| Tania
Varroni, 10 Febbraio 2007: Sorprendente |
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Psyco
di Alfred Hitchcock
Finanziato
di tasca propria dallo stesso Alfred Hitchcock per la produzione della
Paramount, "Psyco" è il capolavoro hitchcockiano per
eccellenza, il film che più lo ha reso noto nel mondo e nel tempo.
E come stupirsene? Con un budget di soli 800.000 dollari e quaranta
giorni di riprese, il risultato è sorprendente. Con
una troupe televisiva, la stessa che collaborava col regista
per le riprese di "Alfred Hitchcock presents", e con un cast
artistico particolarmente ricercato, si è dato vita ad uno dei
film più contorti ed intricati che si siano mai visti.
Marion
Crane (Janet Leight), un'attraente segretaria di Phoenix, è innamorata
di Sam Loomis (John Gavin). Lui ricambia i suoi sentimenti, ma i due
non possono far altro che vivere la loro storia nella clandestinità:
non hanno abbastanza soldi per permettere a lui di divorziare da sua
moglie e ai due di vivere insieme. Marion è oppressa da questa
situazione e, alla prima occasione, cede alla tentazione di poter cambiare
la sua vita e quella dell'uomo che ama.
L'uomo per
cui lavora le affida un incarico di fiducia: depositare 40.000 dollari
in contanti in banca. Come resistere, a quel punto? Perché non
commettere la follia di rubare i soldi e fuggire lontano? Più
lontano che si può... senza curarsi delle conseguenza del proprio
gesto, solo per la voglia di cambiare. E lo fa. Lo fa davvero: Marion
fugge via con i soldi.
Durante
il viaggio in auto lo spettatore non può fare altro che immedesimarsi
in quella che crede essere la protagonista del film. Le voci off che
si sentono mentre la donna è alla guida permettono allo spettatore
di entrare nella sua mente, di conoscerne i più intimi pensieri.
Le sue paure, le sue angosce, la sua necessità di vivere in un
mondo altro. Stanca
di tanti chilometri, decide di fermarsi per la notte. Motel Bates, dodici
camere e tutte e dodici libere. Perfetto, proprio quello che ci voleva
in questa notte buia e tempestosa (quella non manca proprio mai...).
Il titolare dell'albergo, Norman Bates (Anthony Perkins), sembra essere
simpatico, accoglie Marion nel migliore dei modi, invitandola persino
a mangiare con lui nella villa vittoriana in cui vive con sua madre.
Marion, affamata dopo un lungo viaggio non può che accettare.
Ma c'è qualcuno che non è d'accordo. La madre di Norman
urla contro il figlio di non volerla in casa.
Il
signor Bates, gentile e cordiale, seppure un po' troppo introverso,
torna sui suoi passi ed offre dei panini a Marion da consumare nel suo
ufficio. E qui i due iniziano un dialogo che farà da colonna
portante all'intero film, una conversazione importante perché
avvia lo spettatore alla comprensione di ciò che sarà
il complesso intreccio narrativo. Norman è un uomo sensibile,
molto protettivo nei confronti di una madre che sembra detestare. Lei
lo tiene prigioniero, ma è lui stesso a non voler andar via.
In
"Psyco" non si insiste particolarmente sulla scenografia.
Tutto è molto naturale, ma ci sono degli elementi decisamente
degni di nota. Gli uccelli impagliati che l'uomo colleziona e il quadro
rappresentante uno stupro, appeso alla parete, sono particolarmente
significativi e vanno ad introdurre il complesso ed inaspettato carattere
psicologico di Bates.
Marion,
in seguito alla lunga conversazione con Norman decide che la cosa più
giusta da fare è tornare indietro, consegnare i soldi e pagare
le conseguenza del suo gesto. Ed è qui che il film inizia realmente.
Dopo venticinque minuti circa la protagonista viene uccisa. Non sappiamo
da chi, ma lo immaginiamo. Una donna col viso completamente in ombra
scosta la tenda della vasca in cui la ragazza sta facendo la doccia.
Ha un grosso coltello in una mano. Cosa succede lo sapete già.
Marion viene brutalmente uccisa.
La
"scena della doccia" è tra le più famose e citate
del cinema di tutti i tempi. La sua costruzione formale è incredibilmente
attenta e carica di suspense. Il montaggio frenetico, che ci
impone un punto di vista complice della macchina da presa, si sposta
da dettagli della bocchetta e dello scarico della doccia, del coltello
che colpisce, ai particolari del corpo che sappiamo lacerato, del viso
della vittima, occhi, labbra, una bocca spalancata per un urlo disperato
di terrore. Ed
è storia. La protagonista del film è morta dopo la prima
mezz'ora. Cosa fare, a questo punto? Con chi identificarsi?
