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Alberto Cassani, 14 Maggio 1998: Insopportabile |
Cecchi
Gori
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So
cosa hai fatto
di Jim Gillespie
“Lo
chiamano ‘Uncino’ perché è questo che ha al posto della
mano destra, e lo usa per colpire le coppiette che si appartano. [...]
Così la ragazza dice ‘Torniamo a casa, va bene?’, e il ragazzo
dice ‘Non ho paura di quel tipo’.[...] Così vanno avanti a pomiciare,
finché lei non sente un rumore, come qualcosa che gratta. Come
se qualcuno si aggirasse lì fuori. Sta pregando il ragazzo di
riportarla a casa. Lui dice di non aver sentito niente, ma lei da un’occhiata
nello specchietto retrovisore e ha l’impressione di aver visto qualcuno.
Così, alla fine, lui accende la macchina e sgomma via, perché
è arrabbiatissimo con lei. Arrivano a casa e il ragazzo gira
intorno all’auto per aprirle la portiera ma si blocca, pallido come
un cadavere. ‘Cosa c’è che non va?’. E lui sviene, lì
sul marciapiede. Lei esce di scatto e sente un rumore metallico. Si
gira e lì, appeso alla maniglia, c’è un uncino affilato!”.
Stephen King - “Danse Macabre”, 1981.
Con
“Scream” lo sceneggiatore Kevin Williamson
era diventato il nuovo astro nascente dell’horror USA. Con “Scream
2” è diventato una vera stella. Non so quanta responsabilità
abbia in questo “So cosa hai fatto”, perché la storia è
tratta dal romanzo di Lois Duncan, ma immagino tanta. Bene, ha fatto
una porcheria. L’idea di fondo è quella che Stephen King racconta
nel suo bel saggio sull’horror e definisce come “un semplice e brutale
classico dell’orrore”. Già, quindi si parte da una premessa non
certo originale; in più il tutto è sviluppato in maniera
mediocre, e il finale è uno dei più brutti di tutta la
storia del cinema.
In
pratica un gruppo di ragazzi (due coppie) la sera del 4 di Luglio investe
un uomo e lo uccide. Spaventati dalla prospettiva di venir accusati
di omicidio colposo decidono di nascondere il corpo gettandolo nel fiume.
Passa un anno. I quattro si sono separati, hanno preso strade diverse,
le coppie si sono rotte. Quando la protagonista torna in paese per le
vacanze è accolta da un biglietto anonimo: “So cosa hai fatto
l’estate scorsa”. Panico. Chi può essere il testimone? Come scoprirlo?
Come scappare? Dove scappare?
Perché
“Scream” era un capolavoro? Perché sapeva
miscelare alla perfezione l’horror puro con il “teen-ager movie” hanno
detto in molti. Certo, ma non solo: ti inchiodava alla sedia fin dall’inizio.
Ricordate come iniziava, vero? Drew Barrymore è in casa da sola
e riceve la telefonata di uno sconosciuto che prima gioca con lei, poi
la minaccia, fa fuori il suo ragazzo ed infine sgozza anche lei e la
appende ad un albero. Eccezionale. In “So cosa hai fatto” non c’è
niente di tutto questo. Né l’inizio al fulmicotone né
tantomeno i fiumi di sangue. Certo, questo non è necessariamente
un difetto, ma dato il risultato finale il sangue sarebbe almeno servito
per far contenti i fans dello splatter.
L’inizio
di “I Know What You Did Last Summer” è lento: passano dieci minuti
buoni prima che succeda qualcosa (l’incidente d’auto), dieci minuti
in cui scopriamo qualcosa (poco) dei quattro protagonisti. La cosa paradossale
è che quello che veniamo a sapere (Hellen vuole fare l’attrice,
Tommy è un alcolizzato) non conta praticamente nulla nel resto
del film. Le cose che vengono accennate nel prosieguo sono altre, ma
a noi sono, e restano, ignote (perché le due coppie si sono rotte?).
Ma allora, se si voleva far notare le differenze dei personaggi rispetto
“all’estate scorsa” non sarebbe stato meglio investire più tempo
all’inizio per presentarceli? O, ancora meglio, non si poteva iniziare
con la protagonista (una bravissima Jennifer Love Hewitt) che arriva
per le vacanze e mano a mano che accadono gli eventi rivediamo “l’estate
scorsa” in flashback? Non ha senso giocare con gli sviluppi dei personaggi
se il pubblico non sa cos’erano prima.
Conoscere
poco i protagonisti è una delle cose peggiori in un film, perché
in questo modo lo spettatore farà molta più fatica ad
interessarsi a loro, ad appassionarsi alle loro vicende. Esempio: quando
i ragazzi ricevono la prima lettera di minaccia pensano che questa arrivi
da un loro “amico”. Tommy lo minaccia ma non passa molto prima che questo
ragazzo venga ucciso. Non ce ne potrebbe fregare di meno! Non sappiamo
praticamente nulla di lui, facciamo fatica a ricordarci il suo nome,
figuriamoci se possiamo essere dispiaciuti per lui. E con i quattro
protagonisti le cose non cambiano di molto. Quando Tommy viene investito
e picchiato la nostra mente corre alle uniche due cose che sappiamo
di lui: è un ex-alcolista ed è manesco. Il nostro primo
pensiero è “Ha avuto ciò che si merita” (il nostro secondo
pensiero è “Come fa un reginetta di bellezza come Sarah Michelle
Gellar a stare con uno stronzo come lui?”, ma questa è un’altra
storia). Il film è costellato di personaggi secondari che sono
talmente secondari da sembrare invisibili. Peggio: inutili. In effetti
così come sono, sono veramente inutili, ma se fossero stati più
caratterizzati, più “vivi” avrebbero aiutato tantissimo alla
costruzione del film. Per tornare alla scena iniziale di “Scream” ci
sentiamo colpiti dalla morte di Drew Barrymore non solo per la potenza
visiva della scena, ma anche e soprattutto perché nel dialogo
telefonico che ha avuto con l’assassino ci ha rivelato diverse cose
di sé stessa, più di quante tutto questo film ci riveli
sui suoi protagonisti. In “So cosa hai fatto”, poi, i personaggi tendono
anche a comportarsi in maniera stupida. Posso capire che in una situazione
del genere si tendi a strafare e straparlare, ma qui si passa il limite:
i quattro protagonisti si comportano come dei bambinetti, non certo
come dei diciannovenni, non certo come delle persone che hanno ucciso
un uomo e ne hanno nascosto il cadavere.
