26 Febbraio 2004
Redrum
237
la stanza di Jack Torrance
"Tutti
quegli esseri umani che dall'avvento della televisione in poi,
si erano lasciati sopraffare dal vizio degli avvoltoi, cibandosi
delle carogne dei sentimenti altrui, depredando memorie, passioni,
dolore. Per vigliaccheria di vivere. Con il pretesto dell'audience
e delle leggi di mercato. Senza vergogna, senza morale, senza
pietà"
Diego Cugia, "No",
Tascabili Bompiani.
Le
parole muoiono al ritmo di una, due al giorno
Diego
Cugia mi ha accompagnato per tutto l'ultimo decennio. Potrei dire
che è un vecchio amico anche se non ci siamo mai conosciuti.
Quand'ero giovane continuavo a pensare che volevo fare lo scrittore.
Poi ho conosciuto Wendy e da cosa nasce cosa, mi sono ritrovato
papà di Danny. Allora, ho messo i sogni nel cassetto e
ho accettato il primo lavoro che mi hanno offerto: guardiano invernale
d'albergo. In questa zona nevica così tanto che nella brutta
stagione gli alberghi chiudono, per riaprire in primavera.
Quando sono venuto all'Overlook Hotel per la prima volta, io e
Wendy eravamo già in crisi. Avevo scoperto che si vedeva
di nascosto con un ex pugile, Dave Gordon. Erano amanti. Avevo
dentro una rabbia pazzesca. Vedermela davanti tutti i giorni mi
scatenava impulsi omicidi e detestavo quella sua vocetta petulante
so-tutto-io. Wendy è sempre riuscita a tirare fuori
il peggio di me. Meno male che mi ha lasciato, portandosi dietro
Danny che alla fine è risultato non essere figlio mio.
Quel bambino ha sempre avuto qualcosa che non mi convinceva...
Purtroppo la tensione repressa di quel periodo e il tradimento
di Wendy mi hanno portato al ricovero in ospedale per esaurimento
nervoso. Non mangiavo, non dormivo, non avevo più desideri.
Vivevo nell'apatia. Finché una mattina ho acceso la radio
e c'era uno sceneggiato pazzesco, "Il mercante di fiori",
parto della rutilante fantasia di Diego Cugia. Poi è stata
la volta di "Domino". Veri e propri film radiofonici:
signori, fate il vostro gioco, plasmate i protagonisti a vostra
immagine e somiglianza. Mi sono innamorato delle sue protagoniste:
Maria, Lilly... Le sognavo la notte, scrivevo poesie per loro.
Grazie Diego, la mia vita è ricominciata da lì.
Decise
che da grande non avrebbe dormito mai
Un giorno in clinica è arrivato in carne e ossa Jack Folla,
ingenuo stimolatore di coscienze, grandissimo amico di Diego Cugia.
Jack è diventato subito il mio modello. Jack-io & Jack-lui,
gemelli siamesi nella follia della vita. "Lo sai che Diego
sta scrivendo un romanzo?", mi ha detto un giorno. "No!",
gli ho detto, "Davvero?". È stata la nostra ultima
conversazione. Il giorno dopo Jack Folla non c'era più,
volatilizzato. Era un ricercato, mi hanno detto, scappato da Alcatraz.
Un mese dopo ho ricevuto un libro.
Diego
Cugia, No, Tascabili Bompiani, 7 Euro. Le estreme conseguenze
dei reality show nel 2017, gli epigoni drammatici del "Grande
Fratello" massmediatico. Qual è la più grande
delle emozioni in diretta? La morte. Negli anni Settanta, davanti
allo spettacolo della morte di Alfredino Rampi in diretta televisiva,
ci siamo vergognati di non poterlo salvare. Nel Duemila si fanno
i conti con l'Auditel. L'ex maestra Speranza Adamoli è
vittima del meccanismo televisivo: sopravviverà solo se
riuscirà a convincere i telespettatori che la sua vita
valeva la pena di essere vissuta.
«"Chi
siete?", bisbigliò indifesa alla troupe. Accecata
dai quarzi non riusciva a distinguere la decina d'ombre che l'assediavano.
Il profilo di Lesbia s'insinuò nel cono di luce: "Non
abbia paura siamo gente di spettacolo"».
La
"gente di spettacolo". Una categoria vincente, il ceto
neofita che apre tutte le porte: entra, calpesta, distrugge. I
vampiri dell'ammiccamento, della posa, della voce impostata. I
nemici della calvizie, dei rutti, della pancia, del doppio mento,
della vecchiaia decrepita, del candore, della tenerezza, della
gioia. Con la loro bacchetta da rabdomanti sono assetati di dolore,
di lacrime, di corpi mutilati, di terremoti che schiacciano corpi
di bambini, di madri assassine, di ricercatori universitari che
giocano al tirassegno con la testa bionda di una studentessa.
La gente di spettacolo è la nuova casta del potere. La
cosa più difficile non è entrare a farne parte,
ma restarci. Rimanere nel cono di luce e non finire nell'ombra
del dimenticatoio. Bisogna amputarsi lucenti pezzi di carne e
venderli al miglior offerente, fondare nuove religioni modaiole
per apostoli acefali.
I ricordi di Speranza Adamoli sono dati in pasto al pubblico circense,
risucchiati direttamente dal suo cervello e mandati in onda. Pollice
su o pollice giù? Ave Cesare, morituri tv salutant. Dobbiamo
aspettare fino alla fine, quando arriva la busta, per conoscere
il verdetto su Speranza Adamoli. Intanto, il cinico presentatore
violenta l'intimità della sua vittima e intrattiene gli
spettatori facendo sesso in diretta con l'avvenente valletta.
Pausa, consigli per gli acquisti: il coito è interrotto
dagli sponsor e poi riprende dal punto culminante.
No
è un intrigo avvincente dove rieccheggiano voci, musiche,
aforismi dei precedenti lavori radiofonici di Diego Cugia. Perfetto
per riconciliarsi con il gusto dimenticato della fantasia a briglia
sciolta, per sottrarsi agli insulti della monotonia quotidiana,
per isolarsi dalle chiacchiere vacue della folla nei lunghi tragitti
metropolitani. No è un appassionante intrattenimento,
mai banale, intrinsecamente politico. Dedicato da Diego Cugia
ai dodici professori universitari, i soli su milleduecento, che
nel 1931 si rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo
e persero la cattedra.
Jack
Torrance
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