Alberto Cassani, 14 Maggio 1998: Insopportabile
Cecchi Gori

So cosa hai fatto

di Jim Gillespie


“Lo chiamano ‘Uncino’ perché è questo che ha al posto della mano destra, e lo usa per colpire le coppiette che si appartano. [...] Così la ragazza dice ‘Torniamo a casa, va bene?’, e il ragazzo dice ‘Non ho paura di quel tipo’.[...] Così vanno avanti a pomiciare, finché lei non sente un rumore, come qualcosa che gratta. Come se qualcuno si aggirasse lì fuori. Sta pregando il ragazzo di riportarla a casa. Lui dice di non aver sentito niente, ma lei da un’occhiata nello specchietto retrovisore e ha l’impressione di aver visto qualcuno. Così, alla fine, lui accende la macchina e sgomma via, perché è arrabbiatissimo con lei. Arrivano a casa e il ragazzo gira intorno all’auto per aprirle la portiera ma si blocca, pallido come un cadavere. ‘Cosa c’è che non va?’. E lui sviene, lì sul marciapiede. Lei esce di scatto e sente un rumore metallico. Si gira e lì, appeso alla maniglia, c’è un uncino affilato!”.
     Stephen King - “Danse Macabre”, 1981.

Ryan Phillippe, Jennifer Love Hewitt e Sarah Michelle GellarCon “Scream” lo sceneggiatore Kevin Williamson era diventato il nuovo astro nascente dell’horror USA. Con “Scream 2” è diventato una vera stella. Non so quanta responsabilità abbia in questo “So cosa hai fatto”, perché la storia è tratta dal romanzo di Lois Duncan, ma immagino tanta. Bene, ha fatto una porcheria. L’idea di fondo è quella che Stephen King racconta nel suo bel saggio sull’horror e definisce come “un semplice e brutale classico dell’orrore”. Già, quindi si parte da una premessa non certo originale; in più il tutto è sviluppato in maniera mediocre, e il finale è uno dei più brutti di tutta la storia del cinema.

In pratica un gruppo di ragazzi (due coppie) la sera del 4 di Luglio investe un uomo e lo uccide. Spaventati dalla prospettiva di venir accusati di omicidio colposo decidono di nascondere il corpo gettandolo nel fiume. Passa un anno. I quattro si sono separati, hanno preso strade diverse, le coppie si sono rotte. Quando la protagonista torna in paese per le vacanze è accolta da un biglietto anonimo: “So cosa hai fatto l’estate scorsa”. Panico. Chi può essere il testimone? Come scoprirlo? Come scappare? Dove scappare?

Jennifer Love HewittPerché “Scream” era un capolavoro? Perché sapeva miscelare alla perfezione l’horror puro con il “teen-ager movie” hanno detto in molti. Certo, ma non solo: ti inchiodava alla sedia fin dall’inizio. Ricordate come iniziava, vero? Drew Barrymore è in casa da sola e riceve la telefonata di uno sconosciuto che prima gioca con lei, poi la minaccia, fa fuori il suo ragazzo ed infine sgozza anche lei e la appende ad un albero. Eccezionale. In “So cosa hai fatto” non c’è niente di tutto questo. Né l’inizio al fulmicotone né tantomeno i fiumi di sangue. Certo, questo non è necessariamente un difetto, ma dato il risultato finale il sangue sarebbe almeno servito per far contenti i fans dello splatter.

L’inizio di “I Know What You Did Last Summer” è lento: passano dieci minuti buoni prima che succeda qualcosa (l’incidente d’auto), dieci minuti in cui scopriamo qualcosa (poco) dei quattro protagonisti. La cosa paradossale è che quello che veniamo a sapere (Hellen vuole fare l’attrice, Tommy è un alcolizzato) non conta praticamente nulla nel resto del film. Le cose che vengono accennate nel prosieguo sono altre, ma a noi sono, e restano, ignote (perché le due coppie si sono rotte?). Ma allora, se si voleva far notare le differenze dei personaggi rispetto “all’estate scorsa” non sarebbe stato meglio investire più tempo all’inizio per presentarceli? O, ancora meglio, non si poteva iniziare con la protagonista (una bravissima Jennifer Love Hewitt) che arriva per le vacanze e mano a mano che accadono gli eventi rivediamo “l’estate scorsa” in flashback? Non ha senso giocare con gli sviluppi dei personaggi se il pubblico non sa cos’erano prima.
Freddie Prinze, jr.Conoscere poco i protagonisti è una delle cose peggiori in un film, perché in questo modo lo spettatore farà molta più fatica ad interessarsi a loro, ad appassionarsi alle loro vicende. Esempio: quando i ragazzi ricevono la prima lettera di minaccia pensano che questa arrivi da un loro “amico”. Tommy lo minaccia ma non passa molto prima che questo ragazzo venga ucciso. Non ce ne potrebbe fregare di meno! Non sappiamo praticamente nulla di lui, facciamo fatica a ricordarci il suo nome, figuriamoci se possiamo essere dispiaciuti per lui. E con i quattro protagonisti le cose non cambiano di molto. Quando Tommy viene investito e picchiato la nostra mente corre alle uniche due cose che sappiamo di lui: è un ex-alcolista ed è manesco. Il nostro primo pensiero è “Ha avuto ciò che si merita” (il nostro secondo pensiero è “Come fa un reginetta di bellezza come Sarah Michelle Gellar a stare con uno stronzo come lui?”, ma questa è un’altra storia). Il film è costellato di personaggi secondari che sono talmente secondari da sembrare invisibili. Peggio: inutili. In effetti così come sono, sono veramente inutili, ma se fossero stati più caratterizzati, più “vivi” avrebbero aiutato tantissimo alla costruzione del film. Per tornare alla scena iniziale di “Scream” ci sentiamo colpiti dalla morte di Drew Barrymore non solo per la potenza visiva della scena, ma anche e soprattutto perché nel dialogo telefonico che ha avuto con l’assassino ci ha rivelato diverse cose di sé stessa, più di quante tutto questo film ci riveli sui suoi protagonisti. In “So cosa hai fatto”, poi, i personaggi tendono anche a comportarsi in maniera stupida. Posso capire che in una situazione del genere si tendi a strafare e straparlare, ma qui si passa il limite: i quattro protagonisti si comportano come dei bambinetti, non certo come dei diciannovenni, non certo come delle persone che hanno ucciso un uomo e ne hanno nascosto il cadavere.

