15 Aprile 2003
Redrum
237
la stanza di Jack Torrance
"Caro
collega, sono arrivato a Sperlonga oggi per passarci l'estate
e scrivere un'importante sceneggiatura per gli americani. Mi hanno
detto che anche tu sei qui per scrivere un film. Così ti
mando questo biglietto per chiederti di dotarti di un computer"
Gianfranco Calligarich, "Posta
prioritaria", Garzanti.
Affari
di cuore
Scrivere
lettere una volta mi piaceva moltissimo. C'è stato un periodo
che ci provavo così tanto gusto che mi ero inventato questo
sistema con gli amici e le fidanzate: abolito il telefono, per
dirci qualsiasi cosa, prendere appuntamenti, litigare, riappacificarsi,
incontrarsi, ci scrivevamo delle lettere. Qualche volta, per essere
sicuri che non ci fossero intoppi postali per particolari eventi,
ci siamo mandati anche dei telegrammi. Ci divertivamo moltissimo.
Niente è pari all'emozione di una lettera. Dimmi come apri
una busta e ti dirò chi sei. C'è chi la straccia,
chi la apre col coltello sul bordo, chi ne strappa via pezzo a
pezzo il bordino laterale. Io sono di questi ultimi, impaziente
quel tanto da non riuscire ad aspettare di essere a casa e tirare
fuori il coltello, feticista quel troppo da non riuscire a squarciare
la busta.
Questioni
di famiglia
Quando è arrivata Wendy ho smesso di scrivere lettere.
Già da questo avrei dovuto capire che quella donna avrebbe
cambiato la mia vita, non in meglio. Wendy detestava scrivere
e non c'è mai stata una volta che abbia risposto a una
mia lettera. Con lei funzionava solo il telefono. Wendy diceva
che era più pratico per darsi gli appuntamenti: può
essere che ci sia del vero, ma è anche molto meno romantico.
Wendy non sa scrivere, la grammatica per lei è un optional.
È proprio una donna ignorante, ancora mi domando perché
me la sono sposata visto che è pure brutta. Credo che sia
perché, per la prima volta nella mia vita, mi sono sentito
utile per qualcuno. Lei era completamente dipendente da me, aveva
preso a interpellarmi per tutto. Poi è rimasta incinta
e mi ha convinto che il figlio era mio. Comunque con Wendy si
è chiusa la mia fase delle lettere.
La
vita è dura
Il libro di Gianfranco Calligarich Posta prioritaria, Garzanti,
13 Euro, mi ha fatto ritrovare il gusto gioioso delle missive.
È un volumetto di racconti scritti in forma di lettere,
scambi epistolari giocosi e graffianti che si gustano come cioccolatini
ripieni. Sono storie che descrivono paradossali situazioni di
vita quotidiana, e che non mancheranno di incantarvi per l'inesausta
fantasia dell'autore. Vicini dispettosi, aspiranti scrittori,
sequestratori di cani, figli che pedinano i genitori per ricattarli
se li sorprendono con l'amante, gemelli monozigoti affetti dalla
stessa oscura patologia, neonati che si arrampicano sulle casette
dei piccioni, vecchi coniugi che si insultano reciprocamente e
chi più ne ha più ne metta. Un microcosmo surreale
e ironico che fa il verso alle nevrosi represse, a tutte quelle
parole che spesso ci solleticano l'ugola ma che non vengono articolate
dalle corde vocali per il rispetto della società civile
in cui viviamo. Con un linguaggio scanzonato e padronanza lessicale,
Calligarich affila una penna puntuta ma mai gratuitamente triviale;
gli scambi epistolari che ci racconta sono una vera miniera drammaturgica,
una florida vena per aspiranti registi in cerca di storie.
Dal
racconto "Un bellissimo Novembre":
"Palazzo Daltoni 25 novembre
Infida rana inutilmente gracchiante,
ti immagino benissimo sprofondata
in qualche poltrona a far pulsare il tuo gozzo pieno di soddisfazione
per avermi rubato quel bracciale. Ognuno si consola come può
e Bulgari, di bracciali, ne ha tanti. Io comunque mi sono consolato
spendendo pressoché la stessa cifra dal salumiere di via
Montenapoleone e invitando la mia segretaria a fermarsi a cena
nei miei appartamenti. Mi sono avanzati due chili di caviale e
qualche bottiglia di champagne millesimato. Se vuoi, puoi anche
inviarli alla parrocchia al posto dei tuoi soliti vestiti smessi.
Una volta tanto i tuoi poveri non si troveranno ad affrontare
problemi di taglia. Ah, ah, ah.
Conte Guido Daltoni".
Jack
Torrance
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