|
Tommaso
Tocci, 7 Settembre 2005: Claudicante |
Medusa,
14 Ottobre 2005
|
Texas
di Fausto Paravidino
Messa
agli atti la sfiducia mista a fastidio riservata al cinema italiano,
non solo ai Festival, fanno riflettere le orecchie drizzate alla comparsa
di giovani autori, inconsciamente investiti della responsabilità
di liberarci dal male dei soliti noti.
Avvisaglie di questo tipo si percepivano parlando di "Texas",
opera prima del giovane Fausto Paravidino presentato nella sezione "Orizzonti"
della 62a Mostra del Cinema di Venezia. Paravidino è un apprezzato
autore teatrale di soli 29 anni, e il suo debutto cinematografico si
è improvvisamente caricato di una serie di aspettative ingiustificate
che, alla fine dei conti, fanno male soprattutto al suo film.
"Texas",
ben lungi dall'essere un'opera rivoluzionaria, ci parla della vita in
un piccolo centro piemontese, lontano dalla città ma anche dal
paesino campagnolo, vissuto sull'idea dell'autostrada, che unisce distanze
lontane e dilata lo spazio delle frequentazioni. Protagonisti sono i
giovani e i loro sabati di divertimento distruttivo (proprio tre serate
scandiscono il tempo della storia), ma Paravidino sceglie di includere
nel suo paesaggio texano anche le generazioni precedenti; Valeria Golino
e il marito sono un fragile chiodo intermedio, quarantenni vasi di coccio
schiacciati tra i ragazzi e gli anziani (il vecchio partigiano, il candidato
sindaco leghistoide).
La
verticalità scelta da Paravidino è ciò che funziona
meglio, visto che le storie dei ragazzi da soli sono agghiaccianti,
piene di figure parossistiche senza alcun margine di esistenza, né
reale né fittizio. Non basta la condizione socio-urbanistica
a giustificare tali macchiette, nonostante il vuoto pneumatico sia ciò
accompagna lo spunto del titolo. Il non-luogo abitato dai protagonisti
è incapace di avere una caratterizzazione propria, si aggrappa
ad una suggestione globalizzata. Il Piemonte è in Texas, o a
New York, ma non importa. Paravidino, sostenitore di una letteratura
del reale, non svilisce la tematica nel dialogo, ricercando un realismo
del quotidiano che spesso aggira i nuclei narrativi.
Quanto
a idee di regia, Paravidino non vola basso. Oltre alle manipolazioni
di durata e frequenza, maneggiati con cognizione di causa, ci sono delle
improvvise tendenze al virtuosismo che a volte funzionano (il montaggio
della prima serata, quando Cinzia se ne va in macchina) e a volte lasciano
interdetti (split-screen multipli a forma di bolla per mostrare
tutti i personaggi durante una festa).
Si dovrebbe
quindi lodare il coraggio di un giovane autore, anche nel fallire. Coraggio
che in molti non hanno riconosciuto al direttore del Festival, che non
ha incluso "Texas" in concorso (ne è nata una mini
querelle con il produttore Procacci della Fandango), e che ci
riporta dritti alle problematiche aspettative che rischiavano di intrappolare
Paravidino. Bisognerà ovviamente aspettare altri film per dirimere
la questione, nel frattempo limitiamoci ad annotare con ottimismo che
le speranze sono buone. Moderatamente.
Titolo:
Texas
Regia:
Fausto Paravidino
Sceneggiatura:
Fausto Paravidino, Iris Fusetti, Carlo Orlando
Fotografia:
Gherardo Rossi
Interpreti:
Fausto Paravidino, Riccardo Scamarcio, Valeria Golino, Carlo Orlando,
Iris Fusetti, Valerio Binasco, Teco Celio, Alessia Bellotto, Gloria
Sapio, Eugenio Spineto, Katy Markannen, Valeria Sabel, Francesco Pizzo,
Nicola Colajanni, Pierluigi Pasino, Roberta Andreoni, Simone Gandolfo,
Davide Lorino, Egidio Sonsino, Federico Bonato, Matteo Lombardi
Nazionalità:
Italia, 2005
Durata:
1h. 44'
|