatore,
per quanto la spettacolarità di molte scene, l'avventura nel
deserto e la presenza delle crudezze della guerra non lascino indifferenti.
Anche
la sceneggiatura, pur rifacendosi a un soggetto preesistente e dunque
non colpevole di aver confezionato il melodrammatico triangolo amoroso,
per quanto riesca a destreggiarsi molto bene nei salti temporali presenta
in certi punti delle lacune che lasciano a volte immaginare allo spettatore
la soluzione di certe situazioni estreme - come l'incontro di Laszlo
coi soldati tedeschi - senza spiegarla veramente. Ma forse queste lacune
sono da imputare a necessari tagli a un film già sufficientemente
lungo. Nessuna
perplessità invece sulla fotografia e sull'ambientazione toscana,
i cui scorci di campagna e di città vengono poeticamente restituiti
con immagini incantevoli, come lo è la sequenza nella quale Hana
ha modo di ammirare in maniera assolutamente insolita i dipinti del
monastero.
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Titolo:
Il paziente inglese (The English Patient)
Regia:
Anthony Minghella
Sceneggiatura:
Anthony Minghella
Fotografia:
John Seale
Interpreti:
Ralph Fiennes, Juliette Binoche, Willem Dafoe, Kristin Scott Thomas,
Naveen Andrews, Colin Firth, Julian Wadham, Jürgen Prochnow, Kevin
Whately, Clive Merrison, Nino Castelnuovo, Hichem Rostom, Peter Rühring,
Geordie Johnson, Torri Higginson, Liisa Repo-Martell, Raymond Coulthard,
Lee Ross, Philip Whitchurch, Anthony Smee, Matthew Ferguson
Nazionalità:
USA, 1996
Durata:
2h. 42'
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