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Gabriele
Marcello, 20 Febbraio 2007: Indefinito |
Medusa,
23 Febbraio 2007
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Saturno
contro
di Ferzan Ozpetek
Scrivere
dell'ultima fatica di Ferzan Ozpetek non è affatto facile, forse
perché questo suo "Saturno contro" è la pellicola
della 'chiusura'. Chiusura di tematiche, di volti, di vezzi e di situazioni.
Dopo l'affascinante excursus tra le pieghe della povertà e della
santità di "Cuore Sacro", dove
il barocco andava a braccetto con il melodramma, il regista italo-turco
ritorna su i suoi passi o, meglio, si chiude nella propria gabbia, reale
e filmica. Perché di gabbia e non di nido si può parlare
stavolta: al posto di pregiati esemplari, svolazzano soprattutto dei
fantasmi, passati e presenti, che non possono e non vogliono uscire,
ma si rintanano sempre di più negli angoli e nelle pieghe di
un già detto e di un già sentito. Abituato a trattare
casi para/patologici di individui segregati in sentimenti e situazioni
che conducono verso l'esasperazione (Irene in "Cuore
Sacro") e l'implosione interna (Giovanna in "La
finestra di Fronte"), Ozpetek mette in scena un gruppo di famiglia
in interno molto sentito, forse troppo, e soprattutto troppo ermetico.
Davide
è uno scrittore di favole per ragazzi che vive con Lorenzo, un
giovane pubblicitario che ama profondamente la vita e i suoi amici.
Quasi ogni sera si riuniscono a casa loro gli amici di sempre: Angelica,
psicologa avversaria del fumo e sostenitrice dell'amicizia; Antonio,
marito di Angelica e bancario che vive una storia clandestina con una
bella fioraia; Neval, traduttrice turca che 'interpreta' gli umori dei
compagni ed ha sempre una parola per tutti; Roberto, marito carabiniere
di Neval, balbuziente; Sergio, nullafacente che vive di rendita, Roberta;
drogata impenitente che lavora quando è lucida con Saturno contro
e gli amici a favore; e Paolo, bisessuale col diploma in medicina e
il vizio della scrittura. Una di queste belle serate è interrotta
dall'improvviso malessere di Lorenzo. Il ragazzo viene colpito da un
aneurisma e cade in coma. Tutta la 'famiglia' si stringe tra i corridoi
dell'ospedale nell'attesa di qualcosa, confortati soltanto dall'affetto
che li lega.
Il
titolo prende spunto da una battuta di Roberta (Ambra Angiolini) che
dice "Oggi ho pure Saturno Contro", in riferimento al passaggio
del pianeta rispetto al segno zodiacale, ma in realtà il pianeta
è avverso un po' a tutti i personaggi che, nel bene o nel male,
percorrono un loro viaggio interiore, che non li condurrà, diversamente
dagli altri personaggi ozpetekiani, molto lontano, ma solo di
fronte a quello che sanno già, un po' come Dorothy, che nel finale
del "Mago di Oz" capisce che la felicità è dietro
il recinto di casa. Tutti questi quarantenni e trentenni consolidano
il loro affiatamento, che rimane l'unica cosa che resta, di fronte alle
difficoltà della vita e si amano in maniera sempre più
profonda e totale.
Stavolta
non abbiamo un gruppo subalterno ("Le fate ignoranti",
"La finestra di fronte") o di upper
class ("Cuore Sacro"), socialmente
parlando, ma un gruppo borghese/agiato, che non sembra toccato dalle
paranoie del vivere quotidiano e che si rispecchia continuamente negli
occhi l'uno dell'altro, in un moto quasi autocompiacente e narcisistico.
Siamo apparentemente vicini all'idea di clan che c'era ne "Le
fate Ignoranti", ma, nella realtà profondamente lontani,
perché se le fate nella loro esuberanza e - se vogliamo - volgarità,
sorridevano alle bruttezze della vita ed erano solo apparentemente segregati,
stavolta troviamo un perfetto opposto. Più che fate frivole e
vive, i protagonisti di "Saturno contro" sono saggi maturi,
senza curiosità d'apertura, non interessati al mondo fuori dalle
pareti delle cucine high-tech, immerse in colori pastosi, come
il porpora e l'arancione, ma abitanti della loro unica e vera isola
felice. Non vogliono nulla e nulla chiedono. Le vere fate, invece, con
la loro essenza naïf e le finte regole di 'appartenenza'
risultavano toccanti, ispiravano simpatia e, anche se non perfettamente
d'accordo, spingevano lo spettatore a tifare per loro, sempre e comunque.
Forse questo è il primo vero limite del film, ovvero, oltre all'attesa
smentita di un "Fate parte seconda", la scoperta di un gruppo
di persone calorose tra loro ma che non sembrano toccate da null'altro.
Un film che sembra strettamente limitato a pochi e solo a quelli. Questo
limite può, però, divenire pregio, se lo si considera
una sorta di radiografia del dolore, seguendo il percorso di Graham
Greene, secondo cui "il senso del dolore rimane ermetico agli occhi
del mondo", e quindi questi esseri umani sono 'giustamente' chiusi.
Ma questa può essere solo una singola interpretazione.
Ozpetek
ha abituato lo spettatore a dei bellissimi riferimenti cinematografici
(merito, questo, del suo fidato e attento sceneggiatore e produttore,
Gianni Romoli), creando una sorta di Cinema che reinventa il Cinema,
ma stavolta non accade, anche perché i film che ispirano sono
troppo intrisi di personalità propria per poter essere rimaneggiati.
