Luciana Morelli, 26 Febbraio 2003: Adrenalinico
Uip, 21 Febbraio 2005

The Ring

W O W di Gore Verbinski W O W


David Dorfman e Naomi WattsCi sono voluti quattro anni per attirare l'attenzione delle grandi case di produzione di Hollywood, ma alla fine è successo: è arrivato dagli USA "The Ring" (Il Cerchio), diretto da Gore Verbinski ("Un topolino sotto sfratto", "The Mexican" ), uno dei film più attesi della stagione dagli appassionati del genere thriller-horror il cui antenato, il giapponese "Ringu", è stato il primo capitolo di una delle produzioni cinematografiche orientali più importanti di tutti i tempi. Il merito è tutto da attribuire alla geniale penna di Koji Suzuki, re della letteratura nipponica del brivido ed autore di "The Ring", il racconto da cui è tratto il film originale diretto da Hideo Nakata, considerato in patria uno dei registi più talentuosi di sempre del cinema del terrore. Pur avendo apportato numerose modifiche alla storia, Nakata ha saputo creare un film pieno di tensione emotiva e colpi di scena che punta, come del resto anche il racconto, a spaventare lo spettatore non con immagini troppo esplicite ma trasmettendo brividi il più delle volte solo per la paura di vedere che per la visione in sé. L'atmosfera di pericolo e di instabilità emotiva accompagna ogni scena del film catapultando protagonisti e spettatori in una dimensione in cui tutti sanno che qualcosa sta per accadere ma nessuno sa né il perché, né il come e né da dove provenga. L'unica cosa che purtroppo qualcuno sa per certo è il "quando".

David Dorfman con Naomi Watts sullo sfondoLa straordinaria fantasia dello scrittore trovò nel 1995 la sua prima trasposizione sul piccolo schermo, una serie TV abbastanza fedele al libro nella caratterizzazione dei personaggi ma con la differenza sostanziale del maggior risalto al lato intrigante della storia; troppo spesso l'attenzione veniva infatti posta sul corpo nudo dell'attrice protagonista per cercare di attirare più pubblico, ma con l'unico risultato della perdita di quella suspense e di quell'alone di mistero che avevano rappresentato i punti di forza del best seller. Nel 1996 "The Ring" diventa, come era prevedibile, un manga-thriller il quale, pur mantenendo molto più del serial le caratteristiche originali del racconto, era comunque un prodotto troppo selettivo e quindi non rivolto al grande pubblico. L'obbiettivo venne centrato in pieno non troppo tempo dopo e cioè quando nel 1998 uscì nelle sale cinematografiche giapponesi il capolavoro di Hideo Nakata che insieme al sequel ("Ring 2") ed al prequel ("Ring 0", che però è diretto da Norio Tsuruta) ha fatto impallidire sul mercato orientale saghe immortali e miliardarie come quella di "Star Wars" e quella iniziata con "Il silenzio degli innocenti". Dal film e dal racconto sono scaturiti oltre a questo anche numerosi videogiochi e recentemente addirittura un serial radiofonico dell'orrore di grande successo; si spera che a breve arrivino anche da noi come in America è già accaduto anche "Dark Water" e "Chaos", gli ultimi horror di grande successo di Hideo Nakata sempre tratti da racconti di Koji Suzuki, proprio una coppia d'oro la loro non c'è che dire. Rimane a questo proposito da dire che "Ringu" non è mai stato distribuito in Italia e le poche copie che sono arrivate nel nostro paese sono sottotitolate in inglese e difficilissime da reperire come potrete ben immaginare. E' comunque possibile acquistare tutti i DVD d'importazione dei film suddetti via Internet ad un prezzo ovviamente purtroppo molto alto.

Naomi WattsMa veniamo a questo film. E' innegabile che le leggende metropolitane siano affascinanti, ma il loro è un fascino perverso, un conflitto tra la paura di scoprire qualcosa e la tentazione di provare a farlo con ogni mezzo possibile sperando di non trovare mai conferme. La storia gira intorno all'avventura di Rachel (Naomi Watts) una giornalista di cronaca nera che un giorno si ritrova coinvolta in prima persona in una strana vicenda che la porterà sulle tracce di un misteriosa videocassetta di cui tutti parlano, ma di cui quasi nessuno è sicuro dell'esistenza. Almeno fino ad ora. Secondo queste voci infatti, chiunque la guardi riceve immediatamente una telefonata in cui una voce annuncia al malcapitato che gli restano da quel momento solo 7 giorni da vivere. Ci sarà qualcosa di vero in questa leggenda? Ma soprattutto, la cassetta c'entra davvero con la morte simultanea di 4 ragazzi avvenuta una settimana esatta dopo un viaggio in montagna durante il quale sembra l'abbiano vista? Sono tutte domande lecite queste, ma che acquisteranno un senso soltanto quando Rachel, dopo aver trovato la fantomatica videocassetta, la guarderà. Il suo telefono squillerà ma in quel momento sarà ormai troppo tardi per tornare indietro. Per colpa sua anche il figlio Aidan (David Dorfman) ed il suo amico Noah (Martin Henderson) sono ora in grave pericolo e le rimangono meno di 7 giorni per studiare il filmato e cercare di salvare le loro vite e la sua. Sempre che ci sia la possibilità di farlo.

