28 Febbraio 2003
Redrum
237
la stanza di Jack Torrance
"Mark
ebbe la sua PlayStation Dreamcast cinque minuti prima di morire.
Sua madre volle che fosse seppellita insieme a lui. Vivo a casa
dei genitori di Mark dal primo giorno in cui cominciammo a uscire
insieme. E ora che lui è morto non sembrano esserci motivi
particolari per cui io debba andarmene"
a cura di Nicholas Blincoe e Matt Thorne,
"I nuovi puritani", Piccola Biblioteca
Oscar Mondadori.
Un
mucchio di idioti
Da
queste parti quando comincia a nevicare è un'incognita:
non si sa mai quando smetterà. In genere ci barrichiamo
dentro l'albergo e cerchiamo di passare simpaticamente il tempo.
Mi ricordo che un anno è venuta giù così
tanta neve che siamo rimasti bloccati in albergo fino alla primavera,
è saltata la linea telefonica e non c'era campo per i telefonini.
Nessun collegamento col mondo. Tutto era sepolto sotto un uniforme
manto bianco. Per fortuna qui la dispensa è fornitissima:
c'è sempre una scorta tale di vettovaglie che paese intero
potrebbe sopravviverci un anno.
Nevica ininterrottamente da due giorni e ieri pomeriggio hanno
chiuso le piste da sci. Gli ospiti dell'albergo cominciavano a
manifestare una certa noia, e su proposta del direttore mi sono
consultato con il mio amico Joker che fa il critico cinematografico
al "LAL (Los Angeles Lime)". Joker mi segnala i film
del momento. Non d'intrattenimento, ma quelli che fanno discutere.
Io li annoto religiosamente, mi collego a Internet, scarico su
pc, riverso su supporto digitale e videoproietto nella sala delle
conferenze. Una volta mi occupavo attivamente di cinema: coordinavo
un cineforum, leggevo le recensioni, non mi perdevo una novità.
Adesso sono rimasto fuori dal giro e Joker pesca nel mucchio per
me il calamaro più grande. Io decido come cucinarlo. Fritto
funziona sempre.
I dibattiti che seguono il film dell'Overlook Hotel possono proseguire
per giorni e giorni con ripetizioni delle visioni e scambi di
opinioni, anche accesi. È un modo come un altro per trascorre
il tempo. Anche perché quando nevica le antenne dei televisori
mandano segnali continuamente disturbati. Solo la registrazione
è efficace, niente diretta. Questa volta Joker mi ha iniziato
al "Dogma", un movimento cinematografico del nord Europa
molto in voga che riscuote consensi. Si chiama così per
via di una serie di regole che bisogna rispettare pedissequamente
durante le riprese. I film vanno visti a stomaco vuoto, cioè
prima di cena. Fanno venire letteralmente il senso del vomito
perché le immagini non stanno mai ferme: i dogmatici usano
la camera come un fucile anfetaminico e la puntano in continuazione
da una vittima all'altra. Prendono la mira, indecisi su chi far
fuoco. Abbiamo proiettato "Idioti" del regista danese
Lars von Trier. La storia è quella di un gruppo di aspiranti
spastici con tante inquietudini interiori, che pensano di liberarsi
dalle costrizioni castranti della società tramite un rito
orgiastico (Nietzsche l'aveva già raccontato come il trionfo
del dionisiaco sull'apollineo). Più o meno il senso era
questo, anche non sono sicuro di aver capito tutto perché
la copia che ho scaricato dalla rete era in lingua originale danese
senza sottotitoli, ma avevamo un riassunto della trama. E comunque
era così forte che le immagini bastavano da sole. Spesso
le parole sono gratuite.
I
puritani inglesi
Durante il dibattito, ho scoperto che questi dogmatici
li conoscevano in molti e che hanno avuto un discreto successo
di pubblico, tanto che un gruppetto di inglesi ha deciso di applicare
alla scrittura le stesse regole del cinema. Un ospite mi ha messo
in mano I nuovi puritani, a cura di Nicholas Blincoe
e Matt Thorne, Piccola Biblioteca Oscar Mondadori, 7,80 Euro.
Quindici scrittori, dieci regole per fare il punto sulla narrativa
recente. Alla spiegazione delle norme, seguono i racconti e per
finire due paginette con le mini-biografie degli autori (il più
vecchio è del 1964, il più giovane del 1974), dove
scopro che "Nicholas Blincoe" è lo pseudonimo
di alcuni professionisti che lavora nel giornalismo, in pubblicità
e in settori affini. Incuriosito, la sera ho telefonato a Joker
perché le regole letterarie dei puritani non mi sembravano
sovversive come le intenzioni (tanto fumo e niente arrosto
).
Joker mi ha spiegato che al cinema i dogmi funzionano perché
l'avvento delle nuove tecnologie ha modificato le modalità
espressive del linguaggio tradizionale. Il caos di sperimentazione
sopraggiunto negli ultimi anni ha reso la forma così tanto
predominante a discapito del contenuto che la proposta di una
regolamentazione, ancorché costrittiva, ha riscosso un
plauso collettivo non immotivato.
Leggendo i racconti mi sento di dire che la rivoluzione messa
in atto nel cinema non ha lo stesso peso in letteratura. Il massimo
dell'innovazione tecnologica sopraggiunta nella scrittura è
stata la rinuncia alla macchina da scrivere a favore del computer,
evento che non ha sostanzialmente mutato le modalità espressive:
il lessico, la sintassi, la grammatica sono più o meno
le stesse. Così questi racconti, alcuni più belli
(Chi va con lo zoppo; Due buchi), altri più
insulsi (Breve guida alla teoria dei giochi; Più
che bene), altri semplicemente passabili, si leggono come
bere un bicchier d'acqua: fluidi, ben scritti, piacevoli vanno
giù lisci, ma non lasciano traccia. Nessuna memoria. Ne
ho fatto leggere uno da un attore prima di proiettare di nuovo
"Idioti", ma non hanno suscitato interesse. Tutti fremevano
per il film: gli ospiti si sono schierati in due fazioni (sostenitori
e detrattori) e meno male che ci ha interrotto la campanella della
cena perché alcuni, particolarmente nervosi, stavano venendo
alle mani. Così sono giunto alla seguente conclusione:
questi scrittori si definiscono i nuovi puritani, ma non
c'è nulla di veramente nuovo, anzi riecheggiano il sapiente
stile minimalista americano. Meglio i dogmatici dei puritani.
All'unanimità.
Jack
Torrance
|