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Tiziana
Cappellini, 15 Luglio 2006: Affascinante |
Generalcine
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Rebecca
La prima moglie
di Alfred Hitchcock
Il
ricco vedovo Max de Winter e una giovane dama di compagnia si incontrano
a Monte Carlo, si innamorano e in breve si sposano. Ma il loro ritorno
a Manderley, l'inglese e sontuosa tenuta di lui, farà disilludere
la ragazza in altrettanto breve tempo e, soprattutto, porterà
sorprendenti rivelazioni...
La
trama del romanzo "Rebecca, la prima moglie" di Daphne Du
Maurier sembra essere stata scritta appositamente per prestarsi ad un
film hitchcockiano. Infatti, gli elementi tipici ci sono tutti: tenute
gotiche e un po' sinistre; atmosfere nebbiose; misteri e colpi di scena.
Soprattutto, c'è tanta tensione, la stessa che la protagonista
del romanzo - essendone anche la narratrice - confessa e trasmette al
lettore. Tutto ciò viene fedelmente rispettato dal film realizzato
da Alfred Hitchcock, che è così facilitato a creare la
giusta suspense; perfino l'assenza del nome della protagonista
viene rispettata nel film che, proprio come nel romanzo, non gliene
attribuisce alcuno mentre, paradossalmente, la prima e defunta moglie
è tanto più protagonista perché continuamente chiamata
per nome.
Per
quanto sussistano degli elementi tipici - morte misteriosa, omicidio-suicidio
- il romanzo non è un vero e proprio giallo; in realtà,
è tutto impostato sulla psiche della protagonista, tormentata
e ossessionata dal ricordo della sua rivale - o presunta tale - fino
a quasi vedersi offuscata la ragione. Ma anche gli altri due protagonisti
- de Winter e la governante - concorrono a creare questo stato d'animo
così come l'intero clima. Se Hitchcock ha avuto a disposizione
del materiale che si prestava da sé al giallo e alla suspense,
ha avuto a disposizione anche dei bravi interpreti che sono stati in
grado di incarnare e trasmettere sia questo tipo di atmosfera che i
diversi livelli psicologici. Da notare come un giovane Laurence Olivier
sia stata una scelta felice per l'interpretazione di un più maturo
de Winter.
Dal
canto suo, Hitchcock ha potuto avvalersi delle risorse proprie del mezzo
cinematografico per oggettivare e valorizzare quanto nel romanzo può
essere solo evocato e immaginato: la tenuta di Manderley, ben ricostruita
dall'attenta scenografia; l'effetto della discesa dalle scale della
seconda moglie col costume della prima; i numerosi acquazzoni, che si
mescolano a nebbie evanescenti. Soprattutto, Hitchcock ha potuto avvalersi
dell'utilizzo di luci e ombre col risultato di enfatizzare la continua
tensione sotterranea; l'effetto è spesso ottenuto tramite il
ricorso ad una forte luce bianca che si staglia sugli occhi dei protagonisti,
mentre il resto del loro volto e dell'inquadratura resta oscuro. Inoltre,
il regista è riuscito anche a conferire, se non un vero e proprio
ritmo, dei tempi giusti ad un film che è essenzialmente psicologico
e introspettivo, anziché giallo.
Fra
le scene che meglio possono restare nella memoria dello spettatore,
merita una citazione quella in cui la governante - morbosamente ossessionata
dal ricordo di Rebecca - spinge la seconda signora de Winter sull'orlo
del suicidio, almeno per qualche teso e intenso istante.
Percorsi tematici
La
donna che visse due volte - di Alfred Hitchcock; con James Stewart,
Kim Novak.
La
finestra sul cortile
- di Alfred Hitchcock;
con James Stewart, Grace Kelly.
Psyco - di Alfred Hitchcock; con Anthony Perkins,
Janet Leigh.
Titolo:
Rebecca, la prima moglie (Rebecca)
Regia:
Alfred Hitchcock
Sceneggiatura:
Robert E. Sherwood, Joan Harrison
Fotografia:
George Barnes
Interpreti:
Laurence Olivier, Joan Fontaine, George Sanders, Judith Anderson, Nigel
Bruce, Reginald Denny, C. Aubrey Smith, Gladys Cooper, Florence Bates,
Melville Cooper, Leo G. Carroll, Leonard Carey, Lumsden Hare, Edward
Fielding, Forrester Harvey, Philip Winter, Billy Bevan, Egon Brecher,
Gino Corrado, Leyland Hodgson, Alphonse Martell
Nazionalità:
USA, 1940
Durata:
2h. 10'
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