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Sandro Paté, 23 Febbraio 2005: Artificioso |
Medusa,
11 Febbraio 2005
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Provincia
meccanica
di Stefano Mordini
Una
famiglia sconquassata rifiuta le consuetudini imposte dalla propria
comunità. Paolo, un operaio turnista (Stefano Accorsi); Silvia,
una giovane mamma anticonformista (Valentina Cervi); Sonia, una ragazzina
affettuosa (Adele Ferruzzi); Davis, un bimbo silenzioso (Lorenzo Zanetti);
Pigro, un cane tv-dipendente e un iguana senza particolarità
di rilievo vivono mettendo al bando le istituzioni, gli obblighi del
vivere quotidiano e ogni tipo di abitudine. E sono felici.
Ma
l'equilibrio della famiglia, evidentemente, ha i giorni contati. Un'assistente
sociale preoccupata e una suocera tormentata dalle strane scelte di
vita di "casa Battaglia" mettono a rischio la già provata
armonia familiare. Per via delle assenze ingiustificate da scuola Sonia
viene allontanata dal nido squinternato in cui ha sempre vissuto. Silvia
accusa il colpo, si chiude in camera da letto e si isola dal mondo che
le ha strappato la figlia. Il processo di disgregazione del ménage
familiare raggiunge l'apice quando Dragan detto "il rosso"
(Ivan Franek), un marinaio bloccato nel vicino porto, si stabilisce
nell'appartamento di Paolo e Silvia, ovviamente sempre più abbandonato
a se stesso. Gli animali vengono regolarmente privati di cibo, i piatti
nel lavello crescono a ritmo vertiginoso, Davis, costantemente in mutande,
non si stacca dalla Playstation e Silvia, forse sensibile più
di tutti al clima di insostenibile anarchia, in un attimo di confusione
tradisce il marito. La cosa si abbatterà su Paolo che, malgrado
i mille problemi tra le mura domestiche a cui si aggiungeranno altrettante
difficoltà sul luogo di lavoro, finirà per alienarsi da
tutto e tutti alla ricerca di recuperare quella stabilità che
gli è scivolata tra le dita.
"Provincia
meccanica", liberamente ispirato a un fatto di cronaca, opera prima
di Stefano Mordini, già autore di ottimi documentari ("Paz
'77", "Arbitri", "L'allievo modello") fa discutere.
Per un film italiano è già una novità. Apprezzabile
l'atteggiamento da documentarista per raccontare una storia di finzione,
la caratterizzazione di alcuni personaggi e il tono con cui sono messe
in scena queste esistenze di degrado. Nella prima parte del film, in
effetti, si ha la sensazione che la macchina da presa sia uno strumento
per riportare e rivelare piuttosto che per narrare e raccontare. In
apertura succede davvero poco: inarrivabili giri a vuoto, intensi momenti
di attesa, lancinanti attimi di sospensione. La provincia pare davvero
meccanica per quel senso di predestinazione che incombe su ogni personaggio.
E' proprio una periferia a orologeria quella descritta da Mordini. Nel
suo racconto non c'è un burattinaio, ma abbondano i burattini.
Finiranno stritolati? La cosa è evidente sin dalle prime scene.
A
rovinare tutto ciò che di buono viene seminato c'è un
brusco cambiamento che, di fatto, scombina le carte in tavola. In poche
sequenze, la storia di personaggi dell'inizio diventa una trama di peripezie.
All'introspezione
si sostituisce una meno efficace concatenazione di piccoli grandi incidenti,
quella che la teoria della sceneggiatura chiama plot-driven stories
o action plot. In parole povere, cresce quell'effetto valanga
tipico di tante commedie italiane. Il cambiamento appare abbastanza
ingiustificato. Finché il nucleo drammatico della vicenda è
rappresentato dai personaggi il risultato è di sicuro effetto,
ma improvvisamente qualcosa smette di funzionare. Paolo, comunque il
miglior personaggio interpretato da Accorsi da molti anni a questa parte,
viene travolto in un'escalation di disavventure che mal si concilia
con l'atmosfera rarefatta dell'avvio. Telefona a un maghetto di una
piccola emittente, abbandona la figlia a un caporeparto che ha appena
mandato a quel paese, instaura una discutibile amicizia con una centralinista
e per fuggire dal marito di quest'ultima - la scelta di piazzare un
personaggio nuovo negli ultimi dieci minuti di film grida vendetta -
partecipa a una gara podistica notturna che casualmente - altra vendetta
- passa di fronte alla casa dove è radunato tutto - e dico tutto
- il parentado dei Battaglia.
L'unico
film italiano in concorso all'ultima edizione del Festival di Berlino,
forse perché di fatto diviso in due parti è destinato
a separare anche nei giudizi. Una storia complessivamente plausibile
ma meccanica di nome e di fatto. Forse con qualche ingranaggio un po'
troppo rumoroso.
Titolo:
Provincia meccanica
Regia:
Stefano Mordini
Sceneggiatura:
Silvia Barbiera, Stefano Mordini
Fotografia:
Italo Petriccione
Interpreti:
Stefano Accorsi, Valentina Cervi, Ivan Franek, Miro Landoni, Silvia
Pasello, Barbara Folchitto, Giacomo Pieperno, Lorenzo Zanetti, Adele
Ferruzzi
Nazionalità:
Italia, 2004
Durata:
1h. 40'
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