Sarah Michelle GellarUna delle cose che i critici e i veri appassionati di horror avevano apprezzato in “Scream” erano tutte quelle citazioni, quei riferimenti a classici del genere, riferimenti seri (le regole per sopravvivere in un film horror) e meno seri (“Sembra di essere in un film di Wes Carpenter”). In questo film Williamson tralascia questo aspetto per la maggior parte del tempo, e quando se ne ricorda non dimostra la stessa efficacia (“Dovremmo avere un piano, la Signora in Giallo ne ha sempre uno”). Anzi, in alcuni casi pare rifarsi fin troppo agli stereotipi del genere, come nel caso della sorella della vittima che vive in una casa abbandonata ed è sull’orlo della pazzia. Ci sono alcune cose interessanti, un paio di idee carine, tipo la ghiacciaia sulla nave, ma sono troppo poche per rendere “So cosa hai fatto” un film riuscito.

Jennifer Love HewittHo scritto poco fa che Jennifer Love Hewitt è molto brava, ma non è che la sua parte sia gran che impegnativa. Nelle poche scene “serie” dimostra grande decisione, facendo capire perché è lei il personaggio principale, ma nel resto del film non ha molto altro da fare se non correre e urlare. La Hewitt è un’attrice di estrazione televisiva (“Party of five - Cinque in famiglia”, in cui non ho mai avuto occasione di vederla), così come Sarah Michelle Gellar, che è la star di uno dei più seguiti telefilm d’America: “Buffy the Vampire Slayer”, che purtroppo non è ancora arrivato da noi, e probabilmente mai ci arriverà. Gli altri protagonisti (Freddie Prinze Jr e Ryan Phillippe) sono praticamente degli sconosciuti. Mettere insieme un gruppo di attori giovani, senza molta esperienza ma dalle grandi prospettive può far ottenere buoni risultati ma può anche finire per creare un sacco di problemi. Sul set di “Giovani streghe” c’erano tre delle giovani attrici migliori degli Stati Uniti: Neve Campbell, Fairuza Balk e Robin Tunney. È stata una lotta continua dal primo all’ultimo giorno di lavorazione, tra di loro si era creata una rivalità eccessiva. Nel caso di “So cosa hai fatto” c’era troppa differenza di talento, e di nome, tra le due ragazze e i due ragazzi, ma la loro scarsa esperienza non deve aver aiutato molto nella creazione di personaggi convincenti.

Jennifer Love HewittLa regia è affidata allo scozzese Jim Gillespie, qui al suo primo film, che in alcuni momenti mi ha fatto sperare che possa essere anche il suo ultimo. All’inizio ho avuto l’impressione che Gillespie pensasse che un regista esordiente per farsi notare debba impressionare il pubblico con inquadrature complicate e movimenti di macchina virtuosistici. Tutto sommato condivido questa idea, ma il fatto è che Gillespie non è riuscito nel suo intento (se questo era) e anzi ha contribuito non poco alla confusione che regna nel film. La prima inquadratura, una lunga ripresa del mare da un elicottero che si conclude con un primo piano del protagonista, è perfetta per far accomodare lo spettatore in poltrona, il problema è che da qui alla fine non c’è più una sola inquadratura che ottenga lo stesso effetto. In diversi casi, anzi, la regia contribuisce a far perdere efficacia alle scene d’azione. La scena della ghiacciaia di cui scrivevo sopra è assolutamente sprecata in un’inquadratura confusa e troppo breve. Gillespie ha fatto la scelta di non mostrare da vicino gli omicidi, di non buttare sangue in faccia agli spettatori, ma non è riuscito a creare della tensione “vera”, dei momenti in cui lo spettatore è portato a trattenere il fiato. I pochi balzi sulla poltrona sono dovuti a colpi assolutamente inaspettati, e purtroppo anche assolutamente ingiustificati.

Insomma, sono uscito dalla sala con l’amaro in bocca, chiedendomi come questo film possa avere avuto successo in patria. Non sono riuscito a darmi una risposta, ma una cosa è certa: non aspetterò il seguito di questo “So cosa hai fatto” come sto aspettando il seguito di “Scream”.

Quando uccidi un uomo, assicurati che sia morto!


La locandinaTitolo: So cosa hai fatto (I Know What You Did Last Summer)
Regia: Jim Gillespie
Sceneggiatura: Kevin Williamson
Fotografia: Dennis Crossan
Interpreti: Jennifer Love Hewitt, Sarah Michelle Gellar, Ryan Phillippe, Freddie Prinze Jr, Bridgette Wilson, Anne Heche, Johnny Galecki, Muse Watson, Stuart Greer, J. Don Ferguson, Deborah Hobart, Mary McMillan, Rasool J'Han, Dan Albright, Lynda Clark, Shea Broom, John Bennes, Jennifer Bland, William Neely, Jonathan Quint, Richard Dale Miller
Nazionalità: USA, 1997
Durata: 1h. 40'