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Tommaso Tocci, 30 Marzo 2005: Incompiuto |
Columbia,
25 Marzo 2005
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Suspect
Zero
di E. Elias Merhige
Agli
improbabili strilli da locandina siamo ormai tutti abituati. A volte
fanno sorridere, a volte irritare, ma sono una costante, specialmente
affibbiati a certi film di genere (commediole, horror o, come
in questo caso, thriller). L'occhio smaliziato, quindi, non fa
più neanche caso a quei mucchietti di caratteri sotto al titolo;
talvolta però è il film stesso a riproporti il confronto,
il più delle volte in negativo.
In
"Suspect Zero" non c'è niente che lo spettatore possa
trovare inaspettato, e di per sé non è neanche un male:
rispettare i codici del genere è cosa buona e giusta, dato che
i punti d'interesse si possono trovare anche lontano dalla misera successione
di eventi. Questo film è uno di quei casi in cui sul piatto dell'interesse
non c'è molto a fare da contrappeso al macigno di una vicenda
come tante altre, dal "Silenzio degli Innocenti" a "Seven"
(questo per ricalcare la suddetta locandina, ma magari i referenti fossero
così pochi e così meritevoli...), giocata sul legame tra
il poliziotto e l'assassino (o presunto tale), sull'inevitabile flashback
del protagonista e del passato trauma da riscattare, sull'indagine e
sui delitti.
L'elemento
che dovrebbe essere distintivo è nel serial killer, che
colpisce secondo uno schema non pre-ordinato, assolutamente a caso,
spostandosi per il paese. Da questa teoria deriva, oltre al titolo del
film, l'inevitabile difficoltà dell'FBI nel seguire le tracce
del cattivo; per uscire dall'impasse sarà determinante
uno speciale potere psichico che permette "visioni remote"
e che si scoprirà essere stato oggetto di un corso d'addestramento
all'interno dell'FBI negli scorsi decenni.
Nient'altro che uno shining, cui il regista si premura di non
far mancare l'adeguata presenza filmica, causa di dolore per il suo
portatore quanto per lo spettatore in sala, costretto a ridondanti inserti
"visionari" che sfilacciano la storia in più punti.
Eppure
non mancavano i guizzi: l'ambientazione rurale, extraurbana, teatro
delle indagini e simbolo dell'esilio cui è costretto il protagonista,
possiede un gustoso sapore retrò. In particolare la scenografia
iniziale dell'ufficio governativo sembra uscire direttamente dagli anni
'70, generando un effetto di straniamento molto azzeccato. Anche la
rappresentazione dei delitti del serial killer è quantomeno
funzionale al concetto di base del "suspect zero": l'immagine
è quella di un camion che percorre scenari di normalità,
svelando con il suo passaggio il delitto compiuto; biciclette abbandonate,
palloni che rotolano senza padroni. La spersonalizzazione del Male,
come ce l'aveva mostrata Fritz Lang nel "Mostro di Dusseldorf",
si unisce all'inquietudine del Caso, generando un'entità che
rimane a lungo ai margini del film e che si muove "come un cancro",
colpendo dove capita.
Risollevare
il film è però compito arduo. Neanche un ottimo Ben Kingsley
ci riesce, pur riuscendo a dare un tono superiore ad ogni scena che
lo vede protagonista. Dall'altra parte, un Aaron Eckhart ancora troppo
comprimario per un ruolo da protagonista, e una Carrie-Anne Moss del
tutto impalpabile, appena abbozzata (difetto questo non esclusivo del
suo personaggio, ma relativo a un po' tutti gli elementi narrativi).
Il
consiglio è di dare retta alla locandina, ma al contrario. Segnatevi
i titoli che di volta in volta dovrebbero essere surclassati dal film
pubblicizzato e andate a guardarvi quelli. Nel caso specifico, se non
ne potete più del dolorante Brad Pitt di "Seven",
ripescare perle come "Manhunter"
può essere la scelta giusta.
Titolo:
Suspect Zero (Id.)
Regia:
E. Elias Merhige
Sceneggiatura:
Zak Penn, Billy Ray
Fotografia:
Michael Chapman
Interpreti:
Aaron Eckhart, Ben Kingsley, Carrie-Anne Moss, Harry J. Lennix, Kevin
Chamberlin, Julian Reyes, Keith Campbell, Chloe Russell, Ellen Blake,
William B. Johnson, Jerry Gardner, Daniel Patrick Moriarty, Curtis Plagge,
Nicole DeHuff, William Mapother, Donn Owens, Brady Coleman, Frank Collison,
Catherine Haun, Lea Franklin, Lea Franklin
Nazionalità:
USA, 2004
Durata:
1h. 39'
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