Una
delle cose che i critici e i veri appassionati di horror avevano apprezzato
in “Scream” erano tutte quelle citazioni, quei
riferimenti a classici del genere, riferimenti seri (le regole per sopravvivere
in un film horror) e meno seri (“Sembra di essere in un film di Wes
Carpenter”). In questo film Williamson tralascia questo aspetto per
la maggior parte del tempo, e quando se ne ricorda non dimostra la stessa
efficacia (“Dovremmo avere un piano, la Signora in Giallo ne ha sempre
uno”). Anzi, in alcuni casi pare rifarsi fin troppo agli stereotipi
del genere, come nel caso della sorella della vittima che vive in una
casa abbandonata ed è sull’orlo della pazzia. Ci sono alcune
cose interessanti, un paio di idee carine, tipo la ghiacciaia sulla
nave, ma sono troppo poche per rendere “So cosa hai fatto” un film riuscito.
Ho
scritto poco fa che Jennifer Love Hewitt è molto brava, ma non
è che la sua parte sia gran che impegnativa. Nelle poche scene
“serie” dimostra grande decisione, facendo capire perché è
lei il personaggio principale, ma nel resto del film non ha molto altro
da fare se non correre e urlare. La Hewitt è un’attrice di estrazione
televisiva (“Party of five - Cinque in famiglia”, in cui non ho mai
avuto occasione di vederla), così come Sarah Michelle Gellar,
che è la star di uno dei più seguiti telefilm d’America:
“Buffy the Vampire Slayer”, che purtroppo non è ancora arrivato
da noi, e probabilmente mai ci arriverà. Gli altri protagonisti
(Freddie Prinze Jr e Ryan Phillippe) sono praticamente degli sconosciuti.
Mettere insieme un gruppo di attori giovani, senza molta esperienza
ma dalle grandi prospettive può far ottenere buoni risultati
ma può anche finire per creare un sacco di problemi. Sul set
di “Giovani streghe” c’erano tre delle giovani attrici migliori degli
Stati Uniti: Neve Campbell, Fairuza Balk e Robin Tunney. È stata
una lotta continua dal primo all’ultimo giorno di lavorazione, tra di
loro si era creata una rivalità eccessiva. Nel caso di “So cosa
hai fatto” c’era troppa differenza di talento, e di nome, tra le due
ragazze e i due ragazzi, ma la loro scarsa esperienza non deve aver
aiutato molto nella creazione di personaggi convincenti.
La
regia è affidata allo scozzese Jim Gillespie, qui al suo primo
film, che in alcuni momenti mi ha fatto sperare che possa essere anche
il suo ultimo. All’inizio ho avuto l’impressione che Gillespie pensasse
che un regista esordiente per farsi notare debba impressionare il pubblico
con inquadrature complicate e movimenti di macchina virtuosistici. Tutto
sommato condivido questa idea, ma il fatto è che Gillespie non
è riuscito nel suo intento (se questo era) e anzi ha contribuito
non poco alla confusione che regna nel film. La prima inquadratura,
una lunga ripresa del mare da un elicottero che si conclude con un primo
piano del protagonista, è perfetta per far accomodare lo spettatore
in poltrona, il problema è che da qui alla fine non c’è
più una sola inquadratura che ottenga lo stesso effetto. In diversi
casi, anzi, la regia contribuisce a far perdere efficacia alle scene
d’azione. La scena della ghiacciaia di cui scrivevo sopra è assolutamente
sprecata in un’inquadratura confusa e troppo breve. Gillespie ha fatto
la scelta di non mostrare da vicino gli omicidi, di non buttare sangue
in faccia agli spettatori, ma non è riuscito a creare della tensione
“vera”, dei momenti in cui lo spettatore è portato a trattenere
il fiato. I pochi balzi sulla poltrona sono dovuti a colpi assolutamente
inaspettati, e purtroppo anche assolutamente ingiustificati.
Insomma,
sono uscito dalla sala con l’amaro in bocca, chiedendomi come questo
film possa avere avuto successo in patria. Non sono riuscito a darmi
una risposta, ma una cosa è certa: non aspetterò il seguito
di questo “So cosa hai fatto” come sto aspettando il
seguito di “Scream”.
Quando
uccidi un uomo, assicurati che sia morto!
Titolo:
So cosa hai fatto (I Know What You Did Last Summer)
Regia:
Jim Gillespie
Sceneggiatura:
Kevin Williamson
Fotografia:
Dennis Crossan
Interpreti:
Jennifer Love Hewitt, Sarah Michelle Gellar, Ryan Phillippe, Freddie
Prinze Jr, Bridgette Wilson, Anne Heche, Johnny Galecki, Muse Watson,
Stuart Greer, J. Don Ferguson, Deborah Hobart, Mary McMillan, Rasool
J'Han, Dan Albright, Lynda Clark, Shea Broom, John Bennes, Jennifer
Bland, William Neely, Jonathan Quint, Richard Dale Miller
Nazionalità:
USA, 1997
Durata:
1h. 40'
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