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Alberto Cassani, 14 Dicembre 1999: Noioso |
Eagle
Pictures, 19 Novembre 1999
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Summer
of Sam
di Spike Lee
“Voglio
svegliarmi nella città che non dorme mai, per scoprire che sono
il re del quartiere, l’argomento principale. I tristi ricordi della
mia piccola città si stanno sciogliendo; ricomincerò di
nuovo, nella vecchia New York. Se ce la posso fare lì ce la potrei
fare ovunque. Sta tutto a te; New York, New York.”
Frank Sinatra - “New York New York”.
L’estate
del 1977 è stata una delle più calde della storia della
Grande Mela, e non solo dal punto di vista meteorologico. La febbre
del Sabato sera era al massimo splendore, i punk cominciavano ad attirare
l’attenzione (e le ire) degli americani, gli Yankees dominavano il campionato
di baseball e, soprattutto, il figlio di Sam terrorizzava le coppiette
che si attardavano a sbaciucchiarsi in macchina. L’estate del ‘77 apparteneva
a lui!
Non
dev’essere stato facile curare il doppiaggio di questo film, cercando
di rendere alla meno peggio i diversi accenti, le diverse pronunce,
le diverse espressioni linguistiche, che contraddistinguono i personaggi.
Gli italo-americani parlano un inglese diverso dagli altri americani,
e gli americani parlano un inglese diverso dagli inglesi. Mettere tutto
nello stesso film e riuscire a far notare la differenza nella versione
italiana non è esattamente una passeggiata di salute. Il problema
è che Spike Lee, che per la prima volta dirige un film in cui
i neri non c’entrano davvero nulla, non ha considerato il fatto che
prendere degli attori italo-americani e farli gesticolare mentre parlano
non è sufficiente per riuscire a creare dei personaggi italiani
realistici. Se poi si prende un attore come John Leguizamo, che è
molto più spagnoleggiante che italiano non si può pretendere
di fare un bel lavoro. Ma tanto per gli americani va bene lo stesso:
loro la differenza non la notano. Pensate che erano tutti contenti che
Antonio Banderas interpretasse Zorro, perché “è nato per
quel ruolo”. Peccato che Banderas sia nato in Spagna e Don Diego de
la Vega in Messico... Non che noi siamo diversi: in un film italiano
si mischiano spesso attori di diverse nazionalità, e poi tutto
viene tenuto insieme dal doppiaggio. Comunque per poter valutare seriamente
la bravura degli attori, soprattutto in un film come questo, bisognerebbe
vedere il film in lingua originale, cosa che io non ho avuto modo di
fare, ma direi che la scelta di Mira Sorvino non è delle più
azzeccate. L’attrice lanciata da Woody Allen ne “La
dea dell’amore” non ha assolutamente la faccia da mogliettina perfetta,
ha lo sguardo sempre troppo cattivo per poter essere convincente in
un ruolo simile. Migliore di lei, e anche più sensuale, mi è
sembrata Jennifer Esposito. E poi non capisco proprio perché
sia stato dato così poco spazio a due attori solitamente molto
bravi come Anthony LaPaglia e Ben Gazzara...
Le
musiche originali di Terence Blanchard sono incredibilmente deludenti,
nulla in confronto a quelle (bellissime) che lo stesso aveva scritto
per “Mo’ better blues”. Per lo meno le canzoni di repertorio non sono
male: tra gli Abba e Frank Sinatra si può ascoltare quasi tutto
il meglio dell’epoca.
La
sceneggiatura, basata su una storia vera, è stata scritta da
Victor Colicchio e Michael Imperioli, che però l’hanno tirata
troppo per le lunghe: il film dura due ore e venti ed è pieno
di dialoghi troppo prolungati (oltreché insulsi) e scene non
molto convincenti. La responsabilità di questo difetto dev’essere
diviso con il regista, che può lamentarsi finché vuole
che i critici non capiscono la sua arte ma che sarebbe ora si rendesse
conto di aver perso molto del suo tocco (con questa fanno 4 vaccate
consecutive, Spike). In tutto il film non ci sono momenti memorabili,
non ci sono scene che dimostrano la bravura del regista. L’unica scena
abbastanza bella è il concitato finale. Forse abbiamo sempre
dato un significato sbagliato alla parola “joint” che caratterizza i
film di Spike Lee (“A Spike Lee joint”): forse “joint” non nel senso
di passatempo ma di canna.
La
cosa peggiore del film, dell’impostazione del film, è il fatto
che i veri protagonisti siano gli abitanti del Bronx e non il temutissimo
serial killer. In “Seven”, che non ritengo
essere un film di molto superiore a questo, i protagonisti sono i due
poliziotti, non certo il killer, ma il killer è il centro del
loro universo. Se decidi di avere un cattivo sotto le righe devi avere
qualcuno che sia particolarmente “affascinante” per il pubblico: ne
“Il silenzio degli innocenti” non è ad Hannibal Lecter che viene
data la caccia, ma è lui il centro del film. Le vite dei protagonisti
di “Summer of Sam” sembrano non venir toccate più di tanto dagli
ammazzamenti che li circondano, i loro problemi veri sono ben altri,
ed i pochi momenti in cui vediamo come vive il figlio di Sam non sono
poi molto interessanti. Ma Cristo... l’estate del ‘77 apparteneva a
lui!
Ci
sono 8 milioni di storie nella città nuda, e questa è
una di quelle...
Percorsi
tematici
La
25a ora
- di Spike Lee;
con Edward Norton, Philip Seymour Hoffman, Barry Pepper, Rosario Dawson.
Bamboozled
- di Spike Lee; con Damon Wayans, Savion Glover, Jada Pinkett-Smith,
Tommy Davidson, Michael Rapaport.
Bus in viaggio - di Spike Lee; con Ossie Davis,
Andre Braugher, Charles S. Dutton, Richard Belzer, Thomas Jefferson
Bird, Isaiah Washington.
He Got Game - di Spike Lee; con Denzel Washington,
Ray Allen, Milla Jovovich, Bill Nunn, John Turturro, Rick Fox.
Inside Man - di Spike Lee; con Denzel
Washington, Clive Owen, Jodie Foster.
Lei mi odia - di Spike Lee; con Anthony
MacKie, Kerry Washington.
When the Leeves Broke: A Requiem In Four Acts
- di Spike Lee.
Titolo:
Summer of Sam (Id.)
Regia:
Spike Lee
Sceneggiatura:
Victor Colicchio, Michael Imperioli
Fotografia:
Ellen Kuras
Interpreti:
John Leguizamo, Mira Sorvino, Jennifer Esposito, Adrien Brody, Anthony
LaPaglia, Ben Gazzara, Michael Badalucco, Patti LuPone, John Savage,
Bebe Neuwirth
Nazionalità:
USA, 1999
Durata:
2h. 21'
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