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Emanuele
Rauco, 23 Ottobre 2008: Fiabesco |
Inedito
in Italia
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Tahan
di Santosh Sivan
In
India, più che in altre realtà cinematograficamente consolidate,
si vive il contrasto tra industria e cinema come arte: Bollywood, la
mecca asiatica del cinema popolare, piena di amore canti e balli contro
il cinema d'impegno, neorealistico, che parte da Ray e arriva fino ai
tempi nostri, tempi in cui i registi di Bollywood cercano di aprirsi
anche carriere parallele. Il
caso emblematico è quello di Santosh Sivan, giunto al successo
con due pellicole diversissime come il dramma politico "The Terrorist"
e il kolossal epico-storico "Asoka"
(acclamato a Venezia) e, come una sorta di Spielberg, ormai dedito a
rimpallarsi tra progetti industriali per il grande mercato e film più
personali. Giunto al suo nono film, prova la via di mezzo, rimanendo
comunque lontano dai codici bollywoodiani ma cercando di mescolare il
racconto infantile con la realtà politica. Ne esce un film tutto
sommato piacevole.
Tahaan
vive con la mamma muta e i nonni, dopo la sparizione del papà.
Affezionatissimo al suo asino Birbal lo segue per tutte le montagne
del Kashmir quando questo viene comprato da un gruppo di persone. L'avventura
si mischierà con gli spettri della guerra.
Scritta
dal regista con Ritesh Menon e Paul Hardart, una fiaba dalle venature
realistiche, un tipico film di formazione, in formato esportazione,
che guarda al mito del rapporto tra l'uomo e l'animale (senza sapere
chi è più bestia dei due) cercando di inserirvi anche
la realtà.
Tutto
girato sulle gelide e fascinose montagne innevate di una regione costante
teatro di guerre e guerriglie, il film mette in scena la tenacia e la
purezza d'animo di un bambino che incontra la povertà, la miseria
e la guerra, la cui tenacia nel cercare di tornare in possesso di ciò
che gli appartiene fa il paio con la credulità di fonte alle
promesse di un terrorista e diventa una sorta di metafora di una realtà
in cui l'ingenuità e la menzogna sono facce della stessa, povera
medaglia. Sivan, anche direttore di una fotografia leccata e curatore
dei bei titoli di testa pittorici, realizza un film con l'impianto di
antico racconto popolare che si sposa e si sporca con gli orrori contemporanei,
incerto forse nella confezione, ma abbastanza furbo da usare la musica
(di Taufique Qureshi) come alleggerimento comico e da concludere con
un finale facile e conciliante.
Costruito
canonicamente ma in modo attento, il racconto non perde quasi mai colpi
e difetta semplicemente nel non trovare una strada sicura tra fascino
della magia e oscurità del dramma, bivio che la regia non sa
- o forse non vuole - sciogliere, scegliendo i mezzi più accattivanti
per comunicare col pubblico (ralenti, controluce, soggettive
dell'asino) ma facendoli convivere con ritmi lunghi, a tratti ripetitivi,
raramente tesi.
Un
film commerciale che aspira all'autorialità (ma in realtà
sembra di più il contrario) e che sembra mettere - paradossalmente
- il fattore umano in secondo piano, affidando a macchiette e personaggi
sterili il compito di fare da spalle al vispo Purav Bhandare e al suo
amico a quattro zampe. Cinema infantile, presentato nella sezione Alice
nella città del Festival di Roma 2008, ma non bambinesco, naïf
e scaltro, ma anche di una certa sincerità e simpatia, cui forse
avrebbe giovato di più una ribalta come quella, meno dispersiva,
del Giffoni Film Festival.
Titolo:
Tahaan
Regia:
Santosh Sivan
Sceneggiatura:
Santosh Sivan, Ritesh Menon, Paul Hardart
Fotografia:
Santosh Sivan
Interpreti:
Victor Banerjee, Purav Bhandare, Rahul Bose, Ankush Dubey, Rasika Dugal,
Rahul Khanna, Anupam Kher, Sana Shaikh, Dheirya Sonecha
Nazionalità:
India, 2008
Durata:
1h. 45'
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