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Alberto Cassani, 9 Settembre 2002: Straordinario |
Distribuito
in home-video
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Requiem
for a Dream
di Darren Aronofsky 
A
Coney Island si incrociano le vite di quattro personaggi.
Sara è una casalinga senza più molto da chiedere alla
vita che un giorno viene invitata a partecipare ad una trasmissione
televisiva, e la sua esistenza ne rimane sconvolta.
Harry è il figlio di Sara: è un tossico che cerca in tutti
i modi di fare soldi per andarsene da Brooklyn, e ovviamente l'idea
è quella di mettersi a spacciare e mollare tutto appena possibile.
Tyrone è il socio di Harry, quello che ha i contatti con gli
spacciatori. Solo che una guerra tra bande rende tutto più difficile,
e la droga smette di gurare per le strade.
Maryon è la ragazza di Harry. Viene da una buona famiglia e sta
cercando di farsi strada come disegnatrice di abiti, ma quando la droga
inizia a scarseggiare anche lei va fuori di testa e diventa pronta a
tutto per una dose, arrivando al punto più basso di tutta la
sua vita, proprio quando le cose sembravano potersi mettere al meglio.
Ma è la vita di tutti e quattro che sta velocemente scivolando
nel cesso...
Darren
Aronofsky aveva diretto nel 1997 un piccolo film stra-indipendente diventato
subito un cult, "p - Il teorema
del delirio". Girato con due soldi ma milioni di idee, "p"
non è stato visto praticamente da nessuno, nel nostro paese,
complice anche il look non proprio affascinante. L'hanno però
visto i tipi della Artisan, che hanno deciso di produrre ad Aronofsky
questa riduzione cinematografica del romanzo di Hubert Selby Jr, che
il regista ha adattato per lo schermo insieme allo stesso autore. E
l'adattamento è quanto di più cinemagrafico ci possa essere.
"Requiem
for a Dream" ha permesso ad Ellen Burstyn di ottenere una nomination
all'Oscar come attrice non portagonista, ma non è la sua recitazione
comunque eccezionale che sorregge il film. Come non lo è la trama
in senso stretto, che racconta sì di quanto poco serva per mandare
a monte la vita di chiunque, ma che in fondo si potrebbe ridurre ad
un viaggio nella mente distorta di chi assume droghe, un viaggio non
troppo diverso da quello raccontatoci da Terry Gilliam in "Paura
e delirio a Las Vegas". Il film si basa soprattutto sulle invenzioni
filmiche, sull'uso che Aronofsky fa del mezzo cinematografico per raggiungere
l'effetto desiderato.
A
partire già dalla prima sequenza - con il diverbio tra la Burstyn
e Jared Leto condotto prevalentemente con una porta chiusa a dividere
i due personaggi, mostratici in split screen - appare evidente
come Aronofsky voglia immergerci in universo iperreale, in cui
non siamo semplici spettatori di uno spettacolo cinematografico, bensì
entità astratte capaci entrare e uscire dalle menti dei personaggi,
comprendendo così al meglio lo stato di confusione psicofisica
in cui vengono a trovarsi mano a mano che le loro dipendenze prendono
il sopravvento e loro perdono il controllo delle proprie vite.
Utilizzando
ogni trucchetto elettronico possibile e immaginabile, Aronofsky mette
insieme un film disturbante ma di grande effetto. Non c'è un
solo elemento filmico che non sia sfruttato in maniera egregia, non
c'è un solo momento che non sappia dare la pelle d'oca allo spettatore.
Eppure niente ci appare fine a se stesso, niente ci sembra messo lì
solo per impressionarci, per farci pensare a quando sia bravo - figo
- il regista. E' vero che alcune sequenze paiono un po' artificiose,
ma la pellicola nella sua interezza funziona egregiamente, e proprio
per lo stile scelto dal regista. Il fatto che questo splendido film
non sia mai uscito nelle sale italiane è una dimostrazione della
totale inettitudine dei nostri distributori.
Arofnosky
sfrutta al meglio l'ottimo lavoro dei bravi collaboratori di cui si
è circondato. La musica ora sognante ora ossessiva di Clint Mansell,
il montaggio frenetico e straniante dell'esperto Jay Rabinowitz e l'utilizzo
sistematico del grandangolo per inquadrature strette da parte del direttore
della fotografia Matthew Libatique - insieme alla distorsione del sonoro
e a sequenze che devono molto al cinema di David Lynch - contribuiscono
a dare a tutta la pellicola l'efficacia voluta dal regista, efficacia
che il film di Giliam sopra citato non riusciva ad avere. E quando lo
schermo si fa nero e i titoli di coda cominciano a scorrere, non possiamo
evitare di stringerci nelle spalle e pensare che da ora in poi il mondo
reale ci sembrerà molto più inquietante, perché
l'abbiamo appena visto con occhi diversi. Gli occhi di un regista pieno
di talento.
Percorsi
tematici
L'albero
della vita - The Fountain -
di Darren Aronofsky; con Hugh Jackman, Rachel Weisz.
Titolo:
Requiem for a Dream (Id.)
Regia:
Darren Aronofsky
Sceneggiatura:
Hubert Selby Jr, Darren Aranofsky
Fotografia:
Matthew Libatique
Interpreti:
Ellen Burstyn, Jared Leto, Jennifer Connelly, Marlon Wayans, Keith David,
Christopher McDonald, Louise Lasser, Marcia Jean Kurtz, Janet Sarno,
Suzanne Shepherd, Joanne Gordon, Charlotte Aronofsky, Mark Margolis,
Michael Kaycheck, Jack O'Connell, Chas Mastin, Ajay Naidu, Peter Maloney,
Sean Gullette, Samia Shoaib, Dylan Baker
Nazionalità:
USA, 2000
Durata:
1h. 42'
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