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Alberto Cassani, 28 Novembre 1999: Piatto |
Uip,
23 Aprile 1999
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Psycho
di Gus Van Sant
“Pessima
idea. Non vediamo l'ora di poterlo vedere”
“Entertainment Weekly”, 21 Agosto 1998.
In effetti solo
il pensiero di un remake del film che ha rivoluzionato il cinema horror
sembra il delirio di un malato di mente. Eppure Gus Van Sant ha cercato
di convincere i produttori della Universal a realizzare questo progetto
per molti anni. Solo adesso, facendo veder loro gli Oscar vinti da “Will
Hunting”, è riuscito a convincerli. Ed in fondo il pubblico
ha risposto discretamente bene.
“Psyco”,
l'originale, ha infranto molte delle regole del cinema, e soprattutto
di Hollywood. Era una sequenza di colpi inaspettati, di situazioni sorprendenti,
proprio perché, volutamente, non rispettava alcuna regola che
lo spettatore si aspettava di vedere veder rispettata, a cominciare
dall'omicidio dell'attrice più importante dopo solo un terzo
del film. Sono passati 40 anni, ed il pubblico è cambiato molto,
e proprio per via del primo “Psyco” non si aspetta
più alcune cose, e se ne aspetta altre. Nell'idea di rifare il
film inquadratura per inquadratura, rispettando l'originale il più
possibile, Van Sant ha tradito completamente lo spirito di Hitchcock,
a parte il fatto che le differenze sono tantissime. La più vistosa
è la scelta di Anne Heche nel ruolo della fuggiasca Marion Crane.
La scena della doccia, famosa almeno quanto quella della scalinata di
Odessa de “La Corazzata Potemkin”, ha la potenza che ha non solo perché
è violenta, ma perché vede la grande star venir
brutalmente uccisa dopo meno di mezz'ora dall'inizio. Nello scegliere
la Heche, bravina ma tutt'altro che un nome grosso del cinema, questo
elemento viene perso. Ma tutto il cast di questo nuovo “Psycho”
è 'no star', dato che il nome migliore è quello di William
H. Macy, attore eccezionale ma ancora lontano dalla vera fama mondiale.
Quindi il pubblico ha meno trasporto verso i personaggi, che non riconosce
come qualcuno di “vicino”. A parte questo, comunque, Vince Vaughn è
molto bravo come Norman Bates, e sembra un attore più dotato
di Anthony Perkins. Il problema è che “Psyco”
è talmente famoso che nella mente di tutti Anthony Perkins è
Norman Bates.
La colonna sonora
di “Psyco” la conosciamo tutti, l'abbiamo sentita
tutti almeno una volta, a parte il tipo di operazione fatta da Van Sant,
non avrebbe avuto senso rifare “Psyco” con un'altra
musica. Così Danny Elfman, invece di riscrivere ed adattare le
musiche originali (come aveva fatto col tema di “Missione Impossibile”),
ha deciso semplicemente di rieseguire le musiche originali di Bernard
Hermann, conducendo gli archi dell'orchestra verso toni un po’ meno
alti. In tutto questo, però, male si inseriscono le canzoni di
Rob Zombie (incarnazione terrena di Lobo, "colui che ti divora gli intestini
ridendoti in faccia") che si sentono in un paio di occasioni, e la canzone
dei titoli di coda.
La
sceneggiatura è scritta, di nuovo, da Joseph Stefano, che a dir
la verità non ha avuto una carriera particolarmente radiosa.
A parte il film di Hitchcock, di suo si ricordano, negli Stati Uniti
più che in Europa, “The Black Orchid” (1958), il Tv Movie “A
Death of Innocence” (1971) e il più recente “Two Bits” (1985).
Stefano è il classico esempio di persona intrappolata in un ruolo,
anche se di solito capita con gli attori, proprio come Anthony Perkins.
La storia è basata, per chi non lo sapesse, su un romanzo di
Robert Bloch. Un orribile romanzo. Probabilmente la cosa peggiore che
Bloch abbia mai scritto, ben lontana da “American Gothic” e soprattutto
da “Sinceramente vostro, Jack lo squartatore”. Il primo “Psyco”,
viste le premesse, sembra quasi una mosca bianca, un'eccezione, il lavoro
di un genio che è riuscito a ribaltare delle pessime premesse.
