|
Testo
introduttivo al corso di "Introduzione al linguaggio cinematografico"
per la scuola media inferiore "L. Pirandello" di Sedriano
(MI)
Anno scolastico 1997/98
Come
si scrive una sceneggiatura
prima parte
di Alberto Cassani
Da
dove cominciare
Un
film racconta una serie di azioni che delle persone compiono in determinate
situazioni. Per iniziare a scrivere una sceneggiatura bisogna avere
un’idea di cosa si vuol far fare a queste persone, ai personaggi, di
quali situazioni gli si vuole far affrontare, di quali luoghi gli si
vuol far visitare. Nonostante tutti gli sforzi che uno scrittore può
fare, è praticamente impossibile trovare un’idea assolutamente
originale, riecheggerà sempre qualcosa di già visto in
un altro film, o letto in un libro, o sentito in una canzone... L’importante,
comunque, è non copiare, ma prendere spunto. Si può partire
dalla stessa idea, dallo stesso punto di partenza, di un altro autore,
per poi prendere tutt’altra direzione ed arrivare in un luogo completamente
diverso. In parole povere: pur avendo una storia simile, il film può
(e deve) essere completamente diverso. La storia non deve mai sembrare
quella di un qualcosa di già visto, anche se spesso l’incrocio
tra diverse cose già viste può sembrare persino qualcosa
di nuovo. La storia deve sembrare una variazione interessante di un
tema conosciuto. Non è mai buona idea, comunque, descrivere ciò
che si scrive come “un incrocio tra questo e quello, con un po’ di quest'altro”.
Questo vale in ogni campo della scrittura creativa, ma è vero
soprattutto nel cinema.
Esistono
milioni di modi diversi per sviluppare la stessa idea, quindi bisogna
avere ben presente fin dall’inizio deve si vuole arrivare quando si
inizia a scrivere. Facciamo qualche esempio di idea per dei film:
-
Un ragazzo ed una
ragazza si amano, ma sono costretti a tenere segreta la loro relazione.
- Un criminale, dietro la promessa della libertà, viene incaricato
di recuperare un uomo che può salvare il mondo dalla distruzione.
- Un uomo torna dal regno dei morti per vendicarsi dei propri assassini.
- Durante una missione scientifica un gruppo di studiosi entra in
contatto con una razza aliena sconosciuta.
- Ad un esperto poliziotto di colore viene assegnato un nuovo compagno,
bianco e più giovane. I due si trovano subito invischiati in
un complicato caso di omicidio.
Suonano
familiari? Dovrebbero, perché la prima idea è quella che
sta alla base di “Romeo e Giulietta”, ma è molto semplice e può
essere facilmente adattata (e lo è stata) alle situazioni più
diverse. La seconda è la storia di “1997:
Fuga da New York”, ma se specifichiamo che il prigioniero deve viaggiare
nel tempo diventa quella de “L’Esercito delle 12
Scimmie”. La storia dell’uomo che resuscita è comune a “Il
Corvo” ed al più recente “Spawn”, ma va detto che entrambi
i film sono basati su dei fumetti. La terza è l’idea su cui si
basa “La cosa da un altro mondo”, ma basta decidere di ambientarla nello
spazio e diventa “Alien”. Infine possiamo ammirare
la coppia di poliziotti bianco-nero sia in “Arma Letale” che in “Se7en”.
Come
potete vedere, dunque, le idee ricorrono, si riciclano, vengono copiate,
ma vengono anche e soprattutto modificate. Quindi ricordatevi sempre
che per quanto buona sia l’idea di partenza quello che conta veramente
è il modo in cui viene sviluppata. Certo che se si parte da una
buona idea...
Quando
si ha la possibilità di scrivere ciò che si vuole si finisce
spesso per fissare il foglio bianco per ore. La cosa migliore da fare,
la prima regola dello sceneggiatore, è scrivere di ciò
che si conosce, il che non vuol dire scrivere la propria autobiografia,
ma piuttosto narrare la storia di un personaggio con cui abbiamo qualcosa
in comune e che si muove in un ambiente simile a quello che conosciamo.
Il protagonista del nostro film, che lo vogliamo o no, avrà sempre
qualcosa in comune con noi, perché siamo noi a dargli vita, a
decidere cosa deve dire e fare, ma queste somiglianze non dovrebbero
essere l’aspetto principale del personaggio, a meno che non abbiamo
avuto una vita veramente molto curiosa ed interessante.
Ma
come si fa a sapere quando si ha un’idea veramente buona? Beh, all’inizio
tutte le idee sembreranno buone, e quest’impressione si farà
sempre più forte man mano che il tempo passa e quel dannato foglio
continua a fissarci in tutto il suo candore. Bisogna cercare di dar
libero sfogo alla propria fantasia, bisogna osservare tutte le idee
che ci nuotano nella testa fino a che non abbiamo veramente l’impressione
di aver pescato quella giusta. Allora prendiamo questa “grande idea”
e guardiamola meglio. Ponetevi questa domanda: “È sufficiente
per essere l’idea base del mio film?”. Quanto più tempo ci avete
messo per trovarla, tanto più il vostro “sì” sarà
convinto. Bene, sappiate che un’idea sola non è mai sufficiente!
Certo, ci sono un sacco di film “mono-ideistici” (e scusate il neologismo),
ma nessuno di questi è veramente valido quando si pensa esclusivamente
alla trama. L’idea centrale di un film dev’essere eccitante, affascinante
e deve apparire diversa da tutto quello che si è visto o sentito
fino a quel momento, e la vostra sceneggiatura dovrà essere piena
zeppa di buone idee, soprattutto se ci sono scene d’azione. Per quanto
grandi possano essere le esplosioni che vi immaginate, il pubblico le
ha già viste. Per quanto rossi possano essere i vostri fiumi
di sangue, il pubblico ne ha visti di più spaventosi.
Fino
a questo punto, ed in genere anche quando la storia sarà completa,
l’idea si potrà riassumere con una sola frase, con una sola immagine:
la locandina che viene appesa fuori dai cinema. Molto spesso la locandina
è sufficiente ad evidenziare le differenze che un film ha rispetto
agli altri film che partono dalla stessa idea. Nel manifesto di “Arma
Letale” si vedono Mel Gibson e Danny Glover spalla a spalla con le pistole
in mano, mentre in quello di “Se7en” erano riportati
solamente i sette peccati capitali ed il titolo del film. Nel primo
caso il film è incentrato su ciò che i protagonisti fanno,
sul loro carattere e sul rapporto che si viene a creare tra di loro;
nel secondo i due poliziotti agiscono in relazione a ciò che
il “cattivo” fa, è lui che ha il controllo del film, anche se
lo vediamo poco.
Cercate di visualizzare la locandina del vostro film. È interessante?
È originale? È comprensibile? Se non vi sembra abbastanza
interessante cercatene un’altra. Se assomiglia a quella di un altro
film cercatene un’altra. Se non sapete come riassumere il film in una
sola immagine cercatene un’altra. Di idea, non di locandina.
Scrivere
il soggetto
Diamo
per scontato che alla fine, dopo indicibili sofferenze, siate riusciti
ad avere un’idea interessante e avete l’impressione di poterne veramente
fare un intero film, perché avete anche delle altre idee su come
sorprendere il pubblico ed evitare che si addormenti dalla noia. Prima
di mettersi a scrivere la sceneggiatura vera e propria è meglio
scrivere la scaletta del film, il soggetto. In pratica si tratta di
decidere che tipo di persone volete che i vostri personaggi siano, quali
sono le loro caratteristiche principali, dove volete che l’azione si
svolga e cosa questi personaggi dovranno fare, quali problemi si troveranno
ad affrontare.
Capita
spesso di lavorare ad una sceneggiatura insieme ad altre persone. L’equazione
per cui più teste pensano, più brillante sarà il
risultato non è sempre vera, anzi è spesso vero il contrario:
può capitare di trovarsi in disaccordo, di avere visioni opposte
dello stesso problema, di interpretare in maniera diversa i personaggi.
Questo succede soprattutto se non si ha molta familiarità con
i propri compagni di lavoro, o se si è abituati a lavorare da
soli, in piena libertà. Il pericolo maggiore, in questi casi,
è quello di cercare di imporre sempre le proprie idee, perché
a questo punto anche gli altri vorranno fare lo stesso ed il risultato
finale sarà una sceneggiatura eterogenea e discontinua. Come
lo si può evitare? Beh, innanzitutto bisogna entrare nell’ordine
di idee che questa volta si fa parte di una squadra e che bisogna giocare
con gli altri, insieme agli altri. Bisogna mettersi in testa che anche
gli altri possono avere buone idee, e che anche noi possiamo averne
di cattive. Potrà capitare che più di una persona pensi
di avere l’idea giusta per sviluppare una scena, potrà capitare
che entrambe le idee siano valide, ma potrà anche capitare che
nessuna di queste lo sia veramente. Una cosa molo utile da fare quando
si scrive in gruppo è porsi tutte le domande che una scena ci
suggerisce, questo perché ognuno potrebbe avere dei dubbi diversi
da quelli degli altri sull’effettiva efficacia di una scena. Portare
all’attenzione degli altri questi dubbi aiuterà senz’altro a
trovare la soluzione per i problemi che nascono mano a mano che si scrive.
La regola fondamentale dello scrivere in gruppo ve l’ho già detta:
bisogna essere un giocatore di squadra.
Anche
se la cosa appare contestabile il modo migliore per dare un buon ritmo
alla storia è dividere lo sviluppo dell’azione in tre parti,
in tre capitoli:
-
un’introduzione, in cui vengono presentati i personaggi principali,
in cui si fa capire come e dove vivono e si inizia a presentare il
problema che dovranno affrontare nel corso del film;
- una parte centrale dell’intreccio, in cui questo problema si sviluppa,
sconvolgendo la vita dei personaggi. In pratica è il momento
di sviluppare la vostra “grande idea”;
- un finale, in cui i personaggi risolvono (o forse no) la situazione
in cui si erano venuti a trovare e si concludono anche le sottotrame,
le idee secondarie che avevate inserito nel film.
Soprattutto
siate ben sicuri di avere qualche idea interessante per ognuno di questi
capitoli e di avere un deciso cambio di situazione approssimativamente
a metà film. Come ho detto questa tecnica appare molto contestabile,
ma deriva direttamente dal teatro dell'antica Grecia e se praticamente
tutti i film sono scritti seguendo questo procedimento, una sua efficacia
dovrà pur averla. Non fatevi troppi problemi, comunque: siamo
talmente abituati a vedere e leggere storie strutturate in questo modo
che finirete per scrivere il vostro soggetto rispettando questa regola,
anche se potreste persino non rendervene conto.
Se
state scrivendo una cosa in piena libertà, un “soggetto originale”,
non fatevi problemi a dar libero sfogo alla vostra fantasia. Non chiedetevi
se una scena è realizzabile, quando costerebbe o come bisognerebbe
costruire il set in cui girarla, non sono problemi vostri. Chiedetevi
piuttosto se la scena è plausibile, se è importante all’interno
del film, e soprattutto se è interessante. Se avete l’impressione
che serva solo per allungare il brodo, mettetela da parte e sperate
di non averne bisogno. Non buttatela via, però, perché
potreste averne bisogno: nello sviluppo della sceneggiatura, infatti,
potreste decidere di cambiare un po’ la storia e finire per avere bisogno
proprio di quel tipo di scena.
Quello
che avete in mano a questo punto è più o meno la trama
del film. È molto importante che la storia possa realmente interessare
chi legge, e che possa anche interessare lo spettatore tipo, deve succedere
qualcosa che valga la pena di narrare in un film. Ora immaginate di
parlare con dei vostri amici di ciò che avete appena scritto.
Sarebbero interessati? Vorrebbero saperne di più? Vorrebbero
leggere la sceneggiatura? Siate onesti con voi stessi, mentire a questo
punto sarebbe come mentire scrivendo sul vostro diario.
Se
la vostra storia ha la possibilità di interessare qualcun altro
al di fuori di voi e di vostra mamma potete iniziare seriamente a dar
vita ai vostri personaggi. A questo punto del lavoro dovete occuparvi
solo del vostro protagonista, ed eventualmente di un personaggio non
protagonista che è comunque molto importante nell’economia del
film, in genere il “cattivo” di turno. Gli altri li “disegnerete” man
mano che faranno la loro apparizione nella storia. Iniziate col fare
una lista di tutto ciò che il pubblico ha bisogno di sapere sul
vostro protagonista, sottolineate le cose che il pubblico deve sapere
subito, ed infine fate una lista di quello che non volete dire al pubblico,
ma che comunque condizionerà la psicologia, e quindi le azioni,
del vostro protagonista. Fate in modo di avere bene in mente le sue
abitudini, i posti dove gli piace andare, il suo modo di parlare, il
tipo di persone che gli piace frequentare. Quando avete messo su carta
tutte queste cose e siete sempre convinti di quello che volete far fare
ai personaggi, siete pronti per iniziare a scrivere la sceneggiatura.
Come
si scrive una sceneggiatura
2
- La sceneggiatura
3 - I personaggi e i dialoghi
4 - Riscrivere la sceneggiatura
|