Slevin
- Patto criminale
Incontro
con Paul McGuigan
a cura di Luciana Morelli
"Slevin"
è un noir, un gangster-movie che racchiude - estremizzandola
- tutta l'assurdità e la cattiveria della società occidentale.
E' per questo che è interessato a questo genere di film o c'è
dell'altro?
Nel mondo ci sono buoni e cattivi, ma questi ultimi sono senz'altro
più interessanti. Sono esagerati e grotteschi. Io poi sono scozzese,
so bene come funzionano questi meccanismi. E' per questo che il genere
riscuote successo presso il pubblico.
Spesso
questi film rappresentano forse più degli altri un esercizio
stilistico, con una fitta tessitura di dialoghi veloci e battute al
vetriolo sul senso della vita. Quanto era importante per lei che il
suo film non fosse banale sotto questo aspetto?
A prescindere dal genere, è sempre un bene che un film riesca
a stimolare lo spettatore e a farlo divertire. Per quel che riguarda
i dialoghi e tutto il resto, non ci siamo presi molto sul serio e abbiamo
esagerato, tutto è stato più spinto del solito, a partire
dal linguaggio usato fino alle scenografie. Ci siamo veramente sbizzarriti.
Ad un certo punto ci siamo accorti che tutti i personaggi parlavano
un po' allo stesso modo, e se per un istante abbiamo pensato che potesse
essere un difetto, alla fine del film ci siamo accorti del contrario.
Ci
sono molte citazioni e riferimenti nel film, da "007" a Hitchcock.
Quanto c'è in "Slevin" anche
di Tarantino e de "I
Soliti Sospetti"?
Questo non so dirvelo, non ho scritto io la sceneggiatura, ma posso
dirvi che non credo affatto che "Slevin"
sia simile a "I Soliti Sospetti"
- un film che personalmente considero ordinario a parte i 10 minuti
finali - e aggiungerei che i riferimenti che trovate nel film a mio
avviso sono più culturali che cinematografici. I gangster
esistono grazie al Cinema, altrimenti queste storie le conoscerebbero
in pochi.
Qual
è stato l'aspetto più stimolante per lei come regista,
nel realizzare un film così complesso come "Slevin"?
E' stato un lavoro molto complesso, girare e strutturare un film in
modo interessante stando attento a non portare mai lo spettatore fuori
strada è stato molto difficile. Ad un certo punto del film ci
si sente un attimo confusi ma è normale, è proprio quello
il punto di partenza vero della storia e il suo punto di forza. Il design
molto anni '70, le scenografie colorate e le musiche contribuiscono
poi ad aumentare il caos, ma poi tutto viene svelato con dovizia di
particolari.
Nel
film ci sono un bianco ebreo molto atipico e un nero rivali, e poi si
parla di gay. Sarebbe assurdo pensare che tutto ciò sia
casuale. E' stato divertente costruire il tutto intorno a questi personaggi
così particolari?
La cosa più divertente è stato trattare tutte le minoranze
razziali, religiose e sessuali allo stesso modo, cioè senza rispetto.
Il rabbino killer e il boss nero sono state due colpi di genio
dello sceneggiatore, senza dubbio.
Morgan
Freeman, Ben Kingsley, Josh Hartnett, Lucy Liu, Stanley Tucci e Bruce
Willis. Un cast eccezionale. Avete trovato difficoltà
a metterlo insieme?
Ci sono due modi per avere un cast come questo in un film: o
hai tanti soldi o hai una buona e solida sceneggiatura. Noi avevamo
solo la seconda, ma volevamo divertirci e i bravi attori non sono solo
in cerca di soldi, ma anche di buoni film. Vogliono che il regista li
diriga e che chiarisca da subito cosa vuole e come vuole che sia fatto.
Se non sai quello che vuoi loro lo capiscono subito, e per te è
finita.
Cosa
pensa di Bruce Willis e di questo suo ritorno in sordina, spesso in
piccoli ruoli di contorno cesellati sulla sua figura? Pensa che sia
solo invecchiato o che sia un'inevitabile trasformazione professionale?
Due anni fa, dopo aver visto il mio primo film "Gangster
N° 1", Bruce mi telefonò e mi chiese di incontrarlo.
Da quel giorno abbiamo sempre mantenuto i contatti, lavorato assieme
su sceneggiature e su personaggi ed ora finalmente abbiamo anche fatto
un film insieme. Lui è così, apprezza il cinema, guarda
i film e si innamora dei registi. Quello che vedete è il frutto
della sua lenta evoluzione professionale.
Uno
dei suoi prossimi progetti è il film "Four Knights",
che sappiamo coinvolgerà come protagonista Paul Bettany. Può
dirci qualcosa di più in proposito?
Attualmente siamo in fase di casting e Paul Bettany - uno dei
miei migliori amici - nel film sarà Enrico II. Sarà un
film storico ambientato nel 1170 e girato interamente in Scozia. Finalmente
tornerò nel mio Paese a girare un film, non lo faccio dal 1998,
anno in cui ho realizzato il mio primo film "The Acid House".
Percorsi
tematici
Slevin
- Patto criminale - di Paul McGuigan; con Josh Hartnett, Bruce
Willis, Lucy Liu, Morgan Freeman, Ben Kingsley.
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