|
Alberto Cassani, 19 Luglio 1998: Interessante |
Uip
|
The
Truman Show
di Peter Weir 
“La
televisione è quella cosa che renderà tutti (quasi tutti)
famosi per quindici minuti.”
Andy Warhol.
Essere
una star ha i suoi difetti, ma esserlo e non saperlo è ancora
peggio, perché non se ne hanno neanche i vantaggi. Ma... E se
quello che ci circonda fosse tutta una bugia? E non nel senso che gli
alieni ci controllano, nascosti nei panni di qualche potentissimo miliardario
americano, ma nel senso che il mondo in cui viviamo non sia altro che
un enorme set televisivo. E se gli altri ci stessero osservando
senza che ce ne accorgiamo? Il giorno in cui siamo venuti al mondo,
quello in cui abbiamo fatto il nostro primo passo, quello in cui abbiamo
perso il nostro primo dentino... Tutto controllato, tutto finto. Oddio,
il dolore per la perdita del dentino era vero, ma tutto il resto era
finto. Comprese le persone che ci circondano: tutti attori pagati, persino
nostra moglie prende un extra ogni volta che assolve ai doveri coniugali.
Una cosa, però, nessuno potrà controllare: la nostra voglia
di vivere. Di vivere una vita vera.
Il
film comincia al giorno 10.909 della vita di Truman Burbank, la star
del più seguito show del mondo. All'inizio c'era una sola telecamera,
nell’utero della madre. Ora, dopo quasi 30 anni di trasmissione ininterrotta,
si tocca quota 5.000. Ci sono telecamere infilate ovunque: nel temperamatite,
dietro il frontalino dell'autoradio, nel bidone della spazzatura del
vicino di casa... Dappertutto, in modo da non perdere neanche un momento
della “vita” di Truman (tranne quelli spinti, si vede solo il vento
nelle tende). Il set in cui Truman “vive” è, dopo la Grande Muraglia,
la seconda opera dell'uomo visibile dallo spazio (in realtà la
Grande Muraglia non si vede, dallo spazio, ma non ha importanza). È
stato costruito esattamente dietro le colline di Hollywood, ed è
in grado di simulare perfettamente ogni momento della giornata ed ogni
situazione climatica. Il sogno di ogni produttore cinematografico.
Smalltown,
USA, è la classica cittadina della provincia americana in cui
vivono i classici americani. Questa Smalltown, Seahaven, si trova su
un’isola, il che dovrebbe impedire a Truman di andarsene. Solo che,
per quanto ci si possa stare attenti, gli incidenti accadono sempre,
specialmente su un set televisivo. Può capitare che un riflettore
cada, che una comparsa faccia casino, oppure che un mitomane voglia
salutare la mamma in diretta TV. Ma in uno show come questo, che si
presta a critiche e attacchi da parte di chiunque per il basso contenuto
morale dell’idea portante, può anche capitare che si infiltri
qualcuno che vuole avvisare Truman di ciò che sta succedendo
veramente. Per uno come lui, che quando alle elementari la maestra chiedeva
“cosa vuoi fare da grande?” rispondeva “l’esploratore”, è estremamente
frustrante essere confinato su quella squallida isoletta, anche se il
(finto) giornale locale la definisce “il posto più bello del
mondo”. Un amore giovanile lo porta a voler emigrare alle isole Fidji
(“Non puoi andare più lontano prima di cominciare a tornare indietro”,
splendida), sarebbe pronto a mollare tutto per farlo, ma in un modo
o nell’altro non ci riesce mai. In un modo o nell'altro il regista riesce
sempre ad impedirglielo. Ma la nuvoletta fantozziana che fa piovere
solo su di lui, le persone che passano continuamente davanti a casa
sua per poi girare l’angolo e tornare indietro lo spingono ad architettare
la fuga, perché persino lui capisce che non sono esattamente
cose normali.
