Incontro
con Shinya Tsukamoto
a cura di Fabio Greco
Vorrei
iniziare dicendo che molti giornalisti europei, durante una proiezione
del mio film "Tetsuo" in Giappone, sono letteralmente scappati.
Si sono sentiti indignati e offesi. Devo ammettere che il mio scopo
era di fare un film erotico, ma di sicuro non volevo offendere nessuno.
Credo che solo una piccolissima fetta di pubblico abbia capito realmente
cosa volessi esprimere.
Sono
partito dalla semplice domanda: cosa rappresenta al meglio l'erotismo?
La risposta è stata molto semplice: un oggetto duro attaccato
al corpo! Poi, ho avuto l'illuminazione del ferro. Ho cominciato a creare
senza pensarci troppo e più andavo avanti, più realizzavo
e riflettevo su cosa fosse per me l'eros: per me l'eros è rappresentato
dal rapporto tra la metropoli, cioè il ferro (i palazzi che si
stagliano alti, le case, gli uffici), e il corpo. Credo che sia molto
più eccitante questo rapporto che, ad esempio, l'immagine di
Tarzan nella giungla con una donna seminuda vicino... Dopo aver trovato
l'eros, sono venuti gli altri concetti: la tecnologia intesa come metropoli
che sottomette gli individui. C'è una bipolarità: stress
e amore. Amore perché la tecnologia ha permesso la crescita economica
del Giappone, stress perché ci ha oppresso e se vengo oppresso
l'unico desiderio che provo è quello di una tabula rasa, distruggere
per creare qualcosa di migliore.
Per raccontare la storia di Tetsuo ho cercato di usare il modo più
semplice che conoscessi, ho evitato di allargarla, dicendo semplicemente
quello che sentivo e quello che osservavo. Devo ammettere che sono stato
influenzato da "Videodrome" di Cronemberg e dal cyberpunk,
infatti potrei affermare tranquillamente che Cronemberg sia il padre
di "Tetsuo". Non ho difficoltà neanche nell'affermare
che ispirazione mi è stata data da "Akira". Akira potrebbe
essere un fratello maggiore educato!
Nei
suoi film è spesso presente la mutazione, questo perché
in lei c'è qualche postumo della bomba atomica?
No, non credo di averne piena coscienza. Credo che questo valga anche
per chiunque altro crei questo tipo di storie. Non facciamo riferimento
alla "bomba".
Il
desiderio di distruzione presente nelle sue pellicole da cosa deriva?
Da piccolo ero abituato a giocare in campi senza costruzioni e forse
deriva proprio da questo. Vorrei tornare a giocare in quei campi che
non si trovano più.
Possiamo
definire la sua violenza come catartica?
Forse sì. A Tokyo ho visto un impiegato ubriaco calciare un muro
così forte che ho pensato che si fosse rotto una gamba. Avrebbe
battuto anche uno Yakuza! A Tokyo sono tutti così stressati che
se per caso non riesci a fare qualcosa, qualsiasi cosa, come prendere
il biglietto della metro da una macchinetta automatica, chi sta in fila
dietro di te comincia ad offenderti e a prenderti in giro!
Come
mai lei fa tutto da solo nei suoi film: scneggiatura, fotografia, montaggio
e regia?
Ho iniziato da solo e mi sono abituato così. E' anche vero che
mi interessano tutte le fasi della produzione.
Come
mai ha optato per il cinema invece che per il fumetto?
Anche se la diffusione dei manga è enorme, ed io appartengo a
quella generazione, ho preferito mescolare elementi manga nelle mie
narrazioni filmiche. Mi riesce facile!
La
sua regia cosa aggiunge alla storia che narra?
Aggiungo cose attinenti alla storia. Ad esempio nel mio ultimo film
c'è la visione di un cerchio. L'ho aggiunto perché di
solito la metropoli è quadrata e il cerchio rispecchia la natura.
Infatti, quando nel film c'è il cerchio si vede sempre la natura.
Da
cosa ha preso ispirazione per "A Snake of June"?
E' una storia d'amore che mi è venuta in mente tanti anni fa.
L'ho tenuta con me e alla fine sono riuscito ad ampliarla. Questa è
stata l'ispirazione.
In
"A Snake of June" si ha la visione
del cancro come un'escrescenza organica, cosa significa questo per lei?
Il tumore nella storia distrugge la famiglia. All'inizio porta verso
il negativo ma poi diventa una chiave per la rinascita. In Giappone
non facciamo molto caso alla morte, siamo abituati principalmente ad
immagini di pace quindi cerco di vedere la morte nel miglior modo possibile
anche se può risultare difficile.
E
la sessualità?
Cerco di descrivere la situazione attuale di Tokyo!
Cosa
pensa dell'avvento di Internet e della comunicazione che non avviene
più tramite il corpo?
Finché Internet viene usato come strumento va bene, ma se si
estremizza si esagera. E' vero, non comunichiamo più con il corpo
ma con il cervello, e nel caso estremo potremmo diventare tutti come
un enorme nido d'api, collegati non si sa da quale sostanza.
