Gennaio
2006
Pubblicato su "If" #15, Marzo 2006 |
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Errol
Flynn & Burt Lancaster
Cappa,
spada e cialtroneria
di Alberto Cassani
"Il
corsaro della Giamaica" è un film diretto da James Goldstone
nel 1976 e interpretato da Robert Shaw, James Earl Jones, Peter Boyle
e Geneviève Bujold. Il titolo originale è "Swashbuckler",
un termine di difficile traduzione che fin dal XVI secolo identifica
quegli avventurieri fanfaroni che durante i duelli si fanno sentire
più con la bocca che non con la spada, a meno di non colpire
volontariamente con quest'ultima lo scudo dell'avversario solo per far
scena. Il cinema d'avventura ci ha proposto innumerevoli versioni di
questo tipo di personaggio, presentandocelo per lo più vestito
con abiti sgargianti, protagonista di duelli coreografati come balletti
e spesso circondato da femmine vogliose quasi fosse una versione marinaresca
dei cowboy di Louis L'Amour. Due attori in particolare sono stati
l'impersonificazione dello swashbuckler non solo sullo schermo
ma anche nella vita reale, ben prima dell'arrivo
di Johnny Depp.
Il
rompiscatole
Quattro
erano le cose che Errol Flynn amava di più, nella vita: le donne,
il mare, i libri e far girare le scatole agli altri... In effetti, Flynn
aveva molto in comune con i personaggi che interpretava al cinema: era
un filibustiere di quelli veri, uno che aveva avuto una vita davvero
avventurosa ma l'aveva sempre vissuta divertendosi come se stesse giocando.
Nato nel 1909 in Tasmania da un biologo marino e dalla discendente di
un ammutinato del Bounty, Flynn scappa di casa all'età di 15
anni dopo essere stato espulso da tutte le scuole a cui i genitori l'avevano
iscritto in Australia e in Inghilterra. Lavora come commesso presso
uno spedizioniere di Sydney, poi viaggia fino alla Nuova Guinea per
provare a fare il cercatore d'oro. Si compra una piantagione di tabacco
ma ci perde una fortuna prima di partire per combattere in Oriente come
mercenario e finire per fare mille piccoli lavori in giro per il mondo,
senza riuscire a conservarne nessuno per più di qualche mese.
Nel 1933, tornato in Australia, si imbatte in un produttore che vede
in lui la bellezza di una star del cinema e gli offre il primo
ruolo della sua carriera. Entusiasta del lavoro dell'attore, Flynn si
trasferisce in Inghilterra e per il successivo anno e mezzo recita a
teatro con la Northampton Repertory Company. È nuovamente grazie
al suo look che ottiene un contratto con la filiale inglese della
Warner Bros. e conquista il suo primo ruolo da protagonista prima di
trasferirsi ad Hollywood.
Pirati
dei Caraibi
Per
provare a contrastare la produzione MGM de "La tragedia del Bounty"
con Clark Gable e Charles Laughton, nel 1935 la Warner decise di realizzare
una nuova versione cinematografica del romanzo
di Rafael Sabatini "Capitan Blood". A dirigerla viene chiamato
Michael Curtiz, mentre del cast fanno parte l'allora diciannovenne
Olivia de Havilland e Basil Rathbone. Il ruolo del protagonista è
affidato a Robert Donat, che l'anno precedente era stato un convincente
Conte di Montecristo. Il primo giorno delle riprese, però, Donat
non si presenta sul set, adducendo problemi di salute. Dovendo
trovare un sostituto in tutta fretta, la Warner decide di affidare il
ruolo ad uno sconosciuto. Ascoltando il suggerimento della sua ex moglie,
l'attrice francese Lili Damita, Curtiz fa ai produttori il nome del
secondo marito della donna. Dopo due apparizioni statunitensi in piccoli
ruoli di supporto, per il ventiseienne Errol Flynn è la gloria.
Il
personaggio del dottor Peter Blood è perfetto per Flynn, che
ha modo di mettere in mostra le sue doti atletiche così come
il fisico prestante e l'attraente viso (seppur allora privo dei caratteristici
baffetti). Il film racconta di un ex soldato di fortuna inglese divenuto
chirurgo, che nel 1685 viene spedito in Giamaica con una condanna ai
lavori forzati per aver curato un soldato ribelle. Approfittando di
un raid spagnolo nella città dove sono rinchiusi, i prigionieri
riescono a fuggire rubando addirittura un galeone spagnolo e diventando
i più temuti pirati dei Caraibi grazie al coraggio e alla determinazione
del formidabile Capitan Blood. Ma si tratta di pirati alla Robin Hood,
che rubano ai ricchi per dare ai poveri, ed è quindi comprensibile
che nel momento del bisogno siano pronti a combattere i francesi per
l'onore di Sua Maestà la Regina d'Inghilterra.
