|
Sandro
Paté, 11 Maggio 2004: Inesorabile |
Mikado,
2 Aprile 2004
|
L'odore
del sangue
di Mario Martone
Io
t'ho amato sempre, non t'ho amato mai... amore che vieni, amore che
vai.
Il bel ritornello della canzone di Fabrizio De Andrè con cui
ha inizio l'ultimo film di Martone, è davvero una inquietante
anticipazione.
Carlo
(Michele Placido) e Silvia (Fanny Ardant), sposati da anni, accettano
di non avere "nessuna esclusiva". Silvia approva la relazione
di Carlo con la giovane Liù (Giovanna Giuliani). Carlo, d'altra
parte, ammette le attenzioni che riceve la moglie. La vita di questa
coppia "aperta" potrebbe rimanere in equilibrio. Ma Carlo
vuole sapere chi corteggia la compagna. Ecco il film della gelosia.
Più Silvia centellina le informazioni sul suo nuovo spasimante,
un giovane neo-fascista che lei stessa definisce "un disadattato",
più Carlo la tempesta di domande. Vuole ogni dettaglio delle
sue avventure. Anche e soprattutto di quelle sessuali. I resoconti di
Silvia non gli bastano mai.
Ecco perché l'odore del sangue. E' una sensazione fisica
d'inquietudine. Un sospetto. E' la voglia di saperne sempre di più,
che per colui che troppo ama, il geloso, significa anche soffrire sempre
di più. La sfera emotiva di Carlo va in pezzi. Quando ha smesso
di amare Silvia? L'ha mai amata veramente?
Io
t'ho amato sempre, non t'ho amato mai... amore che vieni amore che vai.
E in effetti Silvia se ne va, si allontana sempre di più da suo
marito. La sua relazione extraconiugale degenera. Il suo nuovo partner,
il viziato delinquente perennemente fuori campo, approfitta della fragilità
emotiva della donna e della sua voglia di fare esperienze sempre più
estreme, per umiliarla, per piegarla alle proprie fantasie malate.
Carlo
è martire delle proprie congetture, vittima della consapevolezza
di non aver più nessuna ascendenza sulla moglie. L'odore del
sangue diventa un desiderio bruciante, l'ossessione per la carne
dei due corpi avvinghiati, ma anche l'angoscia di non riuscire a interrompere
un'inesorabile traiettoria di sesso e di morte.
Martone
mette in scena una storia estrema in incerto equilibrio tra Eros e Tanathos.
L'intricato labirinto sentimentale in cui si perdono i protagonisti
è reso perfettamente da una fotografia fatta di pomeriggi limpidi
come di serate buie, di week end in campagna come di vicoli nascosti.
Ogni piano rassicurante ha un controcampo oscuro, un'ombra imperscrutabile
che attira e poi inghiotte colui che l'ha potuta notare anche per un
solo istante. Si arriva alla fine del film fiutando l'odore del sangue.
Il destino di morte della protagonista è sempre più facile
da percepire, sempre più semplice da prevedere. E' una dissolvenza
a rosso, l'indizio più chiaro per il destino di questo amour
fou. Si procede alla visione del film con la stessa ansia con cui
i personaggi avanzano verso il proprio inevitabile baratro. Ad attenderli,
quel demone della passione che li ha consumati e resi folli, si gode
il suo malsano progetto: la fine di un amore. Amore che vieni
amore che vai...
Titolo:
L'odore del sangue
Regia:
Mario Martone
Sceneggiatura:
Mario Martone
Fotografia:
Cesare Accetta
Interpreti:
Michele Placido, Fanny Ardant, Giovanna Giuliani, Sergio Tramonti
Nazionalità:
Italia - Francia, 2004
Durata:
1h. 40'
|