Martin HendersonIl risultato ottenuto da Verbinski è eccellente, pur mantenendo infatti le caratteristiche vincenti dell'originale, riesce a trasportare la storia in un contesto del tutto diverso, molto più americano, conservandone la bellezza ma approfondendo alcuni aspetti della storia che in "Ringu" erano stati sviscerati troppo superficialmente come la sensazione che la serie di eventi e di immagini presenti nel video stia entrando pian piano nella vita reale di chi lo ha guardato e che col passare del tempo se ne impossesserà completamente fino a confondersi con essa. Nel film originale la storia del video maledetto girava intorno agli strani fenomeni verificatisi anni prima su un'isola come l'eruzione di un vulcano, tragicamente predetta molto tempo prima da una donna che per questo fu accusata di stregoneria. In questo remake americano, per ovvi motivi di ambientazione, la storia non avrebbe potuto funzionare e di conseguenza gli sceneggiatori hanno pensato ad una vicenda del tutto diversa ma ugualmente efficace e che contenesse comunque inequivocabili riferimenti al cinema orientale.
L'omaggio del regista all'Oriente è comunque molto presente nel film: ritroviamo continuamente, anche durante il filmato maledetto, la presenza di un albero rosso, più precisamente un acero (simbolo della cultura e della tradizione nipponica) posizionato su una collina spoglia pronto a farsi inondare di luce ad ogni tramonto; il bagliore lo infuoca di un rosso arancio accendendo le sue foglie giorno per giorno, sempre durante il calar del sole, scandendo il tempo che separa i protagonisti dalla loro fine.

Daveigh ChaseUn'altra differenza sostanziale scaturita dal confronto è il contenuto del filmato che nel film di Verbinski è molto più lungo e particolareggiato, se vogliamo anche più truculento; gli elementi sono molti di più e di conseguenza anche gli indizi per risalire alle origini della videocassetta e quindi della storia che le ha dato vita. Abbiamo riscontrato anche una notevole disparità tra i due film riguardo al tema principale del film: 'il cerchio'. Nel film giapponese questo simbolo è di gran lunga meno presente e si identifica molto meno con la storia, lo ritroviamo infatti solo verso la fine, quando i risvolti si fanno più chiari e quindi l'associazione di idee rimane ormai alquanto scontata. Il punto di forza del film, oltre alla evidente mancanza di una luce solare chiara e splendente che trasla la storia come in un'altra dimensione e le conferisce una torbidezza quasi insostenibile, è sicuramente il 'non senso' che tutti gli avvenimenti hanno fino ad oltre la metà del film. Le inquadrature sono molto più particolareggiate, soprattutto quelle sugli splendidi occhi azzurri della Watts e degli altri protagonisti che, increduli, vengono trascinati in un vortice di allucinazioni e contatti metafisici ai limiti del paranormale. Un aspetto quest'ultimo che nel film di Nakata è di gran lunga meno presente.

Martin Henderson e Naomi WattsLe atmosfere cupe e tetre ricordano quelle di "Seven", la tensione emotiva insita nel trillo del telefono che è sinonimo di morte misto ad un'iniziale ironica incredulità dei protagonisti è dopotutto il tema che ha fatto della trilogia di "Scream" un vero e proprio cult (non a caso lo sceneggiatore è lo stesso di "Scream 3"). A questo proposito c'è da dire che sono molte anche le ispirazioni che il cinema italiano dell'orrore ha offerto sia a Nakata che a Verbinski, come i lavori del regista italiano del brivido forse più famoso e cioè Dario Argento. Basti pensare all'inquietante immagine della donna riflessa nello specchio, al coinvolgimento di bambini nella storia ed all'illuminante disegno sulla parete che sono tutti inequivocabili riferimenti a "Profondo Rosso"; anche la ricorrente presenza di insetti e vermi fa pensare ovviamente a "Phenomena" e "Suspiria" a dimostrazione che poi alla fine i temi sono sempre più o meno gli stessi. Quel che cambia è il modo di sistemarli all'interno di storie diverse più o meno efficaci. Ma non è tutto: avevamo già visto personaggi uscir fuori fisicamente dallo schermo ed entrare in contatto con il mondo reale di chi sta di fronte alla TV in film in "Videodrome", uno dei capolavori del visionario David Cronenberg, i corridoi e le numerose inquadrature sulle porte socchiuse ed il bambino che si aggira nella casa come guidato da una presenza che stabilisce con lui un contatto mentale è facilmente riconducibile a "Shining" di Kubrick oppure ai più recenti "The Others" di Amènabar e "Il sesto senso" di Shyamalan.

Naomi Watts e Daveigh ChaseInsomma, gli ingredienti per terrorizzare ci sono proprio tutti e sicuramente, se l'intento era quello di creare qualcosa in grado di spaventare a morte il pubblico dopo i fallimenti degli interminabili sequel di "Venerdì 13" e "Nightmare" e dell'ultimo deludente "Jeepers Creepers", possiamo giudicare l'esperimento hollywoodiano pienamente riuscito. Se avete voglia di una serata terrificante ed allo stesso tempo di un film intenso ed appassionante che vi possa regalare una bella dose di brividi beh, non vi resta che andare al cinema e godervi fino in fondo lo spettacolo sperando di non dover attendere fino all'arrivo di "The Ring 2" per vederne uno di fattura pregevole come questo. Se poi siete pigri e non volete uscire di casa potete sempre procurarvi una copia rigorosamente in vhs di "Ringu" ma state attenti, fossi in voi diffiderei dalle videocassette senza etichetta...


Percorsi tematici

The Ring 2 - di Hideo Nakata; con Naomi Watts.


La locandinaTitolo: The Ring (Id.)
Regia: Gore Verbinski
Sceneggiatura: Ehren Kruger
Fotografia: Bojan Bazelli
Interpreti: Naomi Watts, Martin Henderson, Brian Cox, David Dorfman, Daveigh Chase, Lindsay Frost, Amber Tamblyn, Rachael Bella, Shannon Cochran, Sandra Thigpen, Richard Lineback, Sasha Barrese, Tess Hall, Adam Brody, Jane Alexander
Nazionalità: USA, 2002
Durata: 1h. 50'