L'efficacia
della pellicola sta tutta nella mano decisa con cui Curtiz ha guidato
la produzione, ma il carisma di Flynn è innegabile e il suo entusiasmo
evidente. Il suo personaggio è sfrontato quanto lo è lui
sul set (famosi sono gli scherzi che fece ad Olivia de Havilland,
arrivando anche ad infilarle un serpente morto nella gonna), ma è
tutto il film ad avere un marcia diversa dai film di pirati precedenti.
Ai personaggi della pellicola piace davvero ciò che fanno, si
divertono (e ci divertono) con le loro evoluzioni. Il capitano Blood
è un duro che affronta il pericolo col sorriso sulle labbra,
che non risparmia commenti cinici ma neanche baci e abbracci alla bella
di turno (e al suo luogotenente, suggeriscono alcuni dialoghi). A conti
fatti, nonostante le pellicole di Douglas Fairbanks risalenti all'epoca
del muto, è giusto considerare "Capitan
Blood" come il capostipite del filone degli swashbuckler.
Nella
foresta di Sherwood
Secondo
Jack Warner, Erroll Flynn sullo schermo poteva solo fare a botte o fare
l'amore. In effetti, ben di rado Flynn fece qualcos'altro, sostanzialmente
perfezionando il personaggio di Blood - e perfezionando lo stesso sotto-genere
degli swashbuckler con altre due memorabili pellicole.
Tre
anni dopo "Capitan Blood", Michael
Curtiz si trova nuovamente a dirigere il terzetto Flynn-de Havilland-Rathbone,
con l'aggiunta di Claude Rains, ne "La leggenda di Robin Hood".
Uno dei primi film girati in Technicolor, tant'è che le prime
riprese furono dirette dal più esperto William Keighley, "La
leggenda di Robin Hood" è in pratica una serie di cortometraggi
che raccontano le diverse avventure di Robin e dei suoi allegri compari.
La messa in scena è di gran lunga più complessa della
sceneggiatura, mostrandoci un mondo ai limiti del credibile ma ben oltre
i limiti del cinema di allora. Ogni elemento filmico si sposa alla perfezione
con gli altri, ma come già "in Capitan Blood" anche
qui è la figura di Errol Flynn ad emergere e dare spessore alla
pellicola.
Flynn
non è mai stato considerato un bravo attore, ma la realtà
è che nessun attore avrebbe mai potuto interpretare i suoi ruoli
in maniera altrettanto convincente. In fondo, questo è lo stesso
Robin Hood che Mel Brooks prese in giro cinquant'anni dopo... Flynn
riesce ad essere duro e guascone senza mai sembrare ridicolo nonostante
la calzamaglia (e stavolta senza doppi sensi nei dialoghi). La cosa
notevole della sua recitazione, come ha fatto notare il critico Matthew
Foster, è che non si ha l'impressione che Errol Flynn si stia
divertendo: si ha l'impressione che Robin Hood si stia divertendo.
E non è cosa da poco.
Al
di là delle sequenze classiche che magari i lettori più
giovani ricordano grazie a versioni successive della stessa storia,
come il torneo di tiro con l'arco o la lotta con Little John sui tronchi,
il duello tra Robin e il Sir Guy di Rathbone è ancora oggi una
delle sequenze più esaltanti cui uno spettatore cinematografico
possa assistere. Nel suo complesso il film mette insieme perfettamente
commedia, avventura e sentimento, miscelandoli al giusto ritmo. Probabilmente
il miglior swashbucler di sempre.
Lo
sparviero del mare
Al
di là del titolo, nulla lega il romanzo di Rafael Sabatini del
1915 con il film interpretato da Errol Flynn nel
1940. Lo sparviero di Sabatini raccontava la storia di un gentiluomo
della Cornovaglia che, tradito dal fratello, si aggrega ad una banda
di pirati per cercar vendetta. Lo sparviero di Flynn è quasi
una biografia del pirata Francis Drake adattata per gli anni della Seconda
Guerra Mondiale, in cui la Regina Elisabetta dà ad un pirata
l'incarico di contrastare l'Invincibile Armada spagnola, perché
"l'ambizione di un solo uomo minaccia il mondo intero".
Diretto
per l'ennesima volta da Michael Curtiz, Flynn combatte per la Regina
come per il divertimento, lungo 127 minuti di avventura che suonano
come una melodia già sentita ma eseguita (quasi) alla perfezione.
Rispetto a "Capitan Blood", stavolta
la Warner ha messo a disposizione del regista delle vere navi invece
che dei modellini, e la battaglia con cui il film si apre ne guadagna
notevolmente. Il fatto che la pellicola sia in bianco e nero, in modo
da poter riutilizzare sequenze di repertorio, va un po' a discapito
della buona riuscita dell'aspetto visivo ma la fotografia è sempre
eccellente e i duelli - per l'ennesima volta sottolineati dalla musica
di uno dei migliori compositori cinematografici di tutti i tempi, Erich
Korngold - sono come sempre ottimi. È il personaggio di Errol
Flynn ad essere diverso: non è più un ragazzo che viaggia
per mare, ma un uomo adulto che ha la capacità e l'esperienza
di comandare un manipolo di bucanieri. È un adulto, come adulto
è il film, un film più drammatico dei precedenti, com'è
ovvio aspettarsi da una pellicola prodotta in tempo di guerra.
