19 Febbraio 2003

Incontro con Shinya Tsukamoto

a cura di Fabio Greco


Vorrei iniziare dicendo che molti giornalisti europei, durante una proiezione del mio film "Tetsuo" in Giappone, sono letteralmente scappati. Si sono sentiti indignati e offesi. Devo ammettere che il mio scopo era di fare un film erotico, ma di sicuro non volevo offendere nessuno. Credo che solo una piccolissima fetta di pubblico abbia capito realmente cosa volessi esprimere.
Shinya Tsukamoto sul set di "Snake of June"Sono partito dalla semplice domanda: cosa rappresenta al meglio l'erotismo? La risposta è stata molto semplice: un oggetto duro attaccato al corpo! Poi, ho avuto l'illuminazione del ferro. Ho cominciato a creare senza pensarci troppo e più andavo avanti, più realizzavo e riflettevo su cosa fosse per me l'eros: per me l'eros è rappresentato dal rapporto tra la metropoli, cioè il ferro (i palazzi che si stagliano alti, le case, gli uffici), e il corpo. Credo che sia molto più eccitante questo rapporto che, ad esempio, l'immagine di Tarzan nella giungla con una donna seminuda vicino... Dopo aver trovato l'eros, sono venuti gli altri concetti: la tecnologia intesa come metropoli che sottomette gli individui. C'è una bipolarità: stress e amore. Amore perché la tecnologia ha permesso la crescita economica del Giappone, stress perché ci ha oppresso e se vengo oppresso l'unico desiderio che provo è quello di una tabula rasa, distruggere per creare qualcosa di migliore.
Per raccontare la storia di Tetsuo ho cercato di usare il modo più semplice che conoscessi, ho evitato di allargarla, dicendo semplicemente quello che sentivo e quello che osservavo. Devo ammettere che sono stato influenzato da "Videodrome" di Cronemberg e dal cyberpunk, infatti potrei affermare tranquillamente che Cronemberg sia il padre di "Tetsuo". Non ho difficoltà neanche nell'affermare che ispirazione mi è stata data da "Akira". Akira potrebbe essere un fratello maggiore educato!

Tetsuo: The Iron ManNei suoi film è spesso presente la mutazione, questo perché in lei c'è qualche postumo della bomba atomica?
No, non credo di averne piena coscienza. Credo che questo valga anche per chiunque altro crei questo tipo di storie. Non facciamo riferimento alla "bomba".

Il desiderio di distruzione presente nelle sue pellicole da cosa deriva?
Da piccolo ero abituato a giocare in campi senza costruzioni e forse deriva proprio da questo. Vorrei tornare a giocare in quei campi che non si trovano più.

Possiamo definire la sua violenza come catartica?
Forse sì. A Tokyo ho visto un impiegato ubriaco calciare un muro così forte che ho pensato che si fosse rotto una gamba. Avrebbe battuto anche uno Yakuza! A Tokyo sono tutti così stressati che se per caso non riesci a fare qualcosa, qualsiasi cosa, come prendere il biglietto della metro da una macchinetta automatica, chi sta in fila dietro di te comincia ad offenderti e a prenderti in giro!

Tetsuo IICome mai lei fa tutto da solo nei suoi film: scneggiatura, fotografia, montaggio e regia?
Ho iniziato da solo e mi sono abituato così. E' anche vero che mi interessano tutte le fasi della produzione.

Come mai ha optato per il cinema invece che per il fumetto?
Anche se la diffusione dei manga è enorme, ed io appartengo a quella generazione, ho preferito mescolare elementi manga nelle mie narrazioni filmiche. Mi riesce facile!

La sua regia cosa aggiunge alla storia che narra?
Aggiungo cose attinenti alla storia. Ad esempio nel mio ultimo film c'è la visione di un cerchio. L'ho aggiunto perché di solito la metropoli è quadrata e il cerchio rispecchia la natura. Infatti, quando nel film c'è il cerchio si vede sempre la natura.

Da cosa ha preso ispirazione per "A Snake of June"?
E' una storia d'amore che mi è venuta in mente tanti anni fa. L'ho tenuta con me e alla fine sono riuscito ad ampliarla. Questa è stata l'ispirazione.

Tokyo FistIn "A Snake of June" si ha la visione del cancro come un'escrescenza organica, cosa significa questo per lei?
Il tumore nella storia distrugge la famiglia. All'inizio porta verso il negativo ma poi diventa una chiave per la rinascita. In Giappone non facciamo molto caso alla morte, siamo abituati principalmente ad immagini di pace quindi cerco di vedere la morte nel miglior modo possibile anche se può risultare difficile.

E la sessualità?
Cerco di descrivere la situazione attuale di Tokyo!

Cosa pensa dell'avvento di Internet e della comunicazione che non avviene più tramite il corpo?
Finché Internet viene usato come strumento va bene, ma se si estremizza si esagera. E' vero, non comunichiamo più con il corpo ma con il cervello, e nel caso estremo potremmo diventare tutti come un enorme nido d'api, collegati non si sa da quale sostanza.

