Luciana Morelli, 17 Giugno 2005: Incompiuto
Istituto Luce, 17 Giugno 2005

Silenzio tra due pensieri

di Babak Payami


Un particolare modo di vedere il cinema, semplicemente cercando di attingere alla realtà per affrontare questioni umane ad un livello ampio, e talvolta molto scomodo. Stiamo parlando di uno dei tanti esempi di questa teoria, di un film mediorientale - per la precisione iraniano - che ha al centro della sua storia una donna coraggiosa ed un uomo che non riesce a capire dove finisce il dovere e dove inizia la sua libertà.
Maryam MoghaddamAbbiamo incontrato a Roma il regista iraniano Babak Payami, colui che per far conoscere il film di cui stiamo per parlarvi - ed in definitiva per la sua libertà - ha sacrificato e rinnegato le sue origini. Uscì dal paese solo grazie al visto ottenuto per partecipare in veste di giurato al Festival di Mosca (nell'estate del 2003) e da allora, disattendendo la promessa fatta al governo di Teheran, non è mai più tornato in patria. Le autorità del suo Paese - non appena capirono l'argomento trattato nel suo film - gli confiscarono tutto il materiale girato e lui in fretta e furia fu costretto a raccattare qualche segmento della pellicola di scarto insieme al girato di prova e recarsi in Russia. Con tutto questo è riuscito a mettere insieme "Silenzio tra due pensieri", un filmato che difficilmente potremo mai chiamare film (a meno che fra qualche tempo non venga restituito al legittimo proprietario il materiale sottratto) ma che è un esempio - anzi l'emblema - di come il cinema sia capace di chiudere ed aprire le porte della popolarità anche quando tutto sembra andare per il verso sbagliato.

La storia di "Silenzio tra due pensieri" è quella di una ragazza che viene condannata alla pena di morte, per non si sa quale grave colpa, e che mentre sta per essere fucilata dal suo boia verrà risparmiata in extremis. Secondo il Corano infatti le donne vergini che vengono ammazzate vanno in Paradiso mentre lei come peccatrice non merita che l'Inferno. Toccherà al suo boia segregarla in casa sua, sposarla e poi a portare a compimento la sua missione, sempre che i suoi dubbi e le sue paure non vengano a galla tutte in una volta.

Una scenaGirato in Afganistan, è un film visivamente scadente (unicamente per i motivi di cui sopra), pieno di silenzi, di riflessione, di preghiera e di sofferenza, è un'opera a metà tra un film vero e proprio ed il documentario, caratterizzato da un montaggio 'alla buona' di pezzi di pellicola in cui compare spesso il time code nella parte inferiore dello schermo. La fiera dei piani sequenza al ralenti, che si protraggono anche per sei, sette minuti contagiando con una pesante sonnolenza anche lo spettatore meglio disposto verso questo genere di opere. Pochi dialoghi ma con una grandissima intensità di fondo, "Silenzio tra due pensieri" si avvale di un solo attore professionista (la vergine) mentre tutti gli altri sono stati reclutati per le strade.
Nonostante potrà essere difficile da rintracciare in sala, questo film è e resterà un pezzo raro ed immortale di cinema, qualcosa che probabilmente ci lascerà per sempre nel dubbio su come avrebbe potuto essere se a Payami fosse stata lasciata la possibilità di esprimere la propria arte. Senza dubbio una scelta coraggiosa quella dell'Istituto Luce, che ha deciso di sponsorizzare e promuovere il film anche in Italia con circa 10-15 copie.


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Il voto è segreto - di Babak Payami; con Nassim Abdi, Cyris Abidi.


La locandinaTitolo: Silenzio tra due pensieri (Sokoote beine do fekr)
Regia: Babak Payami
Sceneggiatura: Babak Payami
Fotografia: Farzad Jodat
Interpreti: Maryam Moghaddam, Kamal Naroui
Nazionalità: Iran, 2003
Durata: 1h. 35'