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Emanuela
Perozzi, 17 Novembre 2006: Deludente |
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Distribution, 17 Novembre 2006
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Quale
amore
di Maurizio Sciarra
Andrea
(Giorgio Pasotti) e Antonia (Vanessa Incontrada) si sono giurati amore
eterno ad una sola settimana dal loro primo folgorante incontro. Lei
è una pianista di talento, lui un esponente dell'alta finanza
internazionale. Entrambi annullano nel rapporto le loro individualità,
schiacciandole sotto il peso di un amore totale che non ammette distrazioni,
né cali di dedizione. Ma poi arrivano i tre figli, la routine
familiare, e alcuni equilibri, già precari, finiscono per scivolare
verso dinamiche impreviste. Antonia si ricorda di possedere un'arma
molto tagliente, la sua bellezza. Andrea scopre le sofferenze della
gelosia, e non se ne libera più.
Lo
avevamo lasciato alle scorribande giovanili e nostalgiche della "rivoluzione
sulla due cavalli", delicato viaggio dentro le ribellioni degli
anni '70 e tormentoso tentativo di viverle da protagonisti. Lo ritroviamo
oggi, dopo cinque anni e con una rinnovata abilità visiva e stilistica,
alle prese con una pellicola che dichiara sorniona la libera ispirazione
ai contenuti e alle atmosfere cupe della letteratura melodrammatica
di Lev Tolstoj ("La sonata a Kreutzer"). Parliamo di Maurizio
Sciarra, un regista molto attento alla costruzione formale dell'immagine
e ai risvolti metaforici dei passaggi testuali, eppure non fino al punto
di accorgersi (e correggere) delle stecche che talvolta arrivano a sfregiare
l'orchestrazione globale del motivo portante del suo film, della dissacrante
piega che prende troppo spesso la musicalità delle ripetizioni.
Ridotta a mero accompagnamento decorativo, a protagonista mancata, la
tematica della musica non incide a dovere e non supporta l'eleganza
delle immagini, ma si limita ad osservare statica lo scorrere dei pensieri
e delle parole dei personaggi anziché entrare dirompente a sorreggere
il dramma della gelosia, della felicità illusoria e fugace che
li investe ricoprendoli di debolezza e precarietà umana.
Nonostante
l'apprezzabile tentativo di indagarne i risvolti più latenti,
le istanze interiori dei protagonisti non conducono mai ad una credibilità
emotiva. La regia, come dicevamo, è attenta a non creare sbavature
formali, a non inserire inverosimiglianze concettuali e linguistiche,
ma il punto è che la vera incoerenza è percepita ad un
livello più sottile, che precede il discorso della diegesi o
della costruzione filmica vera e propria, per andarsi a collocare all'interno
di una sceneggiatura povera di coinvolgimento emotivo e sovraccarica
di parole vuote, apertamente artificiali, elargite a profusione dal
racconto (spesso) in fuori campo di un Giorgio Pasotti ridicolizzato
da una recitazione a scatti e involontariamente comica di cui non può
sentirsi pienamente colpevole. Tanto è vero che la sua prova
attoriale, così come quella di una diligente Vanessa Incontrada,
lancia messaggi positivi e all'altezza dei suoi standard quando si muove
sul filo degli sguardi (quasi sempre furtivi e voyeuristici) che attestano
molto bene la lenta disgregazione psichica che lo sta investendo, quando
lascia parlare le ossessioni interiori che lo agitano piuttosto che
i dialoghi da romanzata televisiva che è costretto a pronunciare,
cercando di limitare i danni. Un testo in cui forse le rischiose acrobazie,
i complicati passaggi, quelli che palleggiano dalla letteratura al grande
schermo, dal passato al presente, dai costumi della nobile Russia agli
inganni numerici di una Svizzera finanziaria, fredda e calcolatrice,
hanno finito per incidere sulla visione complessiva del film non poche
cicatrici di incertezza e cedimento creativo.
La
storia di Antonia e Andrea, il dramma della gelosia accecante che arriva
alla pulsione omicida, cade inesorabilmente nella trappola del già
visto, del cliché più inflazionato, delle anticipazioni
narrative che uccidono la tensione, generando nello spettatore una noia
(e persino un'insofferenza) che si intensifica man mano che ci si avvicina
all'evento centrale, quello attorno a cui ruota tutto il senso del film,
quel culmine di emotività che non si presenta clamorosamente
all'appello. Dopo un'ora e mezza in cui non abbiamo fatto altro che
ascoltare il rigido racconto di Andrea ad un inconsapevole viaggiatore
conosciuto in aeroporto (Arnoldo Foà, l'unico che risulta davvero
bravo anche dicendo sciocchezze), arriviamo finalmente al punto, alla
visualizzazione del momento topico di cui abbiamo pazientemente atteso
l'evolversi. Peccato che in sala scappino risatine che insospettiscono,
che non dovrebbero esserci in un finale così drammatico, che
forse non c'erano una volta arrivati all'ultima pagina del romanzo di
Tolstoj. Ad ogni modo, la disillusione non colpisce lo spettatore inaspettatamente,
non attende l'ultima inquadratura per mostrarsi in tutta la sua inevitabilità,
ma viene purtroppo esibita, come presenza sottile ma costante, fin dalle
prime battute.
Titolo:
Quale amore
Regia:
Maurizio Sciarra
Sceneggiatura:
Claudio Piersanti, Maurizio Sciarra
Fotografia:
Alessio Gelsini Torresi
Interpreti:
Giorgio Pasotti, Vanessa Incontrada, Arnoldo Foà, Andoni Gracia,
Maria Schneider, Magda Mercatali, Timothy Martin, Giovanni Capaldo,
Nico Bonavolontà, Elsa Kudelka, Stefano Patrizi, Giorgia Ferrero,
Marco Solari, Chantal Martinoni, Marino Masè, Claudia Della Gatta,
Fabrizio Bono, Alessandro Demcenko, Daniele Marcelli, Rossella Zampiron
Nazionalità:
Italia, 2006
Durata:
1h. 37'
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