Naturale è il paragone con il "Grande
Freddo" di Kasdan, ma anche "Gli amici di Peter"
di Branagh, due film che parlano delle amarezze di un gruppo di amici
che si ritrova dopo anni di lontananza, ma tutta la buona intenzione
si perde, dal momento che queste sono pellicole ad una pista, mentre
"Saturno contro" ne imbocca addirittura tre.
Il
film si potrebbe comodamente dividere in tre parti ben distinte: prologo,
snodo ed epilogo. La prima parte serve per mostrare tutti i personaggi,
e a fare da collante dei sorrisi e delle emozioni è, come di
consueto nel cinema di Ozpetek, la tavola imbandita, vero e proprio
setting dove si inalberano le emozioni e si stemprano le tensioni.
Ed è a tavola che esplode il dramma, con la caduta nel coma di
Lorenzo (preannunciata dalla propria vestizione accurata, resa con gran
uso di macro), e l'inizio di una veglia funebre collettiva. Termina
quindi la commedia di ambito sociale e umano ed inizia la tragedia.
La
parte centrale del film è quella più difficile, perché
il rischio di scivolare nel patetico o nello strappalacrime è
sempre dietro l'angolo. Il regista, saggiamente, non mostra espiazioni
di dolore o attese attorno al letto, che fanno tanto soap opera,
ma analizza quello che succede attraverso i corridoi e le poltrone di
attesa di un ospedale freddo e asettico, animato da infermieri glaciali
ma che in fondo nascondono un'essenza umana molto radicata. Il film
che ritorna alla mente è "Son frerè" di Chéreau,
per la sensazione di angoscia nell'attesa di una verità che è
già nota. Ma mentre il regista francese non ha pudori e colpisce
lo spettatore alla bocca dello stomaco con dialoghi asciutti e minimali
ed immagini al limite della sopportazione (la depilazione cristologica),
Ozpetek stempra l'atmosfera alternando sorrisi e lacrime, senza però
riuscire ad andare in profondità, ma tentando di rimanere sempre
e comunque sulla superficie, scadendo a volte nel patetico. Al dolore
sordo e ignorante della famiglia del film francese, qui c'è un
dolore esibito, frammentario ed estetico. Peccato che il senso iniziale
di pudore venga poi totalmente distrutto da una scelta kitsch
come la visione di Lorenzo vivo e sorridente da parte di Roberta, dopo
che lo si era mostrato freddo e livido sul tavolo dell'obitorio. Davvero
un colpo basso.
L'epilogo
è, in sostanza, l'elaborazione del lutto, non solo di Davide,
ma anche del resto della famiglia, che tenta di risolvere anche l'insoddisfazione
della propria esistenza, rendendosi poi conto che l'unica ancora di
salvezza è quella di rimanere uniti, sebbene le cose non saranno
più come prima. Ozpetek tenta di evitare molti luoghi comuni,
ed in parte ci riesce, se non optasse poi per una scena di catarsi di
discutibile valore: il tentato suicidio di Davide. Con un utilizzo di
un effetto cartolina, il regista strozza tutta la tensione drammatica,
banalizzandola.
Il
legame con i film del passato ci sono tutti ed è per questo che
si deve parlare di "Saturno contro" come l'opera della 'chiusura'.
Davide chiude il cerchio di dolore e di elaborazione iniziato da Antonia
delle "Fate ignoranti", e così
tutti gli altri personaggi riflettono i vecchi personaggi di Ozpetek,
definendoli in maniera totale. Ma oltre ai personaggi, il regista e
lo sceneggiatore portano a compimento quel ventaglio di tematiche particolari
nel cinema Italiano, come la famiglia allargata (inutili i riferimenti
alla politica odierna), l'esplosione della sessualità (priva
di connotazioni), il mistero della vita e i cambiamenti dell'animo umano.
Tutto viene riletto e riscritto in maniera totale e totalizzante, sebbene
questo rimanga il film più indefinito del regista.
Al
di là di una eleganza formale e di uno stile sempre più
profondo, come l'abilità di integrare perfettamente personaggi
ad ambienti e girare molte scene con gli attori di spalle, facendo il
verso a "L'avventura" di Antonioni, il "Saturno contro"
di Ferzan Ozpetek è un film a singhiozzi, dove i tempi morti
sono quasi estenuanti invece che poetici, dove l'autocompiacimento di
alcuni vezzi (narrativi e ideologici) è troppo sentito per passare
inosservato. Manca quel furore, quel salto nel vuoto, quella voglia
di osare che erano il perno delle sue opere migliori e non bastano una
musica trascinante (bel soundtrack di Neffa) ed una superba direzioni
degli attori (tutti bravi, rivelazioni televisive comprese) a rendere
questo film all'altezza degli altri.
Percorsi tematici
Cuore
Sacro - di Ferzan Ozpetek; con Barbora Bobulova, Lisa Gastoni.
Le Fate Ignoranti - di Ferzan Ozpetek; con
Margherita Buy, Stefano Accorsi.
La finestra di fronte - di Ferzan Ozpetek;
con Giovanna Mezzogiorno, Massimo Girotti, Raoul Bova.
Titolo:
Saturno contro
Regia:
Ferzan Ozpetek
Sceneggiatura:
Gianni Romoli, Ferzan Ozpetek
Fotografia:
Gianfilippo Corticelli
Interpreti:
Stefano Accorsi, Margherita Buy, Pierfrancesco Favino, Serra Yilmaz,
Ennio Fantastichini, Ambra Angiolini, Luca Argentero, Michelangelo Tommaso,
Isabella Ferrari, Filippo Timi, Luigi Diberti, Lunetta Savino, Milena
Vukotic, Benedetta Gargari, Gabriele Paolino
Nazionalità:
Italia, 2007
Durata:
1h. 50'
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