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Alberto Cassani, 20 Aprile 1999: Nostalgico |
Medusa,
16 Aprile 1999
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Pleasantville
di Gary Ross
“Fare
strada nella vita, oggi, richiede il massimo dei tuoi sforzi. Prendere
una vacanza da tutte le tue preoccupazioni ti aiuterebbe molto. Non
ti piacerebbe potertene andare? Alle volte vorresti andare dove tutti
conoscono il tuo nome e sono sempre contenti di vederti. Vorresti essere
dove i problemi sono sempre gli stessi, vorresti andare dove tutti conoscono
il tuo nome. Vorresti andare dove la gente sa che le persone sono tutte
uguali, vorresti andare dove tutti conoscono il tuo nome.”
G. Portnoy & J. Hart Angelo - Sigla di
“Cin Cin”, 1982.
Quante
volte abbiamo pensato quanto sarebbe bello poter vivere in un telefilm?
Che si tratti di una sit-com come “I Robinson” piuttosto che una soap
opera come “Beverly Hills 90210”, quei personaggi, la loro vita, ci
hanno sempre colpiti profondamente per la loro irrealtà, per
l’inverosimiglianza di tutte le situazioni che si trovano a vivere,
così diverse dalle preoccupazioni che abbiamo noi nella vita
reale. Proprio questo bisogno di evasione era stata la molla che, negli
Stati Uniti, aveva portato al successo numerose situation comedies degli
anni ‘50, come le varie serie con protagonista Lucille Ball, e negli
anni ‘30 aveva dato lustro alle vendite dei fumetti d’avventura. La
(fittizia) serie di “Pleasantville” è proprio una di quelle serie
in cui tutti sono talmente perfetti e talmente sorridenti da far venire
il vomito. Sarà per questo che piace tanto ai Nerds. Proprio
come il protagonista del film, che conosce a memoria ogni battuta delle
centinaia di puntate di “Pleasantville” e non si perderebbe la “Maratona
Pleasantville” (24 ore di fila!) per nulla al mondo. Sennonché
la sorella Jennifer, approfittando dell'assenza della mamma, ha invitato
un ragazzo per vedere un concerto su MTV. Tra i due fratelli nasce un
litigio per il possesso del telecomando che culmina nella rottura dello
stesso. A questo punto salta fuori un fantomatico tecnico-riparatore
TV che regala loro un nuovo, sfavillante, telecomando (atomico, a giudicare
dal disegno) che ha l’effetto collaterale di spedire i due adolescenti
dritti nel bel mezzo del bianco e nero della “Pleasantville” del 1958.
Che felicità!
La
storia di personaggi di film che vengono trasportati nel mondo reale
l’abbiamo già vista diverse volte (“La rosa purpurea del Cairo”
di Woody Allen, o “Ladri di biciclette” di Maurizio Nichetti), e anche
quella di persone “normali” che si ritrovano in TV non è nuova
(“Cool World” con Kim Basinger e Brad Pitt, e poi succedeva in un episodio
del film “Ai confini della realtà”, senza contare Roger Rabbit)
ma non ricordo di nessuno che si trovasse in questa situazione, incarnare
due personaggi della TV degli anni ‘50. La storia, poi, è affrontata
con discreta eleganza dallo sceneggiatore Gary Ross, qui alla prima
prova da regista. Ross ha saputo fare di meglio con le sceneggiature
di “Big” e “Dave, presidente per un giorno”, ma è comunque riuscito
a mettere insieme un prodotto piacevole, anche se non sempre intelligente
(orribili i dialoghi iniziali, quelli della TV e soprattutto quelli
“reali”), e poi è stato bravo a tenere le fila di un film complicato
come questo, che pare si avvalga di ben 1700 inquadrature elettroniche
(“Titanic” ne aveva “solo” 500). Complimenti, quindi, anche al responsabile
degli effetti visivi Chris Watts, e al compositore Randy Newman, autore
di splendide musiche originali (non a caso nominate per l’Oscar).
In
condizioni normali vi avrei probabilmente suggerito di segnarvi il nome
della protagonista, Reese Witherspoon, solo che il doppiaggio è
a dir poco orrendo e vanifica gli sforzi dell’ottimo cast con voci piatte
e fuori luogo (non ho mai sentito niente di più diverso dalla
voce di William H. Macy che la voce di chi lo doppia in questo film).
