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20 Dicembre 2002
Redrum
237
la stanza di Jack Torrance
"Ci
sono ore in cui dalla notte scivola un'ombra fredda e incolore.
Si lascia colare lungo il corridoio centrale, prima di infilarsi
sotto la ferraglia delle porte per raggiungere questo piccolo
spazio ristretto circondato dai muri delle celle..."
Anne-Sophie Brasme, "La mia
migliore amica", I Canguri/Feltrinelli.
Le
gemelle Grady
La
prima volta che ho incontrato le gemelle Fosca e Chiara Grady
occupavo la mia Redrum 237 da circa sei mesi. Richiudendomi la
porta alle spalle, ho visto due ragazzine che mi fissavano apertamente
ostili. Ho poi saputo che erano ospiti abituali dell'albergo,
e che prima di me occupavano la mia stanza. Il padre delle gemelle
ha una madre paralitica in un ospizio nei dintorni così,
quando vengono a trovarla, tutta la famiglia ne approfitta per
fare le cure termali.
Dopo le reciproche diffidenze iniziali, mi sono affezionato alle
gemelle Grady: sono sempre così sole, poverine! In tutti
questi dieci anni sono cambiate pochissimo, come se il tempo si
fosse congelato sui loro corpi. Hanno sempre l'aspetto di bambine,
ma raggrinzite. Paiono animaletti imbalsamati. Ad ogni modo non
hanno un'aria felice.
Delle due, Fosca è la gemella con cui vado più d'accordo:
abbiamo un discreto numero di cose in comune, il cinema, i fumetti,
soprattutto la musica. Fosca ha una vera e propria passione per
il lancio della tartaruga dalla terrazza solarium. Trafuga dal
terrario le testuggini più grosse e le scaraventa con forza
dieci piani più sotto. Se i gusci si rompono vince lei,
se restano intatti vinco io. Vince quasi sempre lei.
Chiara invece è falsa come una vipera. Colleziona occhi
di gatti morti e adora i film mèlo.
L'altra sera Fosca mi ha prestato un libro dei suoi: Anne-Sophie
Brasme, La mia migliore amica, I Canguri/Feltrinelli, 12
euro. Ho letto sulla copertina che l'autrice è del 1984.
È una cosa che mi fa sentire piuttosto avanti negli anni
e mi fa inacidire. Però mi sono incuriosito. Chissà
cosa c'avrà da dirmi a me una del 1984, mi sono detto.
L'amica
del cuore
Ho scoperto che la piccola Brasme un certo talento narrativo lo
possiede e ho dovuto convenire con Fosca Grady che il libro lo
leggi tutto d'un fiato per sapere come va a finire. Mi aspettavo
il diario m'ama/non m'ama di un'adolescente tormentata e invece
la pupetta si sforza di costruire una suspense chissàcomevaafinire.
Charlène è un'adolescente sfigata (Fosca dev'essercisi
immedesimata pesante...) che ce l'ha a morte con i suoi genitori
e sogna di trasformarsi, da brutto anatroccolo qual è,
in cigno. Finché arriva Sarah, non bellissima, ma con un
modo di fare che ipnotizza tutti i compagni di classe. Charlène
diventa la sua migliore amica, ne sopporta mortificazioni e tirannie
finché, umiliata e offesa, l'ammazza soffocandola con il
cuscino (suppongo che questa sia la parte preferita da Fosca).
L'idea simpatica del libro è qualcosa che c'entra con la
psicanalisi, ma la oltrepassa: c'è sempre un rapporto di
amore-odio tra amiche del cuore, ma Anne-Sophie Brasme l'omicidio
lo fa accadere fuor di metafora, cioè per davvero. Poi
mette in prigione la protagonista e inizia il libro da lì,
e noi lettori grulli stiamo tutti a domandarci: cos'ha fatto di
così grave l'adolescente Charlène per finire in
gattabuia? Ci aspettiamo una storia cliché di madri snaturate,
patrigni libidinosi, orfanotrofi truculenti, prostituzione...
invece no!, è soltanto l'amica del cuore che l'ha esasperata.
Non pensate che ci sia del coraggio? Per l'età che ha,
Anne-Sophie Brasme è bravina a drammatizzare l'ordinarietà
della vita e le rancorose pulsioni dell'invidia. Ho finito anche
per perdonarle lo scimmiottamento retorico del bello scrivere
che tracima dalle pagine (Cito tappandomi il naso: "Si scrive
come si uccide: sale dal ventre, e poi d'un tratto emerge qui,
nella gola") e la mancanza assoluta di autoironia. È
tutto per stavolta: Fosca mi aspetta, se non le restituisco il
libro prima che parta è capace di piantare un pandemonio.
Jack
Torrance
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