I soliti sospetti
Cinque criminali che si trovano a passare la notte nella stessa cella vengono ingaggiati da uno sconosciuto per fare un grande colpo. Quattro muoiono, uno si salva e viene interrogato dalla polizia. Chi è la mente dietro il colpo? Chi è Keiser Soze? "I Soliti Sospetti" è un film la cui sceneggiatura si basa esclusivamente sui dialoghi. L'azione è praticamente inesistente, e l'idea di raccontarci la storia così come la evocano le parole di Verbal Kint porta il ritmo ad essere piuttosto lento. Ma proprio grazie a questa scelta il film risulta quasi ipnotico nel modo in cui cattura lo spettatore e lo stringe sempre più stretto nell'atmosfera voluta, con un gioco di incastri assolutamente perfetto. La sceneggiatura di McQuarrie è probabilmente una delle più intriganti degli ultimi anni, ma alla riuscita della pellicola non sono certo estranei gli ottimi attori.
Christopher McQuarrie aveva esordito nel 1993 scrivendo (insieme con il regista e con Michael Fest Douglas) l'interessante opera d'esordio di Singer, "Pubblic Access", ma è con questa sceneggiatura che esce dall'anonimato e dimostra tutto il suo genio. Un genio splendidamente sostenuto dallo stesso Singer, regista che non strafa e che permette al meccanismo ad orologeria ideato dall'amico di procedere senza intoppi. Anzi, riesce ad esaltarlo senza dare mai l'impressione di voler giocare sporco. Uno dei film più interessanti degli anni Novanta.
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