Secondo lei il digitale funziona?
Ho cominciato con l'8mm e ho sempre usato l'analogico, anche per il montaggio, e userei il digitale solamente per risparmiare tempo durante questa fase. Per il girato credo proprio di no, le immagini potrebbero perdere di valore. Bisogna analizzare i casi...

GeminiQuali sono i suoi registi e i film preferiti?
Sicuramente "Blade Runner" di Ridley Scott e "Taxi Driver" di Scorsese. In Giappone il mio regista preferito è senza ombra di dubbio Akira Kurosawa.

Ha visto "Mulholland drive"?
Sì, e la prima volta che l'ho visto non l'ho capito! Uscito dal cinema mi sembrava di aver appena sognato. Mi erano rimaste impresse le immagini come dopo un sogno.

Quali sono le barriere da superare per raggiungere una nuova cinematografia?
Non ne ho la minima idea. Forse potreste dirlo voi a me... L'unica cosa che so è che se si mettono troppi elementi sperimentali si rischia di restringere il pubblico.


Shinya Tsukamoto

Nato a Tokyo nel 1960, Shinya Tsukamoto è certamente uno dei cineasti giapponesi più conosciuti nel mondo.
Sotto l'influenza delle serie televisive di supereroi come "Ultra Man", comincia a girare i suoi primi film in 8mm fin dall'età di 14 anni, film in cui traccia le linee principali di un universo pieno di ossessioni: situazioni soffocanti, storie di fantasmi e incubi kafkiani in cui gli esseri umani si tramutano in scarafaggi giganti.
Iscrittosi al liceo, sviluppa una forte passione per la pittura ad olio e soprattutto per il teatro drammatico; questo fervido talento sfocerà nel 1986 nella fondazione di una compagnia underground, il Teatro "Kaiju" (teatro dei mostri marini), nel quale scrive, realizza e interpreta molti lavori sperimentali.
All'inizio degli anni '80, Tsukamoto lavora in un'agenzia di pubblicità, nella quale la sua ingegnosità visiva si mostra in tutte le sue sfaccettature e raggiunge picchi altissimi. Parallelamente, la sua produzione cinematografica (parecchi cortometraggi) comincia ad attirare l'attenzione degli addetti ai lavori, come testimoniano le numerose selezioni per il rinomato "Festival cinematografico sul Giappone contemporaneo".
Nel 1989 "Tetsuo: The Iron Man", il suo primo lungometraggio, storia di un uomo d'affari giapponese che si trasforma in una creatura metà umana e metà metallica, lo proietta di colpo sulla scena internazionale, raccogliendo numerosi premi nei vari Festival e acquisendo rapidamente lo status di indiscussa opera cult. Questo film si distingue per lo stile personalissimo del regista, tra pratiche sperimentali (animazione a passo uno, tagli bruschi e repentini, fotografia sgranata, narrazione prorompente) e cultura popolare (situazioni incentrati su mostri e supereroi, sequenze d'azione ispirate dai manga e dalle storie poliziesche).
E' tuttavia il suo quarto film da regista, "Tokyo Fist" (1995) - storia di un triangolo amoroso che ruota attorno a sadomasochismo, piercing e gelosia - che consacra definitivamente Tsukamoto nel panorama dei "wonder boys". "Bullet Ballet" (1998), in cui recita anche la parte del protagonista - un produttore televisivo sconvolto dal suicidio della fidanzata - è stato presentato al Festival di Toronto.
Sceneggiatore, soggettista, produttore, operatore, montatore e attore della maggior parte dei suoi film, Tsukamoto realizza sempre opere molto coerenti. Ambientati nella Tokyo contemporanea (con una sola eccezione: "Gemini", storia di due fratelli gemelli, uno dei quali ha come unico obiettivo di vita la vendetta), i suoi film sviluppano tutti le stesse tematiche: violenza della società giapponese contemporanea, ri-analisi del concetto di integrità del corpo, rapporto dell'essere umano con il mondo tecnologico. I protagonisti dei suoi film sono sempre degli uomini comuni, ordinari, la cui vita piatta e banale viene ad un tratto rimessa in gioco e sconvolta da intrusioni brutali.


Filmografia al Settembre 2004

1975 - Kyodai gokiburi monogatari (cm)
1976 - Donten (cm)
1977 - Gigoku machi shoben geshuku ni te tonda yo (cm)
1978 - Shin-etsubasa (cm)
1979 - Hachisu no hana tobe (cm)
1986 - The Phantom of Regular Size (cm)
1987 - The Adventure of Denchu Kozo (cm)
1989 - Tetsuo: The Iron Man
1990 - Hiruko the Goblin
1992 - Testsuo II: Body Hammer
1995 - Tokyo Fist
1998 - Bullet Ballet
1999 - Gemini
2002 - A Snake of June
2004 - Vital