Tommaso Tocci, 20 Gennaio 2005: Fluido
Bim, 21 Gennaio 2005

La Foresta dei Pugnali Volanti

di Zhang Yimou


Zhang ZiyiGuardando "La Foresta dei Pugnali Volanti" mi ero riproposto di non osservare il film attraverso la lente di "Hero", opera precedente di Zhang Yimou e primo passo del regista nel genere wuxia. Presto mi sono reso conto, però, che il confronto diretto era inevitabile, e che lo stesso Yimou ha lavorato su questo aspetto. Il film rappresenta infatti un contraltare notevole al suo predecessore; se "Hero" era un lucente disegno politico che tendeva all'universalità, qui i protagonisti si muovono "in piccolo" su uno sfondo che non si apre e non si chiude. Come "Hero" non aveva dei personaggi, ma delle tipologie, questo film è basato tutto sulle scelte individuali di personalità che deragliano dal binario delle "vicende del mondo". In gioco tra i due film c'è il rapporto tra sentimento e morale: ciò che soccombe in uno, trionfa nell'altro.

I Pugnali VolantiLa vicenda è ambientata nell'anno 859 d.C. L'affermazione della dinastia Qin, narrataci in "Hero" con un respiro di celebrazione fondativa, lascia il posto ad uno scenario di deriva: la dinastia Tang è in declino e nelle terre senza legge sorgono nuclei ribelli. I "Pugnali volanti" sono i più agguerriti, e a nulla è valsa la sconfitta del loro vecchio leader; con una nuova, misteriosa guida i ribelli sono tornati a imperversare. Due ufficiali della contea, con poco tempo a disposizione per sedare le rivolte, decidono di seguire la pista di una ballerina cieca, sospettata di appartenere ai "Pugnali volanti". Sarà lei a condurre Leo e Jin, in incognito, nei territori ribelli. Durante il viaggio, però, la vicenda si complica notevolmente, tra amore e dovere, inganno e devozione...

Zhang Ziyi in una scenaSe in pochi avrebbero immaginato la svolta "spettacolare" di Yimou con "Hero", ancora meno spettatori si sarebbero aspettati un secondo film sullo stesso filone, abituati a più di un decennio di pellicole ben diverse. Epperò "House of Flying Daggers" completa un percorso di avvicinamento del regista a una parte importante della tradizione narrativa cinese; arrivato ad un punto di svolta della sua carriera, Yimou si è confrontato con il wuxiapian senza timori, liberando quella passione giovanile di cui nessun regista suo connazionale potrà mai negare l'influenza. Con questo film l'aderenza al genere è finalmente completa ed appassionata, tanto da includere un importante passaggio in una foresta di bambù, storicamente uno dei "luoghi deputati" più importanti per il combattimento. Indice di confidenza da parte del regista, che per sua stessa ammissione ha guadagnato molto in sicurezza dalla precedente opera.
Takeshi Kaneshiro e Andy LauGuarda caso è proprio attraversando, simbolicamente ma non solo, la foresta di bambù che il film cambia marcia, lasciandosi alle spalle un inizio suggestivo ma privo di mordente nelle sequenze d'azione (che, sempre più arzigogolate, rischiano di diventare stucchevoli quando sommergono la narrazione), pur conservando un fascino emozionante nelle parti più suggestive, come il ballo di Zhang Ziyi nel locale. Una volta entrati nella foresta è l'inerzia più intima a mutare: immersi in un verde pieno e stratificato, i personaggi a poco a poco escono fuori dal loro guscio, portando a galla quei conflitti che finalmente forniscono una possente giustificazione all'impatto scenico: il confronto finale avrà luogo nella neve, una neve non programmata (arrivata in anticipo sui paesaggi ucraini scelti dal regista) che ha costretto tutti ad adeguarsi fluidamente al suo scorrere, realizzando una sequenza di tagliente bellezza.
Zhang ZiyiNon posso neanche esimermi dal citare il cambiamento "etico" del combattimento finale: proprio quando lo spettatore si è assuefatto ad uno stile che, da "Hero" fino all'ultima sequenza di "Flying Daggers", rimane immutato nella sua aerea labilità, Yimou gradualmente aggiunge pesantezza ai corpi e ai colpi, confondendoli nella neve e costruendo un legame di senso importantissimo; mentre la Storia rimane sullo sfondo, i personaggi trasfigurati dalle loro emozioni perdono le caratteristiche cui ci siamo abituati e diventano davvero "umani", aggrappandosi l'uno all'altro in una lotta ormai puramente intima.

Zhang ZiyiYimou realizza dunque un ideale complemento al suo film precedente, dimostrando di essere un interprete notevole della tradizione cinematografica cinese, anche alle prese con generi diversi.
Il cast, oltre all'ormai familiare Zhang Ziyi ("La tigre e il dragone", "Hero", "2046") comprende la superstar di Hong Kong Andy Lau e Takeshi Kaneshiro, già visto in due film al servizio di Wong Kar Wai ("Angeli Perduti" e "Hong Kong Express"). Molto bravi tutti e tre, in particolare Zhang Ziyi che, ormai esperta del genere, si cimenta anche nel ruolo di una non-vedente e nel ballo con ottimi risultati.


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La locandinaTitolo: La Foresta dei Pugnali Volanti (Shi mian mai fu)
Regia: Zhang Yimou
Sceneggiatura: Li Feng, Zhang Yimou, Wang Bin
Fotografia: Zhao Xiaoding
Interpreti: Zhang Ziyi, Takeshi Kaneshiro, Andy Lau Tak Wah, Song Dandan
Nazionalità: Cina, 2004
Durata: 1h. 59'