Rendition
Incontro
con Gavin Hood
a cura di Alberto Cassani
Innanzi
tutto, com'è venuto a conoscenza della pratica dell'extraordinary
rendition?
Il New Yorker aveva pubblicato un articolo poco prima che io ricevessi
la sceneggiatura, ma in realtà quando avevo lo script
sulla scrivania non ero sicuro di cosa trattasse, visto che la parola
'rendition' in inglese può voler dire molte cose. Ma quando l'ho
letta, mi sono appassionato molto alla sorte dei personaggi, l'ho trovata
una storia molto emozionante. Solo che quando ho finito di leggerla
era notte fonda, così non avevo nessuno con cui parlarne. E allora
sono andato su Google e ho cercato il significato di 'extraordinary
rendition'... Per la realizzazione del film mi sono documentato molto,
ho anche intervistato alcuni ex agenti della CIA, ma per me tutto è
cominciato con la sceneggiatura.
Pensa
che il film possa influenzare l'opinione pubblica su questa pratica,
o almeno aumentare la consapevolezza della gente a riguardo?
Quando abbiamo iniziato a lavorare al film, due anni fa, pensavamo che
il titolo potesse suonare strano, ma quando l'abbiamo finito era quasi
irrilevante, e questa è una cosa al tempo stesso ironica e triste,
visto il tema di cui tratta il film. Ma è comunque una situazione
di cui bisogna parlare, perché altrimenti espressioni come 'detenzione
dura' e 'tecniche di interrogatorio violento' resteranno soltanto delle
parole astratte. In realtà è una situazione molto concreta,
che riguarda le persone, e non solo che sono vittime dell'extraordinary
rendition, ma anche quelle che la mettono in pratica, perché
non hanno delle regole ben precise da seguire. Delle regole chiare proteggerebbero
le persone che rischiano di essere rapite come Anwar nel film, ma sarebbero
anche una guida preziosa per quelli il cui lavoro è proteggere
i cittadini. Era importante dare delle facce a questi concetti, a queste
idee, e provare ad accendere un dibattito. Certo, noi non abbiamo le
risposte, però chiediamo alla gente di farsi sentire e porre
delle domande.
Come
mai ha scelto un'attrice così emotivamente forte come Meryl Streep
per un personaggio così spietato?
E' curioso, perché molti vedono Meryl Streep solo per i ruoli
crudeli... Il fatto è che secondo me il suo personaggio ha un'opinione,
sulla questione. A un certo punto del film, dice che grazie all'extraordinary
rendition gli Stati Uniti hanno ottenuto informazioni che hanno
salvato la vita di 7.000 persone a Londra, ma poi dice anche che lei
ha dei nipoti a Londra. Ora, proviamo a immaginarci di avere il suo
lavoro: sei obbligato ad erigere un muro tra te e quello che ti circonda,
per tenere lontani personaggi come quello di Reese Witherspoon. La sfida,
per un'attrice come Meryl, è proprio che il suo personaggio deve
riuscire a bloccare le emozioni, eppure lei deve far capire che fronteggiare
Reese la mette talmente in imbarazzo da doversene andare. E anche se
può sembrare una cosa semplice, per un attore è davvero
complicato riuscire a dare questa tridimensionalità al personaggio.
Jake Gyllenhaal ha avuto lo stesso problema nella scena dell'interrogatorio:
lui doveva farci capire che ciò che stava vedendo gli dava fastidio,
ma il suo personaggio doveva fare in modo che gli altri nella stanza
non se ne accorgessero. Hai bisogno di un attore di grande talento per
interpretare le emozioni più sottili, e Meryl Streep ci riesce
molto bene.
Pur
sembrando a prima vista un finale preciso, in realtà il film
non conclude tutte le storie che racconta...
Sì, abbiamo voluto lasciare alcune cose in sospeso, ad esempio
non abbiamo dato nessuna spiegazione precisa alle telefonate che Anwar
ha ricevuto. Pensavamo fosse importante, perché il problema in
realtà non è se questo individuo in particolare sia colpevole
o meno: il punto è l'opinione che il pubblico si fa sulla extraordinary
rendition e sui modi in cui gli interrogatori sono condotti. E'
per questo che abbiamo lasciato aperta questa possibilità, perché
ci fosse comunque l'idea che lui possa essere colpevole ma tu possa
comunque farti un'idea del metodo con cui è stato interrogato.
Percorsi tematici
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