Lo
stesso Errol Flynn combatté di lì ad un paio d'anni la
sua guerra personale, quando dovette difendersi dalle accuse di stupro
mosse da due minorenni. In perenne lotta con l'alcool e da sempre vulnerabile
al fascino delle donne, Flynn fu assolto con formula piena ed uscì
dal processo con ancora maggiori simpatie da parte del pubblico rispetto
a prima. Passò poco, però, prima che cominciasse a soccombere
alle droghe e all'alcool, finendo per avere anche gravi problemi economici.
La sua stella, una delle più brillanti della Hollywood degli
anni Trenta e Quaranta, si spense alla stessa velocità con cui
Errol Flynn aveva vissuto la sua vita, dandogli solo un ultimo barlume
di grandezza con l'hemingwaiano "Il sole sorgerà
ancora".
Un
trapezista in calzoni viola
Proprio
quando Errol Flynn stava cadendo in disgrazia, il suo naturale successore
si stava facendo strada nel rutilante mondo del cinema. In realtà
sarebbe ingiusto relegare Burt Lancaster al ruolo di simpatica canaglia
da film d'avventura, avendo lui saputo districarsi alla perfezione tra
le rigide fila imposte dai produttori di Hollywood. Non c'è dubbio,
però, che i suoi ruoli in film come "La leggenda dell'arciere
di fuoco" e "Il corsaro dell'Isola Verde" abbiano dato
nuova vita al personaggio del pirata guascone tanto caro ai fan
di Errol Flynn.
Nato
ad East Harlem ma cresciuto ad Hell's Kitchen, da bambino Lancaster
rimane folgorato dalla visione de "Il segno di Zorro" con
Douglas Fairbanks, tanto da decidere di intraprendere la carriera di
acrobata. Insieme all'amico Nick Cravat si esibisce per diec'anni come
trapezista nel circo dei fratelli Kay prima di dover smettere a causa
di un infortunio al polso. Arrivato per caso al mondo del cinema subito
dopo la Seconda Guerra Mondiale, diventa una star prima ancora
di sviluppare reale interesse per la recitazione ("Un giorno mi
sono svegliato, ed ero una star. Ero terrorizzato, così
mi sono messo a lavorare per diventare un attore"), ma è
quando mostra sullo schermo le proprie doti acrobatiche che lascia davvero
a bocca aperta gli spettatori.
Prodotto
dallo stesso attore e diretto da Jacques Tourneur nel 1950, "La
leggenda dall'arciere di fuoco" è ambientato nella Lombardia
del XII secolo, dove il giovane arciere Dardo Bartoli cerca con l'aiuto
di un gruppo di ribelli di strappare sua moglie e suo figlio dalle grinfie
del despota tedesco che li ha rapiti. Se all'inizio del film Dardo è
cinico e triste, quando comincia a menar le mani da vita ad un turbinio
di scene d'azione che danno a Lancaster e al suo vecchio amico Cravat
la possibilità di divertirsi facendo ciò che hanno fatto
a lungo da ragazzi, e la cosa è talmente evidente da essere contagiosa.
Le situazioni in cui i personaggi si infilano sono ben architettate
e il film finisce per essere un vero inno alla gioia.
L'anno
successivo, la coppia Lancaster-Cravat si riunisce ne "I dieci
della legione" prima di ritrovarsi nuovamente per un film che è
certamente più una commedia che un film di pirati. Dotato di
gran ritmo grazie al sorprendente lavoro di Robert Siodmak, regista
che nel decennio precedente aveva diretto ottimi thriller, "Il
corsaro dell'Isola Verde" è un appassionato revival
degli stilemi del genere realizzato col massimo della serietà
ma senza prendersi troppo sul serio. La storia del pirata che combatte
il perfido Barone per conquistare il cuore della donna di cui è
innamorato non è niente di straordinario, ma le scene comiche
sono perfettamente riuscite e quelle d'azione sono talmente caricate
da sembrar uscite da un cartone animato, e i brillanti colori del Technicolor
accentuano quest'impressione.
Pur
conservando il carattere sbruffone del personaggio proposto da Errol
Flynn, appare chiaro come nei suoi film d'avventura Lancaster si rifaccia
in realtà più alle interpretazioni del suo idolo Fairbanks,
dando maggior importanza alla propria fisicità rispetto alle
reali necessità del personaggio o del film, accentuando così
sia la carica umoristica delle pellicole che la propria immagine. Ma
poteva permetterselo, perché come disse il regista John Frankenheimer,
«nessuno sullo schermo ha mai avuto l'impatto visivo che aveva
Burt Lancaster nel "Corsaro dell'Isola Verde"».
Percorsi
tematici
Capitan
Blood - di Michael Curtiz; con Errol Flynn, Olivia de Havilland,
Basil Rathbone.
Lo sparviero del mare - di Michael Curtiz;
con Errol Flynn, Brenda Marshall, Claude Rains.
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