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Luciana
Morelli, 1 Luglio 2005: Malinconico |
Mikado,
1 Luglio 2005
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La
sposa siriana
di Eran Riklis
Mona
sta per sposarsi con Tallel, un attore siriano di telefilm che finora
ha sempre solo visto in Tv. Per lei questo sarà però anche
il giorno più triste, perché una volta oltrepassato il
confine tra Siria e Israele non potrà mai più rivedere
la sua famiglia. Il Golan, luogo in cui sono nati e cresciuti lei e
i suoi fratelli, è infatti una terra di confine occupata dagli
israeliani sin dal 1967. Il giorno del suo matrimonio sarà per
tutti loro un giorno lunghissimo, che segnerà per sempre le loro
vite.
Le
alture del Golan hanno offerto al regista ed alla sceneggiatrice di
questo film la possibilità di raccontare una realtà che
in pochi conoscono, quella del popolo druso che abita queste terre polverose
al confine tra Israele, Siria e Libano. Una vita 'circoscritta' da fili
spinati, recinti, occupazioni militari e manifestazioni di protesta;
una terra da cui molti fuggono per non farvi più ritorno. Dopo
tre anni di viaggi e di esperienze vissute sul posto, il regista Eran
Riklis e la sceneggiatrice israelo-palestinese Suha Arraf (ex-giornalista
al suo esordio cinematografico) hanno deciso di dar vita ad una storia
che racchiudesse un po' tutti gli aspetti più importanti di questa
loro esperienza.
"La
sposa siriana" infatti ha come punto centrale il matrimonio tra
Mona e Tallel ma usa questo pretesto per raccontarci storie di ordinaria
burocrazia e quell'intima sofferenza di chi si sente dimenticato dal
suo dio e vive ai confini di tante realtà senza poterne vivere
una appieno. La condizione delle donne che non vogliono arrendersi al
loro destino, per esempio; la particolare situazione di quelle famiglie
che hanno visto i figli partire contro il loro volere per stabilirsi
in luoghi lontanissimi dopo aver sposato donne occidentali; o ancora
ex-combattenti che, rinnegando la loro condizione di 'rilasciati sulla
parola', continuano attivamente a manifestare contro il governo occupante.
Insomma, ancora una volta storie di ordinaria intolleranza e di ingiustizia
che in Medio Oriente sono - purtroppo - una realtà concreta e
indiscutibile.
Una
co-produzione israelo-franco-tedesca per un film che definiremmo molto
più europeo che mediorientale, una storia ironica e amara capace
di commuovere ed allo stesso tempo di far sorridere raccontata in maniera
seria con rara maestria, senza particolari eccessi e con una grande
umanità. Quello che più ci è piaciuto di questo
film è stato il suo equilibrio, la sua perfetta armonia tra protesta
e documentario, equilibrio tra lingue, tradizioni, modi di pensare ed
atteggiamenti nei confronti della vita. C'è chi si arrende, chi
si compiange e chi combatte per i propri diritti ma l'unica vera salvezza
per tutti è sapere di poter contare sulla propria famiglia, persone
che nel bene e nel male saranno sempre dalla tua parte, qualsiasi decisione
si sia costretti a prendere.
Vincitore a Locarno 2004 del Premio del Pubblico.
Titolo:
La sposa siriana (The Syrian Bride)
Regia:
Eran Riklis
Sceneggiatura:
Susha Arraf, Eran Riklis
Fotografia:
Michael Wiesweg
Interpreti:
Hiam Abbas, Makram J. Khoury, Clara Khoury, Ashraf Barhoum, Eyad Sheety,
Evelyne Kaplun, Julie-Anne Roth, Adnad Trabshi, Marlene Bajjali, Uri
Gabriel, Alon Dahan, Robert Hoenig, Derar Sliman, Ranin Boulos, Hanna
Abou-Manneh, Nprman Issa, Loutof Nousser, Maisra Masri, Imad Jabrin,
Ali Slima
Nazionalità:
Israele - Francia - Germania, 2004
Durata:
1h. 37'
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