Comunque i nomi sono di tutto rispetto: Tobey Maguire è un attore
per noi abbastanza nuovo, ma pare molto bravo, qui; Reese Witherspoon
è una delle “rising star” più fulgide di Hollywood, ed
un motivo ci deve pur essere, anche se da questo film non si direbbe
(tra l’altro me l’aspettavo in un personaggio molto diverso, se le assomiglia
capisco perché è fidanzata con Ryan Phillippe); William
H. Macy e Joan Allen sono semplicemente due dei migliori attori del
mondo, in particolare in ruoli di supporto; la faccia di Jeff Daniels
la troviamo un po’ dappertutto, negli ultimi anni, da “Speed”
a “La carica dei 101”, senza contare che era proprio lui ad uscire dallo
schermo ne “La rosa purpurea del Cairo”. Ah, ci fosse stato un doppiaggio
migliore...
Dicevo
prima che la sceneggiatura non è la migliore che Ross abbia mai
scritto, però prevede molte situazioni interessanti. Innanzitutto
il disagio che una ragazza inquieta come Jennifer ha in una situazione
come questa: a Pleasantville i pompieri passano il loro tempo a salvare
gattini perché non brucia niente, neanche una sigaretta (l'incubo
di mia madre!), nel viale degli innamorati è già fin troppo
tenersi per mano, e per fare una colazione salutare bisogna ingollare
chili di frittelle, bacon, uova e salsa di mele. Invece il fratello
si trova benissimo nella parte di Bud: lui, avendo visto tutte le puntate,
conosce benissimo tutti i personaggi e tutte le situazioni, e non può
non essere contento di trovarsi in una squadra di basket dove non si
sbaglia un tiro neanche tirando bendati, dando la schiena al canestro
e col braccio sbagliato. Le cose più belle, comunque, le troviamo
quando i due cominciano a contaminare i nativi con le “piccole imperfezioni”
del mondo reale, come appunto il sesso, le parolacce, la pioggia e addirittura
i colori! Il virus si diffonde velocemente tra gli abitanti di Pleasantville,
spaventando i più puritani, anche perché in un paese dove
il letto matrimoniale è visto come il demonio un orgasmo farebbe
scoppiare degli incendi! Molto bella la sequenza sui libri, su come
solo i due ragazzi possano dare forma a dei libri che altrimenti avrebbero
le pagine bianche (però la canzone che si sente, “Take Five”,
è del 1959, cioè un anno dopo lo svolgersi dell’azione).
Unica cosa che mi ha lasciato perplesso è stata la reazione razzista
degli abitanti nei confronti delle persone “di colore”: la violenza
e l’odio non dovrebbe essere parte di loro, e se lo fossero dovrebbe
istantaneamente farli diventare a colori, dato che si sono contaminati.
Vabbè, fa niente: il film è valido comunque. Ultimo appunto
per l’origine del tecnico TV e del telecomando: non ci viene spiegata,
e non ha assolutamente importanza. Questi due elementi sono paragonabili
in tutto e per tutto al bibliotecario ed al libro de “La storia infinita”,
sono lì e basta, non c’è nessuna spiegazione per i loro
poteri, e va bene così. Il finale non è proprio splendido,
ma mi sento di consigliare questo film a tutti quelli che hanno sognato,
almeno una volta nella vita, di poter vivere in un telefilm, dove i
problemi sono sempre gli stessi, dove tutti sono felici di vederti,
dove tutti conoscono il tuo nome.
- Le persone cambiano
- Ma poi tornano come prima?
Percorsi
tematici
Seabiscuit
- di Gary Ross;
con Tobey Maguire, Jeff Bridges, Chris Cooper.
Titolo:
Pleasantville (Id.)
Regia:
Gary Ross
Sceneggiatura:
Gary Ross
Fotografia:
John Lindley
Interpreti:
Tobey Maguire, Reese Witherspoon, William H. Macy, Joan Allen, Jeff
Daniels, Marley Shelton, J.T. Walsh, Don Knotts, Paul Walker, Natalie
Ramsey, Kevin Connors, Heather McGill, Paul Morgan Stetler, Denise Y.
Dowse, McNally Sagal, Jane Kaczmarek, Giuseppe Andrews, Marissa Ribisi,
Justin Nimmo, Jenny Lewis, Robin Bissell, Harry Singleton
Nazionalità:
USA, 1998
Durata:
2h. 04'
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