Norman
urla. Urla alla madre "cos'hai fatto?!". E corre. Corre a
pulire ogni minima traccia di un delitto insensato e atroce. La sequenza
della pulizia è lunga, attenta in ogni dettaglio, anche il più
piccolo. E mentre vediamo il corpo di Marion avvolto nella tenda di
plastica ci torna in mente il suo occhio da morta che la macchina da
presa inquadra nel particolare per allontanarsene con un carrello all'indietro
lentissimo. E Marion è lì, la sua presenza è impalpabile,
ma lei c'è. Per lo spettatore è lei la protagonista, ancora.
"Psyco"
è il film dello sguardo. Tutto nel film ci riporta all'importanza
tematica dello sguardo. Ogni cosa.
È possibile coglierne un primo indizio durante la fuga di Marion
da Phoenix. Un poliziotto la segue e la osserva attentamente dall'altro
lato della strada (quando lei si ferma per cambiare auto) con occhiali
scuri che riportano allo sguardo truce della madre di Norman. Ma lo
sguardo del poliziotto non è uno sguardo come gli altri: lui
non guarda, ma osserva. E l'osservazione, quella invadente e inconsapevole,
sta alla base di ogni significato di "Psyco".
Il
voyeurismo oscilla tra una sequenza e l'altra caratterizzando il film
dall'inizio alla fine. Significativo il modo in cui l'occhio del regista
si insinua nella camera da letto in cui Marion e Sam hanno appena fatto
l'amore; lei è ancora stesa nel letto sfatto, lui inizia a rivestirsi.
Non c'è bisogno di altro per capire cosa è appena successo.
Il voyeurismo raggiunge il suo apice nel momento in cui Norman spia
Marion da un foro sul muro (tra l'altro fatto dietro il quadro rappresentante
lo stupro). Il suo occhio sinistro va oltre, e osserva Marion per punirla,
per autopunirsi.
Per
tutto il film sappiamo davvero poco dell'assassino. Crediamo sia una
madre possessiva e gelosa di ogni donna che avvicini suo figlio. Ma
dopo un po' ci rendiamo conto che qualcosa non va. In tutto il puzzle
manca un tassello fondamentale, che ci viene fornito con lo svelamento
di una notizia fondamentale: la madre di Norman è morta molti
anni prima. Ma
allora la voce da donna che abbiamo sentito di chi è? E le ombre,
la donna dietro la finestra illuminata... cosa succede? Chi abbiamo
visto, o creduto di vedere? E
come arrivare ad una soluzione chiara se non con l'aiuto di uno psichiatra,
specializzato in casi di sdoppiamento della personalità, che
ci spiega esattamente ciò che è accaduto nella mente di
Norman in seguito alla morte della madre?
Ancora
una volta il genio di Alfred Hitchcock ci coinvolge e affascina in una
pellicola celata di misteri e significati, di senso estetico impregnato
di arte, quella vera. Un'arte che non può fare a meno di coinvolgere
ed affascinare uno spettatore attento ed inconsapevole, disposto ad
andare oltre gli schemi, oltre l'immaginazione e la realtà, libero
di affidarsi alle mani di un vero e proprio maestro del cinema.
Percorsi tematici
Psycho
- di Gus Van Sant; con Vince Vaughn, Anna Eche, William H. Macy.
La
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La finestra sul cortile
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con James Stewart, Grace Kelly.
Rebecca,
la prima moglie - di Alfred Hitchcock; con Laurence Olivier, Joan
Fontaine.
Titolo:
Psyco (Psycho)
Regia:
Alfred Hitchcock
Sceneggiatura:
Joseph Stefano
Fotografia:
John L. Russsell
Interpreti:
Anthony Perkins, Janet Leigh, Vera Miles, John Gavin, Martin Balsam,
John McIntire, Simon Oakland, Vaughn Taylor, Frank Albertson, Lurene
Tuttle, Pat Hitchcock, John Anderson, Mort Mills, Fletcher Allen, Prudence
Beers, Muriel Bradley, Kit Carson, Francis De Sales, George Dockstader,
George Eldredge, Harper Flaherty, Sam Flint, Virginia Gregg
Nazionalità:
USA, 1960
Durata:
1h. 48'
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