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Fabrizio
Formenti, 4 Marzo 2008: Povero |
IIF,
22 Febbraio 2008
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John
Rambo
di Sylvester Stallone
Dopo
anni di battaglie e infinite peripezie, John Rambo si è ritirato
a vita solitaria in Tailandia, nella zona del fiume Salween, dove si
guadagna da vivere lavorando su un battello e cacciando serpenti. Al
termine di una battuta di caccia, viene avvicinato da un gruppo di missionari
giunti a lui per chiedergli di guidarli sino al confine con la Birmania,
paese in cui è in corso da più di sessant'anni una guerra
civile che somiglia sempre più ad un genocidio. Nonostante le
riluttanze iniziali e diversi tentativi di dissuasione, Rambo accetta
di traghettare i volontari sino al villaggio in cui intendono prestare
soccorso, ma non fa neppure in tempo a risalire il fiume che per lui
è di nuovo ora di combattere...
L'intreccio
è ridotto ai minimi termini (per usare un eufemismo), la sceneggiatura
è talmente diluita da riuscire a far sembrare fuori misura una
proiezione della durata di appena un'ora e mezza, e il personaggio di
John Rambo viene reso con una piattezza se possibile superiore a quella
cui si era arrivati in "Rambo III". Le scene di guerriglia,
almeno, sono ben dirette e altrettanto ben montate, nonostante si avverta
come eccessivo il novero di teste ed arti che schizzano in aria in primo
piano. Non proprio un quadro esaltante, quello che ci si para davanti.
Voleva
riservare un commiato accorato ed innalzante anche a John Rambo, Stallone,
dopo che con "Rocky Balboa" l'impresa
di restituire decoro e 'calore' al suo caro vecchio pugile gli era tutto
sommato riuscita, pur con qualche riserva. Ma se il proposito era (come
di fatto era) quello di elevare il protagonista al di sopra del suo
marchio, staccandolo da ciò che aveva filmicamente rappresentato
in passato (da qui la scelta del titolo), questa volta l'attore-regista
ha mancato il bersaglio di un miglio. Rambo è il solito orso
immusonito e malinconico, ma lo capiamo dall'espressione pietrificata
di Stallone e da una manciata (non di più) di dialoghi messi
lì 'perchè si deve', senza alcuna capacità di raccordo
narrativo o di approfondimento, anche minimo, sul personaggio. Semplicemente,
sembra non si veda l'ora che il nostro ex Berretto Verde inizi a far
esplodere i primi crani e a far urlare i mitragliatori. E al diavolo
ogni principio di introspezione ed analisi. Insomma, non vi è
traccia di una qualsivoglia evoluzione tematica rispetto ai precedenti
due capitoli della saga; anzi, siamo in piena regressione.
Lo
Stallone-regista, la cui poetica espressiva ha sempre mostrato limiti
inscalfibili, non ci nega ovviamente uno dei suoi marchi di fabbrica:
l'ennesima scena (ogni suo "Rocky"
ne ha almeno una) in cui vengono visivamente rievocati spezzoni di vita
vissuta del protagonista, ripresi dai film precedenti oppure costruiti
a posteriori. Trattasi qui di un innesto inutile quanto ingiustificato,
che serve solo a riempire un breve momento di stasi prima che i proiettili
riprendano a fischiare. Fortunatamente, quando si tratta di far cantare
l'artiglieria pesante Stallone tira fuori il meglio del suo repertorio,
nonostante il supporto di una fotografia meno che mediocre e l'ovvia
necessità di limitare il dinamismo del suo personaggio, salvando
quanto meno la facciata spettacolare del film. Un film che, però,
davvero non offre nient'altro di vagamente rilevante e il cui nulla
narrativo si esaurisce in una scena finale visivamente fiacca e attaccata
con il nastro adesivo al resto della pellicola, il saluto finale ad
un vecchio guerriero che in fondo ci mancherà ma dal quale avremmo
voluto separaci diversamente.
Titolo:
John Rambo (Rambo)
Regia:
Sylvester Stallone
Sceneggiatura:
Art Monterastelli, Sylvester Stallone
Fotografia:
Glen MacPherson
Interpreti:
Sylvester Stallone, Julie Benz, Matthew Marsden, Graham McTavish, Reynaldo
Gallegos, Jake La Botz, Tim Kang, Maung Maung Khin, Paul Schulze, Cameron
Pearson, Thomas Peterson, Tony Skarberg, James With, Supakorn Kitsuwon,
Aung Aay Noi, Ken Howard, Aung Theng, Sornram Patchimtasanakarn, Noa
Jei, Kjan Saen, Yupin Mu Pae, Rapimpa Dibu, May Kung
Nazionalità:
USA, 2008
Durata:
1h. 31'
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