Jim
Carrey vuole cambiare faccia agli occhi del pubblico, vuole smetterla
di fare la parte del cretino ed essere paragonato, dai giornalisti europei,
a Jerry Lewis (anche perché il picchiatello in patria è
ritenuto pura immondizia). Il pubblico non l'aveva seguito ne “Il rompiscatole”
(più perché era un brutto film che perché alla
gente non piacesse quel Jim Carrey), ha centrato l’obiettivo con questo.
Più perché è un bel film che perché lui
sia bravo. Certo, Carrey è bravo: in ogni momento, in ogni situazione,
è perfetto; ma come spesso accade pregi e difetti di un film
vanno al di là dei semplici attori. Il cast non è certo
pieno di grandi nomi, ma non ce n'era nessun bisogno, perché
l’unico personaggio che conta veramente è Truman. È davvero
il Truman Show. Lo show di Truman e del suo creatore, Cristof, che non
a caso è interpretato da Ed Harris. Non c’è bisogno di
altri grandi attori che distraggano il pubblico: solo Truman (e Cristof,
dopo un’ora di film) contano. Harris è molto convincente nella
parte dell’ “autore” televisivo che si crede un artista, si muove con
una grande maestria in quella immensa sala regia, gli basta una leggera
smorfia, un piccolo movimento, per trasmetterci esattamente le sue emozioni.
Un grande attore al lavoro.
E
un grande regista al lavoro. Parlo di quello vero, di Peter Weir. Si
tende a ricordarlo soprattutto per “L’attimo fuggente”, ma quando ancora
era in Australia aveva già saputo dimostrare tutta la sua bravura
col suo primo film, “Picnic ad Hanging Rock”, per poi riconfermarsi
in quel di Hollywood con “Witness”. In questo caso ha avuto grande libertà
nell’adattare la sceneggiatura di Andrew Niccol (non bellissima, ma
l'idea...) alle proprie esigenze ed alle proprie idee, ed e' stato bravissimo
a narrarci la storia dal punto di vista dal punto di vista di Truman,
permettendoci così di entrare nel suo mondo, per poi, solo nell’ultima
mezz’ora, farci vedere in che modo Cristof ne controlla la vita. Una
cosa, però, trovo sbagliata: nella prima versione la storia era
ambientata a New York. Weir l’ha voluta spostare in una classica “Smalltown”.
Per quanto la cosa sarebbe probabilmente sembrata troppo irreale (come
controllare tutti? Come costruire un set realistico?) la faccenda si
sarebbe anche fatta terribilmente più intrigante.
Insomma,
un bel film con un’idea grandiosa alle spalle, diretto e interpretato
bene, ma che non riesce ad entrare nel cuore dello spettatore nella
sua interezza. Forse la colpa è proprio dell'ambientazione, forse
è di tutte le domande a cui non da risposta (cosa succede adesso?),
chissà.
Accettiamo
il mondo così come ci viene presentato.
Percorsi
tematici
Dick
& Jane - Operazione furto - di Dean Parisot; con Jim Carrey,
Téa Leoni.
Una settimana da Dio - di Tom Shadyac; con
Jim Carrey, Morgan Freeman, Jennifer Aniston.
Master
& Commander - Sfida ai confini del mare - di Peter Weir; con
Russell Crowe, Paul Bettany.
Titolo:
The Truman Show
Regia:
Peter Weir
Sceneggiatura:
Andrew Niccol
Fotografia:
Peter Biziou
Interpreti:
Jim Carrey, Ed Harris, Laura Linney, Natascha McElhone, Noah Emmerich,
Brian Delate, Paul Giamatti, Harry Shearer, Holland Taylor, Blair Slater,
Peter Krause, Heidi Schanz, Ted Raymond, Judy Clayton, Fritz Dominique,
Angel Schmiedt, Muriel Moore, Mal Jones, Judson Vaughn, Earl Hilliard
Jr, David Andrew Nash, Jim Towers, Antoni Corone
Nazionalità:
USA, 1998
Durata:
1h. 43'
|