Questo sarebbe dovuto essere un motivo sufficiente per convincere chiunque
a lasciar perdere l'idea di rifare “Psyco”,
in particolare di rifarlo in questo modo. Invece Van Sant ha insistito.
In
questa nuova versione la scena più bella è quella in cui
Marion è in macchina e si immagina le reazioni della gente a
Phoenix alla sua fuga, poco prima di arrivare al Bates Motel. Il resto
non è niente di eccezionale. Ma visto che tutto il film è
simile all'originale, e che nell'originale questa scena era nata come
pura soddisfazione alla curiosità di Hitchcock per le reazioni
al furto della città di Phoenix, questo vuol dire che il resto
del film, che dovrebbe essere migliore, non può certo essere
eccezionale. Il problema, ancora una volta, è il modo in cui
il film è stato rifatto. Van Sant, che in altri suoi lavori ha
dimostrato di essere un buon regista, qui è assolutamente impersonale,
senza stile. Sarebbe stato molto più interessante, più
accattivante e probabilmente anche più soddisfacente, provare
a narrare la stessa, mitica, storia da un'altra angolazione, da un altro
punto di vista. Non intendo dire incentrare la storia sulla sorella
di Marion invece che su Norman Bates, ma provare a girare il film in
un altro modo, vedere se si può fare di meglio con le tecniche
d'oggi, con gli attori d'oggi, cercare di capire se “Psyco”
è un capolavoro perché è una grande storia ben
realizzata o “solo” perché è il lavoro di un grande maestro
della regia cinematografica. Invece Van Sant era interessato soltanto
a presentare una versione aggiornata, a colori, del film di Hitchcock
al pubblico di giovani che non ha mai visto l'originale. Ma allora che
differenza c’è con la colorazione elettronica dei grandi film
del passato?
Il
Febbraio scorso il film “Payback”, interpretato da Mel Gibson, era uscito
negli Stati Uniti con la scritta “Get ready to root for the bad guy”,
preparatevi a tifare per il cattivo. Beh? E allora? In quasi tutti i
film di Hitchcock lo spettatore viene portato a preoccuparsi per la
sorte del cattivo, più che per quella dei buoni. “Psyco”
non fa certo eccezione. Questa volta, invece, tutta la vicenda è
talmente piatta che poco ci importa di vedere se Norman Bates riesce
a liberarsi dei cadaveri, se la madre la fa franca oppure la scoprono,
se il bene trionfa oppure no. La differenza tra il film originale e
questo remake e` esemplificata benissimo da una frase detta dallo sceneggiatore
Joseph Stefano in un'intervista per “Creative Screenwriting” del Settembre/Ottobre
1998: “Le situazioni che i personaggi di un film devono affrontare sono
molto personali. Più sono personali, più il film ha successo”.
Per Hitchcock, invece, la Grande Regola era: “più riuscito è
il cattivo, più riuscito è il film”. È per questo
che nei suoi film parteggiamo sempre per il cattivo. È per questo
che lui era un Maestro.
Mia
madre non è molto in sé, oggi.
Percorsi
tematici
Psyco
- di Alfred Hitchcock; con Anthony Perkins, Janet Leigh.
Da
morire - di Gus Van Sant; con Nicole Kidman, Matt Dillon, Joaquin
Phoenix.
Elephant - di Gus Van Sant; con Alex Frost,
Eric Deulen, John Robinson.
Paranoid Park - di Gus Van Sant; con Gabe
Nevins.
Scoprendo Forrester - di Gus Van Sant; con
Sean Connery, Rob Brown, Anna Paquin.
Will Hunting - Genio ribelle - di Gus Van
Sant; con Matt Damon, Ben Affleck, Robin Williams.
Titolo:
Psycho (Id.)
Regia:
Gus Van Sant
Sceneggiatura:
Joseph Stefano
Fotografia:
Chris Doyle
Interpreti:
Vince Vaughn, Anne Heche, William H. Macy, Julianne Moore, Viggo Mortensen,
Robert Forster, Chad Everett, James Remar, Philip Baker Hall, Anne Haney,
Rance Howard, Rita Wilson, James LeGros, Steven Clark Pachosa, O.B.
Babbs, Flea, Marjorie Lovett, Ryan Cutrona, Ken Jenkins, Roy Brocksmith,
Gus Van Sant
Nazionalità:
USA, 1998
Durata:
1h. 46'
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