Secondo
lei il digitale funziona?
Ho cominciato con l'8mm e ho sempre usato l'analogico, anche per il
montaggio, e userei il digitale solamente per risparmiare tempo durante
questa fase. Per il girato credo proprio di no, le immagini potrebbero
perdere di valore. Bisogna analizzare i casi...
Quali
sono i suoi registi e i film preferiti?
Sicuramente "Blade Runner" di Ridley Scott e "Taxi
Driver" di Scorsese. In Giappone il mio regista preferito è
senza ombra di dubbio Akira Kurosawa.
Ha
visto "Mulholland drive"?
Sì, e la prima volta che l'ho visto non l'ho capito! Uscito dal
cinema mi sembrava di aver appena sognato. Mi erano rimaste impresse
le immagini come dopo un sogno.
Quali
sono le barriere da superare per raggiungere una nuova cinematografia?
Non ne ho la minima idea. Forse potreste dirlo voi a me... L'unica cosa
che so è che se si mettono troppi elementi sperimentali si rischia
di restringere il pubblico.
Shinya
Tsukamoto
Nato
a Tokyo nel 1960, Shinya Tsukamoto è certamente uno dei cineasti
giapponesi più conosciuti nel mondo.
Sotto l'influenza delle serie televisive di supereroi come "Ultra
Man", comincia a girare i suoi primi film in 8mm fin dall'età
di 14 anni, film in cui traccia le linee principali di un universo pieno
di ossessioni: situazioni soffocanti, storie di fantasmi e incubi kafkiani
in cui gli esseri umani si tramutano in scarafaggi giganti.
Iscrittosi al liceo, sviluppa una forte passione per la pittura ad olio
e soprattutto per il teatro drammatico; questo fervido talento sfocerà
nel 1986 nella fondazione di una compagnia underground, il Teatro
"Kaiju" (teatro dei mostri marini), nel quale scrive, realizza
e interpreta molti lavori sperimentali.
All'inizio degli anni '80, Tsukamoto lavora in un'agenzia di pubblicità,
nella quale la sua ingegnosità visiva si mostra in tutte le sue
sfaccettature e raggiunge picchi altissimi. Parallelamente, la sua produzione
cinematografica (parecchi cortometraggi) comincia ad attirare l'attenzione
degli addetti ai lavori, come testimoniano le numerose selezioni per
il rinomato "Festival cinematografico sul Giappone contemporaneo".
Nel 1989 "Tetsuo: The Iron Man", il suo primo lungometraggio,
storia di un uomo d'affari giapponese che si trasforma in una creatura
metà umana e metà metallica, lo proietta di colpo sulla
scena internazionale, raccogliendo numerosi premi nei vari Festival
e acquisendo rapidamente lo status di indiscussa opera cult. Questo
film si distingue per lo stile personalissimo del regista, tra pratiche
sperimentali (animazione a passo uno, tagli bruschi e repentini, fotografia
sgranata, narrazione prorompente) e cultura popolare (situazioni incentrati
su mostri e supereroi, sequenze d'azione ispirate dai manga e dalle
storie poliziesche).
E' tuttavia il suo quarto film da regista, "Tokyo Fist" (1995)
- storia di un triangolo amoroso che ruota attorno a sadomasochismo,
piercing e gelosia - che consacra definitivamente Tsukamoto nel panorama
dei "wonder boys". "Bullet Ballet" (1998), in cui
recita anche la parte del protagonista - un produttore televisivo sconvolto
dal suicidio della fidanzata - è stato presentato al Festival
di Toronto.
Sceneggiatore, soggettista, produttore, operatore, montatore e attore
della maggior parte dei suoi film, Tsukamoto realizza sempre opere molto
coerenti. Ambientati nella Tokyo contemporanea (con una sola eccezione:
"Gemini", storia di due fratelli gemelli, uno dei quali ha
come unico obiettivo di vita la vendetta), i suoi film sviluppano tutti
le stesse tematiche: violenza della società giapponese contemporanea,
ri-analisi del concetto di integrità del corpo, rapporto dell'essere
umano con il mondo tecnologico. I protagonisti dei suoi film sono sempre
degli uomini comuni, ordinari, la cui vita piatta e banale viene ad
un tratto rimessa in gioco e sconvolta da intrusioni brutali.
Filmografia
al Settembre 2004
1975 - Kyodai gokiburi
monogatari (cm)
1976 - Donten
(cm)
1977 - Gigoku machi shoben geshuku ni te tonda yo (cm)
1978 - Shin-etsubasa (cm)
1979 - Hachisu no hana tobe (cm)
1986 - The Phantom of Regular Size (cm)
1987 - The Adventure of Denchu Kozo (cm)
1989 - Tetsuo: The Iron Man
1990 - Hiruko the Goblin
1992 - Testsuo II: Body Hammer
1995 - Tokyo Fist
1998 - Bullet Ballet
1999 - Gemini
2002 - A Snake